Consumato il
divorzio tra Fini e Berlusconi, l’Italia attende ora di vedere come fondatore e cofondatore del Pdl si spartiranno le spoglie di un sodalizio durato, fra alti e bassi,
17 anni. Il futuro equilibrio del governo è
questione di numeri: di deputati e senatori da contare uno per uno ad ogni votazione. Quanti finiani resteranno fedeli al presidente della Camera, e quanti si lasceranno convincere dal presidente del Consiglio, lo sapremo nelle prossime settimane. Oggi non c’è testata giornalistica che non si misuri con lo strappo tra Fini e il Cavaliere. Da quello di Mauro a quello di Feltri, da Folli a Belpietro passando per Concita De Gregorio, gli editoriali dei maggiori quotidiani nazionali sono tutti dedicati a ciò che è destinato a restare uno degli eventi più forti della politica italiana.
Ezio Mauro: “L’ora della Libertà” - Per il direttore di Repubblica l’elemento che ha causato l’implosione dello stesso Pdl è stato quello della legalità: “Perché la legalità è come una bomba nel mondo chiuso del Cavaliere, dove vigono piuttosto la protezione della setta, l'omertà del clan, il vincolo di servitù reciproca di chi conosce le colpe individuali e il destino comune di ricattabilità perpetua. Trasformando la legalità in politica, Fini ha scelto il terreno più proficuo per mettere psicologicamente e moralmente in minoranza la potenza del premier”. Per Mauro il confronto tra i due leader è in realtà quello tra due culture “una tutta prassi, imperio e comando, l'altra alla ricerca di uno spazio costituzionale, europeo e occidentale anche a destra”. Insomma due mondi “che non potevano più convivere”. Ma secondo il direttore, il premier si illude di poter fare a meno dei finiani mentre “questi ultimi tre mesi dimostrano che i numeri dei dissidenti sono sufficienti già oggi per farlo ballare a piacimento alla Camera, e domani al Senato. Fini…, ogni volta che vorrà, manderà a bagno il Cavaliere, nelle acque per lui meno salutari: la legalità, la moralità, la libertà d'informazione, l'economia, il federalismo e inevitabilmente il sistema televisivo, con il controllo totale della Rai da parte del padrone di Mediaset”.
Massimo Franco: “La deflagrazione” - Per l’editorialista del Corsera più che un divorzio fra due leader, è stato di un “licenziamento. Il modo brutale col quale Silvio Berlusconi espelle di fatto Gianfranco Fini dal Pdl riflette la concezione che il Cavaliere ha del partito”. Ma per Franco la guerra che si è scatenata nel Pdl avrà molteplici effetti perché “il documento approvato ieri sera dall'Ufficio di presidenza promette una guerra in due tempi. La prima, forse, è già stata vinta dal capo del governo. L'altra, più insidiosa, comincia oggi e punta a far dimettere Fini dalla presidenza della Camera”. È quindi invitabile che “la scomunica” decisa dal premier indebolisca Fini esponendolo “a un'offensiva parlamentare e a una campagna di fango della quale si vedono già le prime tracce”, vedi le accuse mosse dal Giornale di Feltri a proposito di “una strana casa monegasca”.
Concita De Gregorio: “Le domande semplici” - Anche la direttrice dell’Unità si preoccupa per la campagna di fango che attende il presidente della Camera. Per lei “il Pdl si sfarina in un clima di congiure e di complotti, coi giornali di famiglia del Cavaliere impegnati a cercare nelle vite private dei ‘nemici’ la pagliuzza che faccia dimenticare le travi in casa propria”. Ma la De Gregori punta tutto il suo editoriale sulla necessità di farsi domande: quelle che dovrebbe farsi l’opinione pubblica, spettatrice di un governo allo sbando, e quelle che “fanno solo alcuni magistrati e pochissimi giornalisti subito oggetto della successiva aggressione”.
Vittorio Feltri: “Un po’ di pace aiuterà il governo a fare meglio” - La vignetta del quotidiano della famiglia Berlusconi non potrebbe essere più esplicita, col premier a cavallo di una bottiglia di champagne che spara in aria il tappo-Fini. Ma anche con il titolo d’apertura che lascia poco spazio alle interpretazioni: “Colpo di grazia. Fini fatto fuori da Berlusconi'. Il Giornale di Vittorio Feltri “festeggia” la rottura tra il Cavaliere e il presidente della Camera col direttore che scrive: "Deo gratias. Salvo contrordini, sempre possibili nel Popolo delle libertà, Gianfranco Fini dovrà fare le valigie e sloggiare dal partito". Berlusconi, dopo "discussioni e liti" "numerose, stucchevoli e plateali" tanto da dare "la certezza e non solo la sensazione che il Pdl fosse una gabbia di matti", ha ora "deciso dopo aver tentennato di far fuori Fini". Un "addio, non un arrivederci". "L'incidente politico", aggiunge, è "talmente grave da scoraggiare una visione ottimistica del futuro di Fini e dei suoi più accaniti sostenitori". Sostenitori che peraltro "hanno già anticipato che se col cuore si schiereranno accanto al loro vecchio condottiero, con la testa e col voto staranno con Berlusconi. Quindi - conclude Feltri - il governo non cadrà".
Stefano Folli: “Una vittoria di Pirro per il premier” - Per l’editorialiste del Sole 24 ore, il premier rischia, e con la cacciata di Fini mette a segno, "una vittoria di Pirro", con un gesto le cui conseguenze "farà bene a non sottovalutare". Per Folli “è tutto da dimostrare infatti che ne verrà qualcosa di positivo per la stabilità e l'azione di governo”. Il giornalista si chiede quindi “quanti andranno a costituire il gruppo autonomo (di fatto una scissione obbligata), nel segno del presidente della Camera?” I conti sono presto fatti: “Se a Montecitorio saranno all'incirca quindici, essi costituiranno poco più di una spina nel fianco della coalizione, ridotta all'asse Berlusconi-Bossi. Se invece saranno una trentina, o magari trentacinque, allora l'ottimismo ostentato dal premier dovrà fare i conti con una realtà amara”.
Maurizio Belpietro: “Fatti più in là” - Per il direttore di Libero la cacciata di Fini è certamente "una liberazione" per Berlusconi, perché "senza chiarezza non era possibile proseguire". Dunque "meglio che il premier abbia rotto gli indugi. Ora speriamo che abbia la forza di andare fino in fondo. E, soprattutto, che qualcuno ce la mandi buona".
Benedetto Della Vedova: “Ma questa è paura della politica” - La colpa della rottura è di Berlusconi che "rompe il Pdl". Titola così Il Secolo d'Italia, il giorno dopo la scelta del premier di “buttare fuori” dal partito Fini e i suoi. E così scrive Benedetto Della Vedova nel suo editoriale: "Non si espelle Fini dal Pdl, così si finisce per espellere dal partito la politica". "L'annuncio del licenziamento politico di Fini", "cancellato dall'enciclopedia sovietica del partito per indegnità e diserzione", scrive il deputato Pdl, "suggella il fallimento di un partito che, per mettere ordine nel dibattito politico interno, non trova di meglio che riesumare la disciplina del centralismo democratico" . E ora il Pdl "rischia di suicidarsi in nome dell'unità ideologica e della 'purezza' berlusconiana".
30 luglio 2010