Università, sì del Senato al ddl Gelmini, ora passa alla Camera

Primo via libera dal Senato al ddl Gelmini di riforma dell'Università. Per l'occasione, la maggioranza si è allargata perché ai voti del centrodestra si sono aggiunti quelli dei tre senatori dell'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli e i due senatori della Svp, forze tradizionalmente all'opposizione. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, per due giorni sempre presente sui banchi del governo in Aula, alla fine ha potuto esultare per una riforma che non esita a definire "epocale" perché consente all'Italia "di tornare a sperare". Gelmini ha difeso l'impianto del provvedimento perché esso disegna un'università "più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale" e segna la fine delle vecchie logiche corporative: "sarà premiato solo chi se lo merita", ha assicurato il ministro.
Esulta il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri per il quale oggi è giunto "un altro importante risultato della maggioranza ed un altro punto del nostro programma di governo che inizia ad avere attuazione" guardando con particolare favore all'esito "ampio e positivo della votazione, che è andato al di là dello schieramento di centrodestra, raccogliendo il consenso importante di esponenti esterni, come quello dell'Api del senatore Rutelli". Di avviso, ovviamente, completamente diverso le opposizioni.
Una riforma che non convince - Accomunate tutte, dal Pd all'Italia dei Valori all'Udc, dalla stessa denuncia contro un ddl giudicato velleitario e privo di risorse. Il senatore dell'IdV Francesco Pardi ha parlato di un progetto "non di riforma, ma di implosione delle strutture universitarie". Sulla stessa linea il senatore dell'Udc Gianpiero D'Alia che nel testo ha visto niente più che "l'apprezzabile tentativo di incidere sul sistema dell'alta formazione attraverso una serie di 'vorrei ma non posso' per l'assenza di risorse e per la impossibilità di abbattere le forti resistenze interne al mondo sindacale e baronale dell'università".
Zanda: "Questa non è una riforma" - Per Luigi Zanda, vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama, è "presuntuoso chiamare questa una riforma dell'università" che "impedisce a un'intera generazione di partecipare alla ricerca universitaria" e "mette il paese a margini della sfida internazionale".
Per Rutelli la riforma migliorerà l'università - Di altro avviso il giudizio di Francesco Rutelli. "Una riforma - ha spiegato - che, seppur con i suoi limiti, migliora l'università". Rutelli ha spiegato di cogliere "la qualità" del provvedimento e di volerne dunque "promuovere le potenzialità nell'interesse generale del Paese".
29 luglio 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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