“Quando si parla di riforme e di modernizzazione dello Stato il metodo è importante quanto il merito. La prima considerazione di metodo è che le riforme si fanno in Parlamento: chi pensa di modificare l’assetto istituzionale del Paese deve avere la maggioranza. La Lega, quindi, non può né dettare i tempi né guidare la coalizione di governo. Altrimenti ci sarebbe convenuto rimanere in Alleanza Nazionale". Per Fabio Granata, deputato del Pdl con ascendenze An, “la componente che ha cofondato il Pdl non può accettare soluzioni diverse”.
Per l’Italia è tempo di riforme. Quali? Quelle di
Silvio Berlusconi o quelle che Calderoli ha spiegato al presidente della Repubblica senza prima aver sentito il parere di Fini? “Il Carroccio - commenta Granata - fa il suo mestiere. Il tema vero è che il Pdl deve sviluppare al suo interno progetti con prospettive politiche e culturali proprie”. Per fare questo è necessario “evitare l’abbraccio mortale” della Lega se, ha spiegato il direttore del web magazine di
FareFuturo Filippo Rossi, gli ex An “non vogliono morire leghisti”. “Nessuno pensi - dice Granata - che siamo un tutt’uno indistinto: fra noi e la Lega ci sono differenze sostanziali”.
Gli uomini di Fini rispettano Bossi ma non vogliono concedergli carta bianca. “La minoranza - spiega il deputato Pdl di area finiana - non può imporre unilateralmente le sue scelte all’azionista di maggioranza”. Altrimenti il voto delle regionali rischia di diventare la “tomba dell’unità nazionale”, ha commentato Ferdinando Camon sulla Nuova Sardegna. In effetti, non si può pensare ad un processo evolutivo indistinto che non tiene conto delle specificità di ogni singola regione. “Ci sono questioni politiche per cui siamo alleati, ma ci sono anche questioni di fondo (e di valori) che appartengono ciascuno al suo schieramento. Come nei temi dei diritti civili e di cittadinanza”, commenta ancora Granata.
Se alla destra si toglie la titolarità della proposta politica vuol dire che c'è un ridimensionamento di quest’area. “E questo non accettabile. Questo Berlusconi lo capirà bene”. Il progetto di Fini per “ un governo delle larghe intese” rischia di restare utopia. Il pericolo, ha scritto Francesco Merlo su Repubblica, per la destra e per il Paese, è “di essere caduti dalla padella nella brace. La grande riforma costituzionale affidata a Bossi e a Calderoli potrebbe fare tutt'uno con la disunità d'Italia”. “Noi crediamo nel federalismo se con questo si intende una responsabilizzazione dei territori sui processi di sviluppo: noi abbiamo una visione nazionale dei temi, della solidarietà nazionale e dell'unità d'Italia”, dice Granata.
Il problema comunque resta, molti ex An, ma anche l’opposizione parlamentare in queste ore si stanno chiedendo se il concetto di Presidenzialismo in salsa leghista contiene “i pesi e i contrappesi” necessari per mantenere e preservare una “identità nazionale e italiana”. “ Per questo – dice Granata - è fondamentale che il Pdl preservi la titolarità di questa riforma e che la faccia in Parlamento con la collaborazione delle opposizioni”. Fini ha lanciato il suo semipresidenzialismo. “Fini va avanti su una proposta che è legata al suo percorso politico. E’, sappiamo, una proposta che ha i suoi estimatori in tutto l’arco parlamentare e su cui si può ragionare. Non è una proposta prendere o lasciare. Certamente una indicazione di prospettiva importante”.
Sarà, ma il neo governatore del Veneto, Luca Zaia, descrive un federalismo “a geometria variabile”. “Le regioni – spiega Granata - possono essere coordinate meglio con un Senato Federale dei presidenti della Regione. Noi crediamo che ci debba essere un fattore unificante simbolico e politico che deve essere dato anche dai vertici delle istituzioni, quindi dal Presidente della Repubblica, o nel caso del semipresidenzialismo, dal presidente del consiglio. Per questo è necessario ritagliare ruoli di garanzia e di proposta al Parlamento”.
Il federalismo fiscale rischia di dividere l'Italia. “L’Italia non può vivere solo di riforme politiche, di tasse e di riforme istituzionali e di leggi fiscali occorre costruire anche un nuovo concetto di solidarietà nazionale”. E le opposizioni? “Noi parleremo anche alle opposizioni, perché sia insieme a noi in questa stagione di riforme sarà nuovamente centrale il Parlamento”, dice Granata. Che poi fa una proposta provocatoria: " Facciamo votare i sedicenni. I grandi movimenti italiani sono costituiti dai liceali. Queste potrebbe essere le nuove energie di opinione in grado di dare qualcosa in più al nostro scenario politico".
Gli articoli di Paolo Salvatore Orrù
08 aprile 2010