Il direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta (Ansa)
Il direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta (Ansa) 

Politica

Riotta: "La leadership del Pdl si decide nel 2012. La ripresa non c'è, e dove c'è manca il lavoro"

di Ignazio Dessì
 Il centrodestra mira per sabato a portare in piazza San Giovanni, a Roma, almeno 500 mila persone. Una prova di forza per recuperare consenso o, forse, per ricompattare le forze indebolite da vicende forti e sommovimenti interni. C’è chi vede Fini pronto a disputarsi la leadership e chi nota un calo dell’appeal del premier, dopo le ultime vicende legate alle escort, all’oscuramento dei talk show, alle leggi ad personam sulla giustizia. Il tutto in un Paese che vive ancora drammaticamente, al dilà dei proclami di ottimismo, una situazione di crisi economica e sociale da cui è difficile uscire. D’altra parte l’opposizione non riesce a brillare come vorrebbe e si sforza di costruire un valido progetto di alternativa. Su questi argomenti Tiscali ha chiesto un parere all'ex direttore del Tg1 ed attuale direttore del Sole 24 ore, Gianni Riotta.
Direttore, la manifestazione di Piazza San Giovanni servirà al Pdl e a Berlusconi solo per recuperare in termini di consenso elettorale, oppure ha anche altri significati?
"La manifestazione serve a saldare la propria base. E ci riuscirà. Anche lì vediamo le due anime del Pdl: i duri, i falchi chiamano allo scontro, i felpati, le colombe, al confronto. Basta leggere certe prese di posizione dure e paragonarle all'intervista raziocinante, oggi, di Lupi".

Ma a suo avviso, dopo le elezioni, ci sarà un regolamento di conti all’interno del Popolo della Libertà? I maligni sussurrano che Fini potrebbe aver varato Generazione Italia proprio con questo intento.
"Fini non ha varato nulla per calcoli piccini. E' un leader maturato dopo la partecipazione alla sfortunata Convenzione per la Costituzione europea, sogna una grande destra moderata alla De Gaulle e un ruolo per se stesso in questo schieramento. Vedremo cosa deciderà. La dialettica nel centro destra dipende dal risultato, se 8 a 5 per le sinistre o se peggiore. Se peggiore il confronto si aprirà subito, se no più avanti. Ma entro il 2012 ci sarà il riesame della leadership del vecchio Polo. In tanti diranno la propria ma anche lo stesso Berlusconi. Vedremo se sarà scontro o guerra civile: ma anche Berlusconi potrebbe vincere la battaglia. In termini calcistici segnerei un 1 X 2".

Vittorio Feltri in una intervista a Tiscali sostiene che “dopo Berlusconi ci sarà il diluvio”. Sembra che il direttore del Giornale incarni bene il pensiero di metà degli italiani propensi, piuttosto che dare il Paese in mano alla sinistra e a Di Pietro, a… tenersi il Cavaliere con tutti i suoi “peccati”.
"Non so queste son domande per Vittorio Feltri: il direttore del Giornale non ha bisogno di note a piè di pagina!"

Ci sono sondaggi che danno il Pdl in calo, condivide?
"I sondaggi non si condividono se sono seri. I sondaggi, se seri, si esaminano. Ma i sondaggi sono una previsione e l'elettorato cambia umore anche all'ultimo (ricordate la rimonta di Berlusconi 2006 o quelle analoghe americane). Oggi i sondaggi danno almeno un 8 a 5 all'opposizione: vedremo dopo il voto".

Le vicende delle liste, il frastuono delle intercettazioni, gli arresti, insieme al ruolo delle tv, tutte cose che distolgono dai problemi veri del Paese: il lavoro che non c’è, la crisi per le famiglie e le imprese, la mancanza di sviluppo. Non trova?
"Assolutamente sì. Il che non vuol dire assolvere i nesci che han portato la maggioranza al pasticcio liste, i comportamenti sciatti e disonesti che emergono dalle intercettazioni. Non vanno pubblicate, non vanno strumentalizzate (vedi il trattamento riservato a Gianni Letta che si nega al telefono e viene coinvolto a forza) ma fa male vedere tanta gente svendersi per un pugno di lenticchie scotte. E tocca al governo - soprattutto al ministro Tremonti - imporre ai ministri di lavorare sulle riforme economiche indispensabili per non andare sotto nella crisi più grave dal 1929. Gli italiani hanno eletto Berlusconi perché riformi il paese e governi per 5 anni. Bene: lo faccia adesso".

Dopo l’arresto di Frisullo in Puglia, Bersani e Vendola, invece di strillare, dicono di confidare nella magistratura. Cosa ne pensa?
"Quando i giudici coinvolgono la destra strilla la destra, quando tocca la sinistra strilla la sinistra. Bene sarebbe che la guerra dei 20 anni tra politica e giustizia finisse subito. Ma non ci sperate".

La durezza e l’intransigenza di Di Pietro contro il sistema Berlusconi continueranno a portargli consenso togliendolo al Pd?
"Anche a questo proposito vedremo dopo il voto".

Ma questa sinistra c’è o non c’è? Perché non riesce più ad aggregare i giovani, gli intellettuali, perfino gli operai (che al Nord votano spesso la Lega)?
"Perché si lascia incantare dalla deriva giustizialista, che fa molto appassionare una minoranza sparuta e chiassosa, e ignora i bisogni degli elettori: economia, imprese, lavoro, professionisti, sanità, famiglia, precari".

Dopo le elezioni ci saranno alcuni anni di calma elettorale: potrebbe rivelarsi un periodo per fare riforme come quella elettorale o quella costituzionale in maniera condivisa? 
"Non credo che in questo clima ci sarà spazio per riforme. Gli anni son due dopo ci sarà il redde rationem di cui dicevamo. Solo se Berlusconi sapesse - da statista - raffreddare gli animi si ripartirebbe con le riforme. Ai tempi di Veltroni ha sprecato l'occasione, vedremo adesso. La palla è nel suo campo deve far lui il primo passo. Vedremo poi se Bersani ha la forza di fare il secondo passo".

Lei ha il difficile compito di dirigere un prestigioso giornale che, per sua essenza, ha una visione privilegiata della situazione economica dell’Italia: dobbiamo essere ottimisti come dice il premier oppure c’è ancora da soffrire?
"Ottimisti sempre, ma si può anche essere ottimisti nelle difficoltà. Come Draghi e Tremonti sanno bene siamo tra Scilla del debito e dei conti pubblici, che non possiamo toccare senza fare la fine della Grecia, e Cariddi della ripresa economica che non c'è, e dove c'è non crea lavoro. Dobbiamo stimolare l'economia e aiutare le imprese, grandi e piccole, ma senza alterare il bilancio. Non è un passaggio semplice e dividendoci non ce la faremo".
19 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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