Anche l'Authority per le comunicazioni, che è solo "ipocrisia" definire indipendente, finisce oggi nel mirino di Silvio Berlusconi insieme alla magistratura schierata a sinistra. Si accusa il premier di pressioni indebite su Agcom, di illecito intervento su un'autorità di garanzia? Il Cavaliere ribalta la prospettiva e dice invece la sua verità: "Io ho solo cercato, in maniera corretta, di provocare un intervento doveroso della Autorità delle Comunicazioni". Ma ha vinto "l'appartenenza politica e non il buon senso". Esattamente come avviene in certi tribunali, dove "si danno giudizi in base a ciò che conviene alla sinistra politicizzata della magistratura". Un andazzo che "mette in pericolo la nostra democrazia".
Berlusconi si mostra come "una persona serena, che non conosce ira e non si arrabbia, ma fotografa la realtà". Per il premier resta "un'ignominia intollerabile in un paese civile" l'uso di trasmissioni del servizio pubblico "per fare processi, magari utilizzando attori che interpretano la voce di altri". Per questo insiste nel dire che bisogna fermare gli "abusi" che trasmissioni come Annozero di Santoro compiono. "Nel cercare di far intervenire l'Autorità di controllo ho fatto semplicemente il mio dovere di cittadino presidente della più grande forza politica italiana e di cittadino premier", si sente nel giusto Berlusconi. "Ma di fronte alla richiesta di un intervento doveroso - svela il premier - mi è stato risposto che non era possibile.
Perché, al di là di ogni ipocrisia per cui queste sono autorità indipendenti, un membro nominato da un partito e che rispondeva all'Udc non faceva maggioranza con gli altri. E quindi in queste autorità non vince il buon senso, ma l'appartenenza politica". Allo stesso modo, l'Italia è prigioniera di un'anomalia per cui "nei tribunali non si esaminano più meriti o demeriti di qualcuno, ma si danno giudizi in base all'appartenenza politica dei giudici e a ciò che conviene alla sinistra politicizzata della magistratura". E ciò rende impellente nei prossimi anni "una grande e radicale riforma della giustizia". Ora, nonostante "giornali e tv siano stati riempiti da temi che la magistratura di sinistra ha abilmente messo in campo", il premier preferisce concentrarsi su altro.
"Noi continuiamo a lavorare", dice illustrando il decreto incentivi in conferenza stampa a Palazzo Chigi con i ministri dell'Economia Giulio Tremonti e dello Sviluppo Claudio Scajola, per poi farsi fotografare davanti ad una catasta cartacea di leggi abrogate con quello della Semplificazione Roberto Calderoli. "Dalla crisi usciremo non con estrema rapidità ma in maniera certa e senza lasciare nessuno senza lavoro", assicura prima di correre a San Giovanni per un sopralluogo al 'cantiere' che sta chiudendo i lavori della grande manifestazione di piazza di domani, per la quale si punta a 500 mila presenze.
Il voto si avvicina e il premier accende semaforo verde al rinvio nel Lazio. "Ho detto al ministro dell'Interno Maroni che la Lista Sgarbi ha certamente diritto di poter profittare di altri giorni di campagna elettorale ed è giusto che si rispetti questo diritto", afferma prima di tornare a ribadire che "c'é stato un pregiudizio politico" da parte dei giudici che hanno bloccato le liste Pdl per motivi di forma e "per un assurdo controllo" su firme e timbri di partiti che hanno un notorio grande seguito.
Anm: "Non ci faremo intimidire da questa litania" - Dopo le dure parole del premier, la replica dell'Anm non si fa attendere. "Non ci faremo intimidire da questa litania", ha detto il presidente, Luca Palamara. "I magistrati - dice Palamara - applicano la legge, che ovunque è il fondamento della democrazia. Il resto appartiene allo scontro politico, da cui la magistratura desidera rimanere fuori".
19 marzo 2010