Mario Segni (Ansa)
Mario Segni (Ansa) 

Politica

Guerra di piazza tra opposti schieramenti, Mario Segni: "Un segnale dello sfascio della Repubblica"

di Ignazio Dessì
“C’è un pezzo d’Italia che non si rassegna ad essere comandata dall’alto, che non vuole una politica ingessata e chiusa negli accordi di vertice, che cerca aria nuova”. E’ concentrato in questa affermazione il punto di vista sulla situazione di profondo disagio che coinvolge moltissimi cittadini nel nostro Paese di Mario Segni, l’uomo politico che caratterizzò un periodo di speranza della Repubblica con il suo Movimento referendario, facendosi stimare da gran parte dell’elettorato italiano. Il leader del Patto dei Liberaldemocratici, che attualmente insegna Diritto civile all’Università di Sassari ma continua a impegnarsi nella politica "con la P maiuscola", conferma la sua posizione antiberlusconiana ma non lesina critiche all’opposizione.
Senta Onorevole, ormai sembrano tutti diventati “piazzisti”, nel senso che sia dalla maggioranza che dall’opposizione chiamano a raccolta, in piazza, i loro sostenitori per difendere “le regole della democrazia” e chiedere “più giustizia sociale”. Berlusconi incita i suoi a mobilitarsi per il 20 marzo, Pd e Idv radunano le forze per sabato. Ci si contrappone, si agitano bandiere e si alza la voce. E’ il segnale della necessità della gente di riappropriarsi della politica o piuttosto l’espressione dello sfascio imperante?
“Sinceramente mi sembra più un segnale di sfascio che di rinnovamento. E tutto accade in una Italia impregnata di sfiducia e rassegnazione. Da una parte il potere politico che si agita sempre più e dall’altra un Paese reale tenuto sempre più lontano. C’è sempre meno fiducia da parte dei cittadini sia nei confronti di chi governa che degli altri, e questo è un segnale molto brutto”.
Anche perché il clamore da piazza ci conduce fin dentro il Parlamento, nelle aule giudiziarie, nel sociale, viene enfatizzato dallo scontro tra poteri dello Stato, dal caos liste: dove rischia di portarci questo stato di cose?
“Impossibile saperlo di preciso, tuttavia vedo che continua la discesa, senza prese di posizione che facciano davvero da argine. Guardi per esempio questa bruttissima situazione delle liste. Non c’è stato nessuno che abbia lanciato davvero un segnale forte, positivo. Il Pdl, responsabile dei pasticci, vara – cosa gravissima – un decreto legge che rompe le regole costituzionali. Non basta: questo viene controfirmato dal Capo dello Stato. Si stabilisce cioè una doppia responsabilità: del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato che ha controfirmato il provvedimento, spiazzando molti italiani che si sono sentiti gelati da quella firma, vista la stima che in Napolitano ripongono”.
Ma la gran parte dell’opposizione ha dichiarato che il Presidente della Repubblica non ha colpe ed ha fatto ciò che doveva.
“Sì, il Pd dice ‘il decreto è un golpe’, la colpa è tutta del governo ma il Presidente della Repubblica non va toccato perché ha fatto solo ciò che doveva fare. Questo punto però non è credibile. Infatti, se si sostiene che il decreto era illegittimo e incostituzionale, allora bisogna anche dire che Napolitano ha fatto male a firmarlo”.
Dall’altra parte il premier Berlusconi afferma addirittura che magistrati e Radicali hanno impedito la presentazione della lista Pdl nel Lazio.
“E’ una cosa gravissima. Il presidente del Consiglio di uno Stato dice che 'è stato impedito a una lista di presentarsi”. Lo voglio sottolineare, il capo del governo afferma che nel suo Paese, nella regione più importante, gli atti per la partecipazione alla competizione elettorale non sono regolari. Pensi se una cosa del genere avvenisse negli Usa: inizia la campagna elettorale e Obama rivela che in California ci sono delle irregolarità gravissime e sono stati esclusi perciò dei candidati. Cosa succederebbe? Se il presidente del Consiglio italiano sostiene questo, dovrebbe agire di conseguenza e rinviare prima di tutto le elezioni, perché evidentemente non sarebbero democratiche”.
Tutto ciò dà il senso dello sfascio delle istituzioni e dello spregio per la legalità?
“Sì purtroppo, e – cosa terribile - evidenzia anche l’incapacità dei principali attori politici, chi più chi meno, di presentarsi come portatori di una idea generale e non di parte”.
Perché il Cavaliere afferma queste cose che finiscono con l'esacerbare il clima politico e lo scontro tra opposti schieramenti?
