Berlusconi mette alla porta Fini: "Incompatibile con i principi del Pdl, lasci presidenza della Camera"

Alla fine la rottura, quella definitiva, insanabile, è arrivata. E le parole - scritte nell'ufficialità di un documento votato da 33 membri dell'ufficio politico su 36 - aggettivano pesantemente il solco della crisi. Berlusconi, addirittura, parla di Fini al passato ("i litigi erano un prezzo troppo alto") e quasi lo deride quando, denunciando il suo venir meno dal ruolo istituzionale, nel documento ricorda con una punta di sarcasmo come il presidente della Camera avesse "rivendicato il suo ruolo superpartes" solo durante la campagna elettorale delle regionali.
Berlusconi: mi piange il cuore - "Sto male, mi piange il cuore, ma non credo si possa più andare avanti in questa situazione. Non lo vogliono i nostri parlamentari, non lo vuole la nostra gente". Il premier Silvio Berlusconi è apparso determinatissimo, ma anche sofferente ai 36 membri dell'ufficio di presidenza che ha sancito la rottura con Fini in un documento votato con i tre soli voti contrari dei finiani Ronchi, Viespoli e Urso. Giorgia Meloni e i tre esponenti finiani presenti all'ufficio di presidenza hanno implorato il premier di aspettare almeno 24 ore, di rinviare almeno la decisione. "Non è possibile - ha chiuso la porta lui - ci sono stati troppi tentativi, e ogni volta senza risultato. Abbiamo perso sei punti pieni nei sondaggi per queste liti e questi attacchi continui". Riferendosi all'offerta di tregua arrivata ieri con la conversazione-intervista di Fini con il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, il premier ha poi aggiunto: "non basta solo un 'intervista all'ultimo momento utile, sollecitata per giunta da un giornalista, a farmi dimenticare tutto. Io ci ho provato troppe volte".
Le accuse a Fini - Per "non dare il suo sostegno" al bene comune del partito, rincara. Una terzietà a senso unico, insomma, e di comodo, è l'accusa di Berlusconi che fa ripercorrere quasi minuto per minuto dettagliatamente tutto il travagliato rapporto con Fini nel documento. Un Fini il cui "atteggiamento distruttivo non era prevedibile" ma che tuttavia ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio". L'ufficio di presidenza del Pdl "considera le posizioni dell'onorevole Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l'attività politica del Popolo della libertà", si legge nel documento.Inoltre è stato deciso di deferirire al collegio dei probiviri i finiani Briguglio, Granata e Bocchino.
Fini: "Io non mi dimetto" - Il presidente della Camera risponde seccamente scandendo che la terza carica dello Stato non è "nelle sue disponibilità". Una situazione che il Capo dello Stato, si sottolinea in ambienti parlamentari, sta seguendo con attenzione non senza preoccupazione. Intanto la risposta politica dei finiani - costruita pezzo per pezzo durante tutta la giornata - arriva in contemporanea alla conferenza stampa del premier a Palazzo Grazioli e ai primi lanci d'agenzia: dimissioni dal gruppo e formazione di gruppi autonomi.
Oggi la controreplica di Fini - I numeri, almeno quelli fatti circolare alla Camera e al Senato fanno esultare gli uomini vicini a Fini, che ha però deciso di rinviare ad una conferenza stampa da tenere venerdì la controreplica al Cavaliere. E di argomenti cui ribattere ce ne sono molti: "dall'assoluta incompatibilità delle posizioni dell'On. Fini con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l'attività politica del Popolo della Libertà", alla denuncia del venire meno della fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera" fino all'aver volutamente profittato della libertà di dissenso nel partito per trasformarla da "legittima a uno stillicidio di distinguo" finalizzati ad una "critica demolitoria". E ci vuole tutta la storia politica e lo sforzo diplomatico di Ignazio La Russa per leggere in quel 'viene meno allo stato la fiducia' nei confronti di Fini (unica aggiunta al documento entrato a Palazzo Grazioli) un modo per "non chiudere la porta a chiave" in faccia all'ex leader di An.
In 34 si dimettono dal Pdl: via ai gruppi - Le dimissioni di 34 deputati finiani dal gruppo del Pdl sono già in mano al capogruppo Fabrizio Cicchitto, domani dovrebbero arrivare a Maurizio Gasparri, ex compagno di strada, quelle di 14 senatori. E in tarda mattinata i gruppi autonomi dei fedelissimi del Presidente della Camera dovrebbero già essere costituiti, con correlata conferenza stampa di Gianfranco Fini, politicamente 'espulso' dall'ufficio di presidenza del Pdl (che ha anche deferito ai probiviri Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata). Berlusconi aveva appena terminato di dare lettura del duro documento politico che sancisce il definitivo divorzio dei due co-fondatori del Pdl. E Fini, riunito con i suoi a Montecitorio, dava la linea: fedeltà al governo e ad ogni impegno preso con gli elettori del Pdl mai in discussione, gruppi autonomi, stop alle esternazioni incontrollate dei singoli.
29 luglio 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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