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50 fra deputati e senatori ex-An hanno firmato fedeltà a Gianfranco Fini, sono 75 quelli che hanno sottoscritto, invece, un documento di sostegno a Silvio Berlusconi. Il progetto del Pdl "è una scelta irreversibile", decisiva per costruire la democrazia bipolare nella quale "le istanze e i valori del centrodestra hanno raccolto la maggioranza dei consensi degli italiani", è quanto si legge nel lungo documento, articolato in otto punti, firmato da quelli un tempo considerati i "colonnelli" di An e oggi su posizioni diverse quando non opposte a quelle del presidente della Camera.
I firmatari - Tra gli altri hanno firmato il documento il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, i ministri Altero Matteoli e Giorgia Meloni oltre ai parlamentari Filippo Berselli, Viviana Beccalossi, Domenico Benedetti Valentini, Tommaso Foti, Achille Totaro, Giuseppe Valentino, Marco Zacchera, Domenico Gramazio, Mario Landolfi, Manlio Contento.
Abbiamo vinto le elezioni - Il documento sottolinea le "nette affermazioni elettorali" del Pdl alle politiche del 2008 e nelle successive tornate elettorali, con risultati che rappresentano "un chiaro giudizio positivo sul governo guidato da Silvio Berlusconi". "Pertanto, in ogni caso - proseguono i 75 - siamo fermamente convinti che il Pdl rappresenti una scelta giusta ed irreversibile. Vogliamo contribuire ulteriormente a rafforzare il Pdl restando all'interno del partito".
Ma Fini non ha tutti i torti - Questi riconoscimenti non impediscono ai firmatari del documento di riconoscere l'esistenza di problemi politici e organizzativi che il Pdl deve affrontare "e le stesse osservazioni avanzate dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che devono ovviamente essere oggetto di corretta valutazione". Rafforzare il Pdl significa, dunque, dare luogo "a un costante, libero, proficuo confronto di idee, che si basi sul regolare e sempre più frequente incontro degli organi statutari del partito e dei gruppi parlamentari".
Via ai congressi previsti dallo Statuto - "Lì le idee e i progetti si devono confrontare per attuare, integrare e aggiornare il programma elettorale e le decisioni politiche scaturite dal congresso di fondazione". Garantire perciò "il massimo della democrazia interna e il rispetto di tutte le posizioni" affidando le decisioni finali agli organi di volta in volta competenti. Il documento chiede poi la valorizzazione delle rappresentanze elettive a tutti i livelli, centrale e periferico, con la piena funzionalità degli organi di partito nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni, anche attraverso i congressi previsti dallo Statuto "affinché una scelta democratica prenda il posto delle prime designazioni avvenute tenendo conto delle 'quote di provenienza'. Quote da superare definitivamente attraverso un nuovo congresso nazionale".
Sì al bipolarismo - I firmatari si schierano per il sistema bipolare e le riforme istituzionali "per il rafforzamento della democrazia diretta che consente ai cittadini di scegliere i massimi vertici del governo e delle istituzioni". Il documento chiede poi al Pdl "un'azione forte e ricca di contenuti" su tutto il territorio nazionale, in particolare sulle questioni dell'economia e del lavoro, dello sviluppo del Sud .
Difesa delle diversità territoriali - "Centrale" viene inoltre considerata la vocazione del Pdl a tutela dell'unità nazionale "nel rispetto delle specificità locali e delle diversità territoriali". Per questa ragione i firmatari vedono con favore il matrimonio fra federalismo fiscale e presidenzialismo, oltre a "un forte snellimento del sistema burocratico per ridare slancio all'economia dei territori, in particolare quelli del Nord, da sempre locomotiva dello sviluppo".
No all'immigrazione clandestina - Netto il giudizio dei "75" contro l'immigrazione clandestina. "Non deve essere trascurato, o peggio ancora accresciuto con messaggi equivoci, il disagio dei cittadini a fronte dei guasti provocati dall'immigrazione clandestina".
Alemanno: il documento non è contro Fini ma pro partito - Gianni Alemanno, che fin dall'inizio della crisi tra il presidente della Camera e il premier ha svolto un ruolo di mediatore, vuole però precisare che "il documento firmato non è contro Fini ma è a favore del Pdl che noi vogliamo vedere crescere come unitario, partecipato e rispettoso delle identità interne".
Riunione dei vertici Pdl in vista della direzione nazionale - E per discutere dei lavori della direzione nazionale,ma soprattutto degli ultimi sviluppi dei rapporti con Gianfranco Fini e il relativo nodo dell'eventuale nascita di una corrente 'finiana' nel partito, Silvio Berlusconi riunirà oggi i vertici del Pdl. Lo riferiscono ambienti parlamentari della maggioranza secondo i quali alla riunione parteciperanno i due coordinatori Sandro Bondi e Denis Verdini (assente Ignazio La Russa, rimasto a Milano per impegni personali) e tre dei quattro capigruppo e vice: Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. All'incontro, secondo le stesse fonti, non ci sarà invece il “finiano” Italo Bocchino.
20 aprile 2010
Redazione Tiscali