Il nome dei nuovi gruppi parlamentari formati da deputati e senatori finiani è "Futuro e libertà per l'Italia. Lo si apprende da alcuni deputati vicini al presidente di Montecitorio e confermato dal sito di Generazione Italia. Intanto sembra esseri assestato a 33 , almeno per ora, il numero dei deputati aderenti al nuovo gruppo di Gianfranco Fini. Ecco l’elenco: Ruben, Ronchi, Lamorte, Buongiorno, Scalia, Lo Presti, Perina, Granata, Briguglio, Giorgio Conte, Bellotti, Polidori, Moffa, Tremaglia, Urso, Menia, Consolo, Angeli, Sbai, Paglia, Raisi, Bocchino, Barbareschi, Siliquini, Della Vedova, Napoli, Proietti, Di Biagio, Patarino, Cosenza, Divella, Barbaro, Bonfiglio. Quanto al capogruppo, sarà stabilito dalla prima riunione del gruppo. Intanto il rappresentante del neonato gruppo dovrebbe essere Giorgio Conte.
La crisi del Pdl arriva in aula alla Camera - Il capogruppo Fabrizio Cicchitto che "sfiducia" il presidente Gianfranco Fini, e le opposizioni, a partire dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha chiesto che il premier Berlusconi venga a chiarire in Parlamento. Intanto c'è attesa per la replica di Fini, all'indomani della rottura con Berlusconi. Alle ore 15, presso l'Hotel Minerva a Roma, il presidente della Camera farà una dichiarazione alla stampa.
L'attacco di Bersani - All'inizio dei lavori dell'Assemblea di Montecitorio, i deputati del Pd si sono presentati al completo, in un'aula vuota visto che non erano previste votazioni. Bersani ha incalzato Berlusconi: "Non si pensi che è agosto e che si vada a finire a tarallucci e vino. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento", visto che la crisi dentro al Pdl "é insanabile". "E per cortesia - ha aggiunto - non ci venga propinato l'antico rito che 'e successo ma non è successo, il motore è rotto ma la macchina va". Il Paese non ha questi tempi, ha altre esigenze". Anche l'Udc, con Angelo Compagnon, e l'Idv con Carlo Monai, hanno fatto un'analoga richiesta a Berlusconi.
Immediata la controreplica di Cicchitto - "Certamente si è aperta una questione seria all'interno del Pdl, ma non ci sono ragioni perché il presidente del Consiglio venga a riferire in Parlamento", perché "la maggioranza che sostiene il governo c'é ed è salda". Il capogruppo del Pdl è quindi passato al contrattacco, mettendo sul banco degli imputati Fini: "Si è aperto tra noi un confronto politico serio e serrato in cui si mette in discussione il rapporto nel Pdl tra noi e Gianfranco Fini. E' venuto meno il rapporto che si era acceso quando lo abbiamo eletto presidente della Camera e siamo davanti ad una questione politica, ad un dato su cui Fini deve riflettere".
Il Pd difende Fini - "Il presidente della Camera è di tutti - ha detto Bersani - anche di quelli che non lo hanno votato". E Franceschini ha ricordato che "il Presidente della Camera, dal momento della sua elezione, è il presidente di tutti, anche di chi non lo ha votato, e non può essere sfiduciato in base alla Costituzione". Il braccio di ferro non si è chiuso così. Il Pd si è iscritto in massa nella discussione generali su due decreti (quello sulla Tirrena e quello sull'energia), cosa che implicherà una contromossa della maggioranza per assicurarne l'approvazione.
Preoccupazione anche sul Colle - Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non nasconde l'attenzione speciale che dedica a queste ore di tensione che potrebbero sfociare in una crisi di governo. Per ora dal Colle non arrivano prese di posizione, Napolitano ha fatto sapere di considerare l'attuale situazione "non fisiologica" dal punto di vista politico e di aspettarsi nella giornata odierna importanti chiarificazioni sul futuro del governo. Ma a patto che Berlusconi mantenga la parola data, e vada a parlare con il capo dello Stato presentando contemporaneamente il nuovo ministro dello Sviluppo economico, dopo le dimissioni e la condanna di Brancher.
Oggi conferenza stampa dei dissidenti - In questo quadro di guerra intestina nella giornata odierna è attesa la conferenza stampa del gruppo dissidente dei Finiani. I quali dicono di avere già raccolto 34 firme alla Camera e almeno una dozzina al Senato, tanto basta per aprire gruppi autonomi e allargare la crepa all'interno del partito. Insomma, Gianfranco Fini è l'uomo del giorno, sarà lui a parlare, dopo aver sibilato, già nella serata di giovedì: "Ora Berlusconi e i suoi dovranno trattare su tutto". Sempre nelle stesse ore Berlusconi continuava a spendere parole di rassicurazione sul futuro del Pdl e sulla tenuta del governo. Ma si è aperto un nuovo capitolo di una storia politica ancora tutta da scrivere.
Berlusconi: "Il governo non cambia" - Il premier, dunque, non ha dedicato lo spazio del cdm alla situazione politica. Tuttavia, a margine della riunione dell'escutivo, ha voluto rassicurare Andrea Ronchi, ribadendo il concetto già espresso quando, annunciando alla stampa la rottura con Fini, aveva spiegato che sulla permanenza dei finiani al governo avrebbe deciso il governo, ma per quanto lo riguardava personalmente non avrebbe avuto difficoltà a continuare la collaborazione con i "validi ministri" finiani. Poi ha assicurato che il governo è solido e che altrettanto solida è la sua maggioranza.
Il dito medio di Bossi - "Speriamo che tutti e due usino cervello e cuore" ha detto Bossi entrando a palazzo Chigi. il ministro Bossi non ha però voluto rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se le elezioni anticipate sono vicine. Come già fatto nelle settimane scorse si è limitato a rispondere alzando il dito medio.
30 luglio 2010
Redazione Tiscali