Tremonti presenta la sua manovra a Napolitano, ma nel governo ci sono tensioni. La Cgil: "Interventi iniqui"

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti vuole mettere insieme misure incisive per risparmiare sulla spesa pubblica. “La crisi – dice - è peggiore di quello che si pensa. Adesso vado a Bruxelles, la Germania potrebbe addirittura minacciare l'uscita dall'euro, la manovra va fatta in unica soluzione: 24 miliardi e con un unico provvedimento. Prendere o lasciare”. E, davanti alle obiezioni dei “ministri di spesa”, e - si dice dello stesso premier - Tremonti avrebbe fatto balenare la possibilità delle sue dimissioni. Per cui la manovra, da approvare probabilmente martedì, non si tocca. Si parla, tra le altre cose, di un mix di interventi che vanno dal contributo del 10% a carico dei top manager della P.A. che superano i 100mila euro di stipendio ai risparmi sugli stipendi dei politici, parlamentari e ministri con, anche in questo caso, la ''regola del 10%'', ma non è escluso che si possa arrivare a qualcosa di più con la manovra che il titolare del dicastero economico ha presentato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ieri c’è stata una lunga riunione a Palazzo Chigi, presenti Berlusconi, Tremonti, Bossi e Calderoli, durante la quale si è cercata la quadratura del cerchio e il premier ha soprattutto ascoltato. E’ stato proprio Tremonti a parlare di una manovra ipotizzata da 20-23 mila miliardi, piuttosto che 25, che martedì o mercoledì il governo dovrebbe varare. Nel vertice con il capo del governo, il sottosegretario Gianni Letta ed i ministri Andrea Ronchi, Roberto Calderoli e Raffaele Fitto si è discusso della situazione di grave crisi economica che il mondo sta vivendo, con grande attesa per ciò che domani farà la Germania, Paese guida europeo che con le sue decisioni più o meno drastiche potrebbe radicalmente mutare il quadro complessivo.
Berlusconi non ha nascosto le sue preoccupazioni ribadendo comunque che il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani con nuove tasse, che la manovra sarà all'insegna della lotta agli sprechi e all'evasione e che si bloccheranno gli stipendi per gli statali, senza abbassarli, in controtendenza con il resto dell'Europa. Non verranno toccate, hanno concordato premier e ministri, sanità, previdenza, comuni ed università. E si procederà, come si sta facendo in queste ore, in stretto raccordo con le parti sociali. Particolarmente apprezzata da Berlusconi, che ha ribadito come l'Italia si trovi in condizioni migliori di altri paesi, la decisione del presidente della Camera Gianfranco Fini e di quello del Senato Renato Schifani di bloccare i baby pensionamenti dei dipendenti del Parlamento.
Ieri comunque la situazione appariva tesa. Secondo il ministro della Funzione pubblica Brunetta, “Tremonti è il ministro più apprezzabile e credibile in Europa" e bisogna "lavorare collegialmente". Mentre per Giorgia Meloni "Tremonti non ha aperto bocca in consiglio dei ministri". Lo stesso Berlusconi lamentava un certo disagio circa le voci trapelate a proposito dell’imminente stangata sulle pensioni e gli statali, invitando a non favorire "messaggi sbagliati", perché sulla manovra "ci giochiamo la fiducia degli italiani". Tremonti ha anche incontrato le parti sociali ma senza la Cgil. Un incontro tecnico c'è stato inoltre con il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, il direttore delle Entrate, Attilio Befera. Il ministri avrebbe visto anche i colleghi del Lavoro e della Semplificazione Maurizio Sacconi e Roberto Calderoli. Tutto questo per scremare le diverse proposte ed arrivare alla manovra 2011-2012.
Sui tagli apre il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dicendosi pronto ad un confronto che nella sua autonomia (non con la manovra dunque) Montecitorio potrebbe decidere. Ma oltre alle indiscrezioni dei giorni scorsi rimane sul tappeto il tema della lotta all'evasione fiscale, che si aggiunge alle ipotesi già circolate come i tagli alla sanità, la stretta sui medicinali, lo slittamento delle finestre pensionistiche, i tagli ai parlamentari e ai manager della p.a. e la lotta alle false invalidità. Arriverebbe un severo disboscamento degli enti inutili. ''In un momento difficile come questo - dice il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera prima di andare nel pomeriggio da Tremonti - o lo Stato riesce ad incidere profondamente sull'evasione fiscale, o si mantiene elevato il rischio di difficolta' per il Paese''.
Ma a fare da contraltare alle parole di Befera arriva la Corte dei Conti che mette in guardia sui ''rischi latenti ed i perduranti problemi di credibilità della lotta all'evasione''. Rischi che secondo la magistratura contabile ''non vanno sottovalutati'' anche perché cresce sempre di più il peso delle entrate da lotta all'evasione nella copertura delle ultime manovre finanziarie. Un'altra idea, quella della lotta ai falsi invalidi viene ridimensionata dal presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua: ''non si risparmia sugli invalidi, si possono solo contenere le spese sui falsi invalidi'' e continua a protestare la Fish (federazione italiana superamento handicap) che denuncia come sulla questione dei falsi invalidi c'è soprattutto tanta ''falsa'' informazione. Per i sindacati parla oggi il leader della Uil, Luigi Angeletti, che promuove l'idea di colpire i falsi invalidi, gli evasori e di tagliare gli stipendi dei politici mentre la Confcommercio ritiene che il governo si stia muovendo nella giusta direzione varando una manovra economica che non prevede aumento delle tasse.
La Cgil accusa il governo - Ma la manovra economica spacca ulteriormente i sindacati, mentre sale la polemica tra il governo e la Cgil esclusa dalle riunioni informali con le parti sociali che si sono svolte in questi giorni. Liquidate come "quattro amici al bar" dal leader di Corso d'Italia, Guglielmo Epifani, che accusa l'Esecutivo di "populismo" e di stare lavorando ad interventi "pesanti" e "non equi", che non faranno pagare di più a chi ha di più. La Spagna - è il suo ragionamento - non può essere solo un esempio sui tagli ai salari pubblici. "Bisogna vedere - ha detto - anche quello che Zapatero sta facendo sulla patrimoniale".
 
21 maggio 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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