In una celebre e nota telefonata con Agostino Saccà, intercettata dagli investigatori qualche tempo fa, definì Silvio Berlusconi “il grande capo”. Ma che non ci fossero dubbi sulla fedeltà di Giancarlo Innocenzi, componente della Agcom, nei confronti del premier è cosa risaputa. Lo ricorda in un articolo sull’argomento Repubblica che risale agli anni in cui Innocenzi usa quella frase per riferirsi appunto a Berlusconi. Era il 2007 e Innocenzi faceva già parte della Agcom, mentre il cavaliere dall’opposizione cercava di mettere in crisi il governo Prodi. Una cosa singolare, insomma: un controllore, componente di una Authority di garanzia, che considera suo referente colui che dovrebbe controllare, in quanto proprietario di Mediaset, oltre che esponente politico. Un fatto, questo citato dal quotidiano di Ezio Mauro, che risale al caso Saccà, e alle intercettazioni disposte dalla procura di Napoli, poi ritenute irrilevanti. Interessante, tuttavia, perché conferma che le nuove intercettazioni relative al dialogo tra Berlusconi e Innocenzi hanno radici antiche.
Ma chi è Innocenzi? Nato nel 1945 a Verona, laureato in Economia e commercio, conosce Berlusconi ed entra in Fininvest dove finisce col rivestire ruoli importanti. Poi, con l’ascesa politica di Silvio Berlusconi, per lui si spalancano anche le porte di Montecitorio. Diventa parlamentare di Forza Italia e, dal 2001 al 2005, sottosegretario alle Comunicazioni. Dopo l’esperienza di governo, Innocenzi viene nominato in Agcom, l’Authority di garanzia delle comunicazioni. Ma, pur essendo componente di tale commissione i suoi rapporti col Cavaliere non si congelano, come dimostrano le intercettazioni del caso Saccà, del 2007 pubblicate dall’Espresso.
Sono due, in particolare, le intercettazioni che riguardano Innocenzi. In una lui chiama il direttore di Rai Fiction, Saccà appunto, affermando di essere uscito da poco da un colloquio "col capo" e che questo, per favorire l’operazione di rimozione di Prodi, consiglia di assumere la moglie attrice di Willer Bordon nella fiction “Incantesimo”. La seconda telefonata, stavolta a Berlusconi in persona, serve a Innocenzi per perorare la causa del produttore televisivo Guido De Angelis, al quale, secondo lui, Mediaset dovrebbe garantire un contratto di 30 milioni di euro all’anno per un triennio. Da considerare, ovviamente, che in quel periodo Innocenzi faceva parte dell’Agcom.
Sono passati alcuni anni da allora e si ripresenta un caso simile che ripropone chiaramente all’attenzione la troppa fedeltà dell’ex dipendente di Mediaset al capo.
12 marzo 2010