Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente del Pd
Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente del Pd 

Politica

Michele Santoro: l'Agcom va azzerato. Rosy Bindi e Usigrai: basta con l'impar condicio

Michele Santoro, Rosy Bindi e l’Usigrai si schierano contro l’ impar condicio. L' Agcom è un organismo che va azzerato in favore di un Garante monocratico: Santoro, da sempre critico verso l'Autorità, indica questa soluzione estrema contro ogni forma di lottizzazione dopo aver letto le intercettazioni pubblicate sul Fatto nell'ambito dell'inchiesta di Trani. Intercettazioni nelle quali - si legge  - Berlusconi, Minzolini e il commissario Agcom Giancarlo Innocenzi discutevano della tv pubblica, delle sue trasmissioni con Annozero e Santoro nel mirino.
Il conduttore è profondamente indignato e sottolinea come lui abbia denunciato - in tempi recenti - la totale assenza di terzietà dell'organismo che - per composizione - è frutto di operazioni lottizzatorie: "Sarebbe opportuno che le più alte cariche dello Stato affrontassero il problema dell'assenza di indipendenza delle Autorità di garanzia che collide con il dettato costituzionale". "Io e Travaglio - ribadisce il conduttore di Annozero - siamo rimasti gli unici a dire che in Italia non esiste un arbitro imparziale. Innocenzi già in passato è stato sorpreso con il sorcio in bocca ma non è successo niente". Santoro - tornando alle intercettazioni pubblicate oggi dal Fatto - insiste sulla violazione dei principi della Costituzione secondo i quali il Garante è un' Autorità amministrativa e quindi obbligatoriamente terza, mentre - osserva ancora - "da noi accade esattamente l'opposto". E definisce "allucinante" un altro aspetto emerso grazie all'indagine della Procura di Trani: "Anche i funzionari dell' Agcom sono lottizzati. Leggendo il resoconto del Fatto risulta che gli esposti venivano confezionati all'interno dell'organismo e poi passati ai partiti. E' davvero allucinante".
"Altro che Zimbawe! Il direttore generale della Rai non dovrebbe lamentarsi per le pressioni che riceve evocando paesi più civili e seri del nostro. Solo nell'Italia prigioniera dell'invasivo conflitto d'interessi di Berlusconi si può leggere una storia come quella che ha raccontato oggi il Fatto quotidiano". Lo afferma Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e presidente del Pd, chiedendo alla Rai di revocare la nomina di Augusto Minzolini a direttore del Tg1. "Si conosceva - prosegue - la sua insofferenza al pluralismo delle idee e alla libera informazione. Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall'editto bulgaro fino all'ultimo blitz sulla impar condicio. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come Annozero. Anche così si delegittimano le istituzioni. E' intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull'equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all'informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai". "Alla luce di quanto sta emergendo, la Rai non è tenuta a pagare multe né ad ottemperare alle diffide di un'Authority priva di credibilità e di autonomia. Quanto al ruolo di Minzolini, mi chiedo cosa aspetti il Cda della Rai a revocare la nomina a direttore del Tg1 e l'Ordine dei giornalisti ad intervenire per difendere la dignità della professione", conclude.
"Se è vero che abbiamo un 'direttorissimo' asservito, la Rai dia subito al Tg1 un direttore autorevole e al di sopra delle parti,come il prestigio storico della testata ammiraglia esige e come il servizio pubblico è obbligato a garantire ai cittadini". Lo sostiene il segretario dell'Usigrai Carlo Verna spiegando che "l' Usigrai è già oltre la richiesta di dimissioni di Augusto Minzolini, che, dopo le rivelazioni de Il Fatto, neanche avrebbe dovuto firmare l'edizione delle 13,30". "Ma evidentemente - continua il segretario - lui ragiona con categorie diverse dalle nostre e da quelle di tanti utenti, che avrebbero diritto ad un prodotto ben diverso, laddove invece il sindacato è costretto ad agire come un nucleo anti-sofisticazioni. E' bene distinguere i piani. Il dato politico del far comunella è di per sé scandaloso ed esige immediate risposte. Per il resto male fa Di Pietro ad usare certi linguaggi, conservi quelle espressioni, se crede, per gli altri protagonisti della vicenda e lasci Minzolini alle cure dell'ordine dei giornalisti, cui l' Usigrai si rivolgerà con un esposto se e quando con certezza saranno chiari elementi contrari alla deontologia professionale. Sicuramente già per quel che è emerso la sua direzione è incompatibile coi doveri del servizio pubblico. Come racconterà nel suo Tg fatti così rilevanti che lo riguardano".

 
12 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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