Il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi
Il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi 

Politica

Franco Siddi: "Meno male che c'è Internet: oscurare talk show è un attentato alla democrazia"

di Paolo Salvatore Orrù
Lacci, laccioli e trasmissioni “imbavagliate”. Per scavalcare il muro innalzato dai dirigenti Rai contro il flusso di idee e di democrazia che Annozero e Ballarò hanno garantito in questi ultimi anni, i conduttori Michele Santoro e Giovanni Floris si apprestano ad aggirare - sbarcando sul web - gli ostacoli frapposti da un certo “autoritarismo dolce”: il 25 marzo la Fnsi e l'Usigrai metteranno a disposizione su internet le riprese video e audio della manifestazione che si terrà a Roma e Bologna, per consentire a chi vorrà di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l'intero evento. Insomma, il web lancia la sua sfida e “ripesca” i talk show di informazione vietati in tv dal rigido regolamento della par condicio sulle regionali.
Internet risulta ancora, nonostante le restrizioni che ha introdotto di recente il governo, uno spazio di libertà, un luogo virtuale dove "i cittadini esclusi possono far sentire la loro voce”, commenta Franco Siddi, il segretario nazionale dell’Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Questo non vuol dire, comunque, che non ci sia più bisogno di un giornalismo professionale, vuol dire, invece, che i canali in cui la professione di può esprimere sono molteplici rispetto ad un passato recente. “Non c’è più un solo mezzo ed è finita l’epoca del mezzo dominante, pur essendo il mezzo televisivo ancora il più accessibile a tutti”, rileva Siddi.
Per il sindacalista, in buona sostanza, l’idea che la televisione possa dominare tutto e che quel mezzo possa essere gestito per stabilire chi ha diritto di parola e chi no si è quantomeno affievolita, “intaccata, messa in crisi e in discussione dalla rete e dai new media e dalle opportunità che offrono”. Questo non vuol dire che la televisione debba essere manipolata solo da ristrette oligarchie. E’ necessario, invece, che la tivù possa essere fruita da tutti. “Questo è l’obiettivo della nostra iniziativa, aperta anche a Santoro, Floris e a tutti i conduttori oggi messi sotto bavaglio”, spiega Siddi. Insomma, seppure con modalità diverse lo streaming renderà possibile la fruizione della televisione “anche per chi se la trova spenta da coloro che gestiscono il servizio pubblico”.
Il web, i social network, ma anche i quotidiani e le riviste on line rappresentano, anche per giornalisti forti come Santoro e Floris, l’ultima frontiera della notizia libera. “La reazione dei giornalisti dei talk show è una reazione civile che era inevitabile mettere in moto”, commenta il giornalista. Internet è, in definitiva, uno spazio in più che si ulteriormente schiuso per far fronte a quel vuoto di informazione che - con le sue prese di posizione - sta scavando il servizio pubblico. “E’ evidente - però - che non tutto il pubblico può essere immediatamente raggiunto nella stessa maniera, nella stessa quantità, con la stessa misura e con la stessa capacità di penetrazione nelle case che ha la televisione tradizionale”, commenta con preoccupazione il sindacalista.
Internet è una realtà in espansione, uno strumento con cui tutti devono fare i conti. Soprattutto chi crede di poter imbavagliare le opposizioni e le televisioni con leggi o atti parlamentari autoritari. “Devono prestarci molta attenzione anche i giornalisti, come ha dimostrato la protesta di pochi giorni fa di un gruppo di 160 mila cittadini del Popolo della Rete nei confronti di un modo fare e di impostare oggi il Tg1”. Questo caso dimostra che il controllo pubblico si è allontanato dalle “regole” del passato: “Le copie vendute in edicola e lo share non sono più le sole unità di misura per indicare la qualità, il gradimento dei programmi e dell’informazione”, Franco Siddi insiste sul concetto.
Il sindacalista però nicchia sul concetto di regime: “Siamo in una situazione di allarme. E il Paese mi sembra un po’ troppo distratto. Tuttavia non c’è dubbio che in Italia si stanno attuando misure di “autoritarismo dolce” che stanno facendo breccia nel senso comune dei cittadini”. E questo è estremamente pericoloso, perché se ci si abitua a considerare normali le situazioni di Santoro e Floris c’è “il rischio di abituarsi ad una democrazia più debole, più mutilata. E questa è una minaccia che non sempre i contrappesi della democrazia possono combattere”, conclude il segretario della Fnsi.
12 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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