Scissione nel Pdl, il finiano Granata: "Andrebbero via 45 deputati e 18 senatori". Il ministro Matteoli: "Io resto"

di I.D.
Se lo strappo tra Fini e Berlusconi, prospettatosi già in passato, dovesse consumarsi sino in fondo, dopo il pranzo di conciliazione finito a torte in faccia, i finiani sarebbero pronti a costituire gruppi autonomi alla camera e al senato. In questo caso il cavaliere minaccia ritorsioni ed ha già fatto sapere che chiederà al cofondatore del Pdl di abbandonare lo scranno della presidenza della Camera dei deputati. Ma per la maggioranza potrebbero esserci conseguenze tali da indurre ad imboccare la strada delle elezioni anticipate, come ha precisato il presidente del senato Renato Schifani. Difficile prevedere le conseguenze del divorzio annunciato tra l’ex segretario di An e il premier se questo si verificasse. Qualcuno degli uomini più fedeli a Fini ha già cominciato a mettere mano alla calcolatrice.

Granata: "45 deputati e 18 senatori" - ""Si parte da 40-45 deputati e 15-18 senatori", sottolinea con qualche enfasi Fabio Granata, in un'intervista a La Stampa. "An aveva il 13-15% - aggiunge - nel 2007 portò in piazza un milione di persone vere, mica come a San Giovanni dove ce n'erano 150mila. Questa comunità, nobile e antica, è stata donata al Pdl. Perché Fini non dovrebbe chiedere il rispetto delle nostre idee, della nostra impostazione?". Del resto non può essere la Lega a dettare la linea, e i finiani possono essere il fulcro di una originale proposta politica. Quanto all’ipotesi che, in seguito alla formazione dei gruppi autonomi, Fini sia costretto a lasciare la presidenza della Camera, per Granata, si rompe un patto politico e a quel punto "abbiamo tutti le mani libere". E sulla possibilità che si possa espellere il presidente della Camera dal partito, il deputato finiano precisa come sia "strano che qualcuno possa espellere qualcun altro, noi non abbiamo sottoscritto un'adesione al Pdl , noi l'abbiamo cofondato". L'idea malsana di espellere qualcuno "implica una sorta di suggestione psicologica, An annessa al Pdl da Forza Italia, che hanno alcuni colonnelli di An. Ma ho l'impressione che per loro fosse così prima ancora che si sciogliesse An".
I coordinatori Pdl: "Atteggiamento incomprensibile" - All’atteggiamento di Gianfranco Fini, che accusa il governo di essere ormai “a traino della Lega” ampliando la divisione da Berlusconi, hanno risposto i tre coordinatori del Pdl con una nota. Verdini, Bondi e La Russa parlano di un atteggiamento “incomprensibile” del Presidente della Camera rispetto a un progetto politico comune “per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi anni”. I tre mettono in rilievo che quel progetto di importanza storica “gode ancora del consenso della maggioranza della gente”. Una posizione che richiede dei distinguo da parte del ministro della difesa Ignazio La Russa: "Pur condividendone lo spirito e gli argomenti è giusto rilevare che poiché il comunicato a firma dei tre coordinatori è stato redatto mentre ero impegnato ad Annozero non ho evidentemente potuto condividerne il testo in ogni parola".
Libero e Giornale: vada pure via - Per i maggiorenti del Popolo delle libertà sarebbe profondamente sbagliata la presa di posizione di Fini. Una scelta che alcuni quotidiani come Libero e Il giornale vedono tuttavia come una liberazione. “Era ora”, scrive il primo laconicamente in un sovratitolo in rosso. “Fini se ne va: meglio così”, incalza il secondo, organo d’informazione della famiglia Berlusconi. Del resto, fanno notare, il numero dei parlamentari che seguirebbe lo “scissionista”-cofondatore sarebbe davvero esiguo. Una valutazione che sta oltremodo stretta a un altro finiano di ferro come Italo Bocchino.
Bocchino: "La Lega pesa in maniera sproporzionata" - In una intervista a Repubblica il deputato del Pdl sostiene infatti che i senatori e deputati che potrebbero seguire il presidente della Camera, se si consumasse la divisione dal premier, sarebbero "il doppio rispetto a quanto qualcuno sostiene". E del resto, quello dei numeri è "un falso problema, tipico di chi non vuol parlare di politica". Bocchino comunque precisa: "Se necessario, la conta si farà". Chiede inoltre l'adozione di misure contro il fatto che "il Pdl pesa dentro la maggioranza in misura inversamente proporzionale ai voti che ha. L'esatto contrario della Lega" e lamenta una politica economica-sociale "poco incisiva" per il Mezzogiorno. Infine, denuncia il fatto che nel Nord, dove "la coalizione è nettamente a trazione leghista", si assiste "ad un conseguente drenaggio dei voti a beneficio del Carrocio". Il Pdl insomma, secondo Bocchino, "é un partito in cui non si è mai riunita la direzione nazionale, in cui l'ufficio di presidenza viene convocato poco e spesso in modo informale, alla presenza di persone che non ne fanno parte". Infine, sulla possibilità di andare verso elezioni anticipate, come ipotizzato dal presidente del Senato, Schifani, il deputato del Pdl commenta: "davvero irrituale quella dichiarazione".
Matteoli: "Non ho intenzione di aderire a una scissione" - Non sta certo pensando di seguire Fini in caso di separazione invece Altero Matteoli. "Non ho nessuna intenzione di aderire ad una scissione", confessa il ministro delle infrastrutture, intervistato dal Corriere della Sera. Senza mezzi termini, chiarisce la sua posizione in caso di separazione tra il presidente della Camera e il premier. Matteoli auspica "che non si giunga ad una rottura" ma chiarisce che non aderirà ad altri gruppi. "Sto bene nel Pdl, ho contribuito a costituirlo - dice - e non sono pentito". Il ministro si rifà alle parole del comunicato distensivo di Fini, diffuso dopo l'incontro con Berlusconi e ammette: "se quel che è scritto è vero, ci sono i margini perché la cosa possa rientrare". Ma se le cose dovessero precipitare e i gruppi autonomi venissero alla luce, "lo scenario muta e allora non è detto che le elezioni anticipate non possano essere uno sbocco possibile".
 
 
16 aprile 2010
 
 
 
  
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