Cultura a rischio paralisi. Mettendo in atto i tagli previsti nella Manovra si rischia di compromettere l'attrattività e l'immagine delle città italiane. E’ quanto sostengono il Fondo ambiente italiano (Fai) e gli enti locali, regioni, aziende pubbliche e private raggruppate da Federculture. Il Fai è "contro questi tagli, contro i criteri con cui sono stati fatti e, soprattutto, contro una politica che da sempre non dà alla cultura l'importanza che dovrebbe dare in un paese come il nostro". Lo dice Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fondo ambiente italiano, a Roma oggi al museo Maxxi, per partecipare all'incontro organizzato da Federculture con politici, operatori e istituzioni "per sostenere la cultura e per rilanciare il Paese". Il Fai sottolinea Buitoni, "non può che opporsi, soprattutto ai criteri. Perché i tagli vanno fatti, questo mi pare inevitabile nella crisi che stiamo vivendo. I criteri sono molto opinabili". Quello che il Fai dice sempre, ricorda la presidente, "è che l'Italia è cultura. Quindi, che questo ambito venga sempre colpito e non venga mai privilegiato da una politica che lo pone al centro di un'azione per lo sviluppo del paese - conclude - ci pare una scelta assolutamente folle".
Allo stesso modo la pensa la Federculture che giudica pericolose alcune norme contenute nella manovra finanziaria che deve essere votata in questi giorni al Senato. Norme che colpiscono l'intero sistema della promozione e della produzione culturale, denuncia il presidente Roberto Grossi, che chiede al governo di fare un passo indietro. Se non verranno modificate, dice , penalizzeranno il settore della cultura "in modo insostenibile". Un grido d'allarme che vuole essere anche un contributo per 'sostenere la cultura e rilanciare il paese'', spiegano da Federculture. Che per questo, stamani al Maxxi, in occasione della sua assemblea generale, riunisce intorno a un tavolo operatori, politici e istituzioni chiamati a confrontarsi su uno scenario definito "inedito e allarmante".
I tagli - Il decreto anticrisi, sottolinea Federculture, colpisce ancora una volta la cultura con un taglio di 58 milioni di euro l'anno per i prossimi tre anni, quasi 50 dei quali sottratti al capitolo per la tutela e la valorizzazione. Così diminuisce ancora lo stanziamento dello Stato per il settore, che pure ha già toccato il minimo storico dello 0,21% del bilancio (era lo 0,34% nel 2005). Poi ci tagli e riduzioni per Regioni ed Enti locali (- 4 mld di euro per il 2011 e -4,5 mld nel 2012 per le Regioni; - 1,5 mld per il 2011 e - 2,5 miliardi per il 2012 per i Comuni; -300 mln per il 2011 e -500 mln nel 2012 per le Province) che negli ultimi anni avevano sostenuto la cultura e ora potranno trovarsi nell'impossibilità di farlo.
Le norme che mettono a rischio culture e mostre - Sono quelle, spiegano gli operatori, che colpiscono il sistema della promozione e della gestione della cultura. Tra queste "la soppressione delle spese per le sponsorizzazioni" e l'abbattimento dell'80% delle spese per mostre e convegni imposto a comuni e province. Giusto contenere gli eccessi, nota Federculture, ma il provvedimento colpirà anche le mostre, che sono tra l'altro fattori di crescita e attrattività dei territori in chiave turistica.
Sbagliato per Federculture, anche il divieto per i comuni medio-piccoli di costituire società per la gestione dei servizi, anche culturali. In questo modo, spiegano, eccellenze come Parchi Cornia spa in Toscana, nata per iniziativa di 5 comuni, che in 15 anni ha generato nella comunità locale un ritorno di 10euro per ogni euro investito dai comuni, non saranno più possibili. Pollice verso pure per gli articoli che limitano il numero dei componenti gli organi di amministrazione e collegiali e aboliscono i compensi per la partecipazione agli organi collegiali di enti anche di natura privatistica. Così, sottolineano, invece di incentivare i privati, li si allontana.
La cultura rappresenta una fetta importante del Pil - In Italia, ricorda Grossi, la cultura rappresenta il 2,6 % del Pil. Il turismo cultura le rappresenta il 33% del mercato turistico nazionale e si avvia verso il 40%. A dispetto della crisi la domanda tiene, le famiglie spendono ancora, anche i musei hanno visto crescere i visitatori. "Dati alla mano il settore si dimostra vitale e dinamico", conclude il presidente di Federculture. Che chiede al governo di tenerne conto e di fare un passo indietro, modificando le norme e tornando ad investire sul settore.
06 luglio 2010
Redazione Tiscali