Napolitano sta valutando l'incostituzionalità della norma anti articolo 18 (Ansa)
"E' priva di fondamento l'indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento". E' quanto si legge in una nota diffusa dal Quirinale. "Il Capo dello Stato, nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali - si legge nella nota - esamina il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici", conclude il comunicato.
La nota del Quirinale arriva dopo la notizia diffusa da Repubblica secondo la quale il Presidente sarebbe orientato a rinviare il provvedimento anti articolo 18 al Parlamento. La legge, presentata dalla maggioranza di governo come provvedimento che per i lavoratori non cambia nulla, in realtà, con la possibilità di ricorrere all’arbitrato anziché all’intervento di un giudice nelle controversie di lavoro, sembra intaccare le prerogative dei lavoratori. Tanto che molti esponenti dell’opposizione, ma anche illustri giuristi, si sono affrettati a evidenziarne gli aspetti di incostituzionalità e i rischi per i lavoratori. E il Capo dello Stato sarebbe dello stesso avviso, almeno secondo quanto riporta oggi Repubblica. La precisazione del Quirinale precisa però che Napolitano non ha ancora maturato un parere definitivo.
Pregiudica la parte debole del rapporto - Nel testo approvato dal Senato sabato scorso ci sarebbero gli elementi per scombussolare l’attuale assetto del diritto del lavoro e le garanzie poste a tutela della parte debole del rapporto: il lavoratore, appunto. In pratica con la modifica introdotta si potrà ricorrere alternativamente al giudice del lavoro o all’arbitro. Bisogna considerare, tuttavia, che la scelta tra le due possibilità potrà essere fatta fin dal momento dell’assunzione, oppure nel momento in cui si trasforma il contratto a tempo determinato in contratto a tempo definitivo. In momenti, cioè, che vedono il lavoratore in una situazione di oggettiva difficoltà e debolezza.
Napolitano sta valutandone la costituzionalità - Per questo Napolitano starebbe valutando la costituzionalità del provvedimento insieme a una commissione composta da Salvatore Sechi, Donato Marra e Loris D'Ambrosio. Una decisione precisa il Presidente non l’ha ancora presa, come specifica la nota, ma secondo le indiscrezioni di stampa avrebbe grossi dubbi sulla legge. Se dovesse negare la firma, la stessa verrebbe rinviata al Parlamento con un messaggio motivato, per una nuova deliberazione, come prevede l’articolo 74 della Costituzione.
L'opposizione di Cgil e giuristi - Contro la legge si è già pronunciata la Cgil, il cui segretario generale Guglielmo Epifani ha parlato di una chiara violazione della Costituzione. Mentre uomini di cultura e giuslavoristi di chiara fama hanno firmato un appello contro il provvedimento. Tra questi Luciano Gallino, Umberto Romagnoli, Massimo Paci, Tiziano Treu (che l’ha ribadito in una
intervista rilasciata a Tiscali), Massimo Luciani e Andrea Proto Pisani. Di un vero “schiaffo” ai diritti dei lavoratori ha parlato il portavoce della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero che ha guidato una delegazione al Colle per chiedere al Presidente della Repubblica di rinviare la legge.
Il governo firma un avviso con Cisl, Uil e Imprenditori - Il governo, per quanto lo riguarda, ha invece cercato di prevenire le mosse di Cgil e sinistra firmando un “avviso comune” con Cisl, Uil e Confindustria. Nel documento si dice che “le parti riconoscono l'utilità dell'arbitrato, scelto liberamente e in modo consapevole, in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materia di lavoro a favore delle effettività, delle tutele e della certezza del diritto... e si impegnano a definire con tempestività un accordo interconfederale, escludendo che il ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento dell'assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro".
Dogliani: "Svuotata la tutela del lavoratore" - Ma resta comunque il fatto che il provvedimento ha il potere di svuotare l’articolo 18, costringendo in pratica il lavoratore, in molti casi, ad accettare preventivamente il ricorso all’arbitro, e quindi a una tutela blanda, quando si verificheranno delle controversie col datore di lavoro. Come sostiene Mario Dogliani, docente di diritto costituzionale all’Università di Torino: “La legge presenta rischi evidentissimi – spiega Dogliani - Se il lavoratore, al momento dell'assunzione, sceglie le modalità con cui il trattamento di fine rapporto verrà effettuato, è chiaro che la tutela legislativa viene svuotata. Il rapporto di lavoro è tutelato, in Italia, dalla legge in primis, quindi dalla legge di fronte a un giudice. Con le nuove norme si può escludere questo tipo di tutela. Mentre il giudice è un soggetto garantito dalla legge, l'arbitro applica principi di giustizia indipendentemente da ciò che stabilisce la legge".
15 marzo 2010