“E’ chiaro che Berlusconi dice questo perché pensa di recuperare consenso, gli serve per preparare la campagna del suo partito. Ma non può fare ciò a prezzo della credibilità dello Stato”.
Posso chiederle da dove parte, secondo lei, questa situazione di cui discorriamo?
“Non c’è dubbio che il corso berlusconiano sia quello che ha rotto più di tutto il senso di rispetto della legalità. Non c’è dubbio su questo, perché c’è una campagna continua che dura da un decennio e coinvolge i giudici, le leggi ad personam, il conflitto di interessi. Ma c’è anche da dire che ormai lo sfascio non è più limitato ma generale”.
E tutto questo in un momento di crisi in cui le famiglie hanno problemi, i giovani non trovano lavoro, le imprese arrancano, i lavoratori finiscono in cassa integrazione.
“In realtà mi stupisco che gli italiani siano ancora così pazienti. Ma mi consenta di farle una domanda, visto che parlo a un giornalista: quanto tempo è che non sente un politico di peso parlare della crisi economica?”
Potrebbe essere che le leggi ad personam, i decreti sulle liste, i salva premier e le tante discussioni sulla giustizia umiliata, unite all'uso delle tv, distolgano l’attenzione di tutti dai problemi più impellenti della popolazione?
“Perfetto. Lei chiama da Cagliari e sa perfettamente quanto in regioni come la Sardegna abbiamo drammi da affrontare tutti i giorni, e invece...”.
Quindi secondo lei è anche una questione di classe dirigente non all’altezza?
“E’ soprattutto una questione di classe dirigente non all’altezza”.
L’opposizione che responsabilità ha in tutto questo?
“In un certo senso si è lasciata conquistare non da Berlusconi ma dalle cose peggiori del berlusconismo ed ha perso smalto. Del conflitto di interessi, per esempio, ormai non parla quasi più nessuno. Le leggi ad personam sono passate e qualche volta la posizione di chi doveva opporsi è stata blanda. Il dato reale è che i mali del sistema hanno contaminato spesso anche chi sta dall’altra parte e quindi non c’è più una opposizione davvero credibile. E’ una cosa amara da dire, ma purtroppo è così”.
Secondo lei la riforma del sistema elettorale, ancora una volta, potrebbe portare un beneficio a questo stato di cose?
“Certamente, si dovrebbe prima di tutto fare una cosa: cancellare il meccanismo per l’elezione dei parlamentari. Quello delle liste bloccate che stanno uccidendo il Parlamento. Faccio osservare a questo proposito, visto che le istituzioni influenzano anche i comportamenti dei politici, che in questa Italia sfasciata ci sono anche delle cose che ancora funzionano. Una di queste sono i sindaci. Ovviamente ce ne sono di bravi e di cattivi ma, sostanzialmente, l’istituzione del comune funziona. I sindaci, come dimostrano anche i sondaggi, sono popolari, conosciuti dai cittadini, e questo perché dietro c’è un sistema semplice di rapporto diretto tra il primo cittadino e chi l’ha eletto. Ecco, questo sistema è qualcosa a cui ispirarsi anche per il parlamento, per cambiare questa sciagura”.
Bisogna insomma eliminare il meccanismo che vuole i candidati scelti dai partiti senza possibilità che il cittadino possa dire la sua.
“Esatto, sto parlando proprio di questo. E’ la prima cosa che andrebbe cancellata. Una vera vergogna”.
Quando di recente ha scritto che in “verità c’è un pezzo d’Italia che non si rassegna ad essere comandata dall’alto” pensava a qualche avvenimento in particolare?
“Se non sbaglio è una cosa che ho scritto a proposito delle primarie della sinistra in Puglia vinte da Vendola contro le aspettative delle dirigenze dei partiti. E’ qualcosa da mettere in rilievo perché dimostra che ogni tanto ci sono questi fenomeni, in cui i cittadini si ribellano, e decidono chi deve rappresentarli, al di là delle scelte provenienti dall’alto: un grande fatto”.
In questo caso c’era un candidato carismatico ma anche il suo progetto politico preciso, chiaro: la sua posizione contraria alla privatizzazione dell’acqua, quella sulle energie alternative, sul diritto allo studio, sullo sviluppo sostenibile. E la gente l’ha seguito.
“Proprio così, e la gente gli ha dato credito”.
A proposito della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche: è tramontata la stagione dei referendum?
“Per ora sì, certamente, perché la fase della spinta popolare alle riforme è chiusa. Ma si può sempre riaprire al momento giusto”.
 
11 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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