“O Silvio o il diluvio. Non c’è alternativa”. Nel suo editoriale di oggi, il direttore del
Giornale Vittorio Feltri ha chiamato a raccolta il Popolo delle Libertà invitandolo a votare ancora una volta il partito del premier “magari turandoci montanellianamente il naso”. Il voto, sempre secondo Feltri, “va dato ancora a Berlusconi perché queste regionali hanno assunto l'importanza di un referendum su di lui”. Il direttore non riesce ad immaginare che qualcuno che ha dato in passato il voto a Berlusconi possa adesso dirottarlo su Bersani e Di Pietro. Né per lui sarebbe “giustificabile una astensione, posto che ogni suffragio sottratto al Pdl, oltre a indebolire il Cavaliere in un frangente in cui necessita di essere supportato, ringalluzzirebbe una sinistra altrimenti destinata ad agonizzare e a svaporare”. Insomma, per il giornalista restituire l’Italia alla sinistra e a Di Pietro “sarebbe un suicidio”. Feltri indica la linea e mette sotto traccia la polemica su
Generazione Italia che da qualche giorno sta angustiando le serate del Cavaliere e Gianfranco Fini. Per la resa dei conti si può aspettare l’esito delle elezioni.
Direttore, la nascita della finiana Generazione Italia sta preoccupando gli elettori di stretta osservanza berlusconiana
“Ho anticipato la notizia quando nessuno sapeva che era nato questo gruppo. Tra l’altro non sapevo nemmeno il nome che gli sarebbe stato dato. E’ un gruppo che Fini – evidentemente - ha costruito in preparazione di qualcosa. E che cosa sia davvero lo sa solo lui. Dopo le lezioni ci sarà un regolamento di conti e forse una discussione sul futuro del partito e la sua organizzazione. Credo che agli ex di AN convenga tentare di impossessarsi del Pdl, non di farne uno nuovo. Naturalmente, se non riusciranno a occupare il partito può anche darsi che in futuro si separino. Ma queste cose sono difficili da prevedere”.
Più che un nuovo partito, la nuova creatura di Fini sembra una corrente di vecchio stampo
“Una corrente? Francamente mi sembra prematuro affermarlo. So però che la mia anticipazione ha rotto un po’ di uova nel paniere di Fini. Certo, l’esito delle elezioni regionali è fondamentale: se le elezioni andranno bene, non dovrebbero sorgere problemi. Ma se la tornata elettorale avrà il segno meno è più probabile che ci potranno essere delle liti. E là dove ci saranno le liti ci sarà Alleanza Nazionale, perché la linee politiche di Fini e Berlusconi non sono sovrapponibili. I miei sono ragionamenti di buon senso e qualche informazione mi è giunta dalla stessa An. Ma niente più”.
Gli errori nella presentazione delle liste, adesso il caso Generazione Italia, i sondaggi indicano il Pdl in calo
“Tutto questo bailamme sicuramente non sta giovando al partito, sul piano dei numeri un calo potrebbe in effetti esserci. A raccogliere i frutti di questa situazione potrebbe essere la Lega. Ma non siamo ai livelli del 4 o 5% come qualcuno erroneamente ipotizza. Siamo nell’ordine del 2%, o giù di lì: non credo che uno di centrodestra possa votare per il centrosinistra. Forse un altro 1% si asterrà, ma non sarà un fenomeno apprezzabile sotto il profilo percentuale. Anche se l’1% non è poco: è un partito. Comunque, presumo, non ci saranno spostamenti clamorosi. Anche perché negli ultimi dieci giorni della campagna elettorale si faranno sentire i leader. Può darsi che Berlusconi recuperi. E poi dare per morto Berlusconi ha sempre portato male ai suoi avversari”.
Il Presidente della Repubblica sta dando una mano al Pdl?
“Non scherziamo: Napolitano ha deciso di non calcare la mano contro il centrodestra perché alla fine ne sarebbe sortito un effetto boomerang. E’ chiaro che ha dovuto tener conto del 50% dell’elettorato: mandarlo a votare è il minimo che potesse fare. Non mi sembra qualcosa che sta fuori del buonsenso: quando a Roma non partecipa alla votazione il Pdl si falsa tutto il quadro elettorale. E’ vero che la forma è importante, ma a me è sempre stato insegnato che la forma è al servizio della sostanza e non viceversa”.
Insomma, per lei le regole elettorali sono solo carta straccia?
“Tutte i partiti commettono delle
irregolarità: la legge dice che è prima necessario compilare le liste, quando poi sono state compilate si raccolgono le firme e mentre si raccolgono le firme, contestualmente, devono essere convalidate dal notaio, dal sindaco, da un consigliere comunale…Questo non avviene mai. Invece tutti i partiti, prima raccolgono le firme, poi le fanno convalidare e solo allora fanno le liste. Le
regole devono essere rispettate. Ma che cazzo di regole sono se valgono solo quando le viola il centrodestra? Fra l’altro ho saputo che il Tribunale Amministrativo Regionale sta di nuovo riesaminando le liste, non è detto che le riammetta. Sono regole cretine per tutti, ma se vengono violate dal centrodestra succede il finimondo”.
Il “pensiero” politico di Di Pietro sta facendo presa fra gli elettori…
“Antonio Di Pietro lo conosciamo: per me parlare di pensiero politico mi sembra francamente eccessivo. Di Pietro è un uomo furbo che ha capito che attraverso l’antiberlusconismo spinto riesce ad ottenere i consensi: è chiaro che un uomo politico come il premier suscita delle simpatie ma anche delle forti antipatie. Se le forti antipatie, nel Paese ci sono, vengono interpretate con sagacia, come fa l’ex magistrato di mani pulite, si possono raccogliere consensi non indifferenti. Quindi, più che di pensiero politico parlerei, neanche di strategia, ma di tattica. Sa parlare alla gente, si fa capire, non è certo un brillante oratore, ma questo non vuol dire niente: in politica la cosa fondamentale è riuscire a comunicare e farsi capire dagli altri e lui in questo, indubbiamente, è bravissimo. E’ un giustizialista: il giustizialismo trova sempre il favore della piazza: tutti in galera, chi sbaglia paga, la certezza della pena. Sono cose condivisibili, poi tradurle in fatti. Di Pietro è questo e non altro: fa il suo mestiere e lo fa bene. Come del resto il Fatto (il quotidiano diretto da Antonio Padellaro ndr), è fatto bene con molta sagacia e in effetti i risultati sono buoni, sia in edicola e che fra i lettori”.
E la sinistra?
“La
sinistra non c’è più ma sono rimasti i metodi dei comunisti. Non c’è neanche la destra, perché ormai Gianfranco Fini raccoglie consensi a sinistra. Nell’ultimo sondaggio - qual è l’uomo politico più affidabile - Fini ha fatto sfracelli. Del resto sta ottenendo il consenso di una parte della sinistra. Non c’è più neanche la destra nel senso tradizionale del termine. Quindi, secondo me, in Italia esistono solo i berlusconiani e gli antiberlusconiani, questa è la storia. E sono due gruppi di tifosi che parlano senza interloquire: ciascuno fa delle affermazioni ma non ascolta quelle dell’interlocutore considerando anche l’idea di essere ascoltati: Berlusconi si nega a prescindere, i berlusconiani negano, sempre a prescindere, la sinistra. E avanti così su binari paralleli che non si incontrano mai".
Sistema maggioritario: sembrava la soluzione di tutto
“Non è così: il Paese è sempre diviso tra guelfi e ghibellini, Coppi e Bartali, Milan o Inter…Siamo sempre a quella storia lì”
18 marzo 2010