Berlusconi ha fatto "promesse da sciamano" a una kermesse che è stata "un rito, non una manifestazione". Il premier si è spinto addirittura “ad assicurare 'la sconfitta del cancro'. Ogni misura è saltata c'è confusione tra fiction e realtà". È il duro commento di Rosy Bindi alla
manifestazione del Pdl che sabato ha portato in piazza 150mila persone, secondo la questura, 1 milione secondo l’organizzazione Pdl. In un’intervista a
Repubblica la presidente del Pd ritiene i discorsi della maggioranza un "segno di grande debolezza" di un "governo che ha fallito su tutti i piani" e di un premier "che cerca di coprire la crisi della propria leadership e le divisioni del suo partito" con "la finzione, i giuramenti, lo sciamano appunto".
Rispetto per la piazza, meno per i cortei di majorettes - Una manifestazione "da rispettare", quella di piazza San Giovanni, anche se "cortei fatte di bande e majorettes con tutto il rispetto, non significano avere portato militanti in piazza" e con numeri più bassi di quelli che il Pdl si aspettava: ma Verdini, ironizza, "che non è abituato alle manifestazioni, vede quadruplo". "L'aspetto più allarmante", per l'esponente dei democratici, "è stato il giuramento dei governatori, con la mano sul cuore come se fosse una forma liturgica. Siamo al populismo più preoccupante" a una "strumentalizzazione dei valori davvero blasfema".
Casini: ora si pensi a problemi degli italiani - Critico anche Pierferdinando Casini: "Finiti gli effetti speciali e i giuramenti un po' ridicoli, bisogna a tornare a pensare ai problemi degli italiani". Così, a Napoli, il leader dell'Udc ha commentato la manifestazione del Pdl.
Il timore dell’astensionismo - Ma al di là delle polemiche e delle possibili interpretazioni dei reali umori della piazza, ciò che sembra fare più paura al premier è l’astensionismo. Oltre ai consueti attacchi ai "magistrati politicizzati" e alla "sinistra senza il senso dello Stato", il messaggio che Silvio Berlusconi ha voluto ribadire dal palco di piazza San Giovanni suona infatti come un appello agli elettori moderati: l'estremo tentativo di limitare l'astensionismo, che tanto preoccupa il leader del centrodestra in vista delle voto di fine marzo. Un modo per tenere compatta la maggioranza quando le urne saranno chiuse.
Le promesse - Dopo il voto, spiega, "ci aspettano tre anni di lavoro intensi nei quali, uscendo via via dalla crisi, attueremo le grandi riforme". Il menu è quello ripetuto decine di volte e comprende le riforme istituzionali (compresa l'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica); la giustizia; l'ammodernamento del sistema fiscale; il federalismo". All'elenco aggiunge la lotta alla criminalità organizzata, la sicurezza, la riduzione della pressione fiscale, lo snellimento della burocrazia, il miglioramento delle infrastrutture e, dulcis in fundo, la vittoria sul cancro". Per farlo, precisa però, serve un "mandato pieno" dal voto di fine marzo. Sul come poi intenda mantenere la sua promessa, attuando questa "grande rivoluzione liberale", Berlusconi non dice una parola.
A rischio la tenuta della coalizione - Anche se la coalizione superasse indenne lo scoglio delle regionali (cosa non scontata visto che lui stesso, in privato, parla di vittoria in sole quattro regioni), resterebbero diversi, ingombranti ostacoli. A cominciare dalla stessa tenuta della maggioranza. L'abbraccio con Umberto Bossi conferma, ove ce ne fosse bisogno, che l'asse con la Lega tiene. "Con Berlusconi faremo le riforme", assicura il Senatur, unico leader invitato dal premier sul palco.
L’interrogativo Fini - Ma dopo il voto si aprirà la partita con Gianfranco Fini. Il presidente della Camera, in privato, si dice molto soddisfatto per la riuscita della manifestazione e per il clima della piazza che, a parte alcuni frangenti, è stato più di festa che di protesta. Ma non è detto che la tregua fra i due cofondatori del Pdl regga: alcuni nel centrodestra sostengono di sì, perché in fondo i due leader si tengono a galla a vicenda. E' anche vero che dal grande palco di piazza San Giovanni, la leadership del Cavaliere è uscita rafforzata. Non tanto per i numeri della piazza, su cui ci sono le immancabili polemiche, quanto piuttosto per il fatto che tutti, compresi gli ex aennini, si sono affidati a lui per risollevare le sorti della campagna elettorale. Ciò non toglie che la promessa di Berlusconi sulle riforme (tanto care anche a Fini) sia un modo per calmare le acque nel centrodestra. Chi spera in un confronto con l'opposizione, invece, rischia di rimanere deluso: "Non voglio neanche sentir parlare di dialogo", ha ripetuto il premier in questi giorni ai più stretti collaboratori. Se avranno un atteggiamento costruttivo bene, altrimenti - ha tagliato corto - abbiamo la maggioranza per fare da soli.
21 marzo 2010