Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera (Ansa)
Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera (Ansa) 

Politica

Donadi: "Quirinale sotto pressione ma sul legittimo impedimento dia un segno"

di Antonella Loi
Piazza contro piazza. All'annunciata manifestazione del Pd e dell'Idv di questo sabato a Roma risponde il presidente del Consiglio Berlusconi che, un minuto dopo la sentenza del Tar che metteva fuori dalla competizione elettorale nel Lazio la lista del Pdl collegata a Renata Polverini, annuncia una grande adunata il prossimo 20 marzo. "Questo è un paradosso", dice Massimo Donadi, capogruppo dei deputati dell'Idv alla Camera, raggiunto durante una pausa dei lavori parlamentari. "Scrive un decreto legge inapplicabile e che fa Berlusconi? Scende in piazza contro se stesso?".
Donadi, improvvisamente la piazza torna di moda?
"La piazza è importante ed è giusto che l'opposizione ci vada perché il dl emanato dal governo non è semplicemente incostituzionale ma illegale. Sono stati violati almeno 4 o 5 articoli della Costituzione in modo clamoroso. Non si è mai visto in uno Stato democratico che a campagna elettorale aperta il governo cambi le regole per avvantaggiare la propria parte. E poi diciamolo: questo governo è incredibile, visto che non sono stati capaci di presentare le liste prima né poi, pur imbrogliando e cambiando le regole, di riammetterle. Infine il paradosso: il governo che manifesta contro i suoi pasticci". 
Berlusconi in conferenza stampa ha dato però una spiegazione diversa, ha detto che "è stato loro impedito di consegnare le liste". A parere del premier l'illegalità sta dall'altra parte.
"Berlusconi ha detto una bugia colossale, è un bugiardo e non lo è da oggi: mente agli italiani da vent’anni. Oltretutto parla in modo così clamoroso e da parte di un presidente del Consiglio è un atto di così straordinaria irresponsabilità, significherebbe che tutti gli organismi giudiziari che hanno esaminato le liste del Pdl, compresi i giudici amministrativi che di tutto possono essere tacciati tranne che di interessi politici. Sono parole golpiste".
Addirittura?
"Sì, a lui non interessa il fatto di dire cose false e nemmeno verosimili, perché lui sta tranquillo. Può confidare in uno Stato dove l’informazione televisiva libera non esiste più perché tutti i programmi di approfondimento televisivo sono stati chiusi. Esistono solo i suoi telegiornali di regime che per i prossimi venti giorni a reti unificate prenderanno le sue bugie patetiche e le trasformeranno in verità incrollabili".
L'Idv ha criticato con forza l’operato del presidente della Repubblica, quella firma sul decreto “salva-liste” l’avete mal digerita. Di Pietro però precisa che andrà in piazza non per manifestare contro Napolitano ma contro Berlusconi pur rivendicando il diritto a criticare il Colle.
"Napolitano dovrebbe svolgere il ruolo che gli affida la Costituzione cioè di garante supremo delle regole e dei valori costituzionali e se avesse svolto fino in fondo questo ruolo credo, e questo lo dicono molti giuristi, non avrebbe firmato questo decreto. Ma ribadisco, come ha detto giustamente Di Pietro, sarebbe veramente un errore - e noi non ci prestiamo a questa strumentalizzazione - trasformare in una battaglia contro Napolitano quella che è invece una battaglia verso il responsabile politico. Il presidnete dlela Repubblica ha commesso un errore di natura istituzionale ma il responsabile politico è uno solo e sta a Palazzo Chigi ed è contro di lui e contro il degrado delle istituzioni  da lui creato che andiamo a manifestare sabato".
La Stampa pubblica un sondaggio Piepoli: fiducia nel capo dello Stato - che resta comunque una delle istituzioni più popolari - in tre mesi scesa di due punti e risalita di uno. Che significato le dà?
"Premesso che noi ai sondaggi attribuiamo ben poca importanza, attribuiamo però importanza a quello che vediamo tutti i giorni tra le persone, tra gli italiani. E quello che sentiamo è che gli italiani avvertono che c’è da parte del governo una pressione quasi violenta nei confronti del presidente della Repubblica per ottenere il via libera alle leggi incostituzionali che, quasi a ritmo settimanale, il parlamento sforna esclusivamente per tutelare gli interessi del premier e della sua classe politica".
Un presidente della Repubblica inerme dice lei?
"Da una parte il governo, dall'altra Napolitano che la gente comincia ad avvertire come troppo arrendevole rispetto a queste pressioni e atti intimidatori, anche se politici, nei confronti del Capo dello Stato. E in questo momento l’Italia ha bisogno di istituzioni che non chinino la testa".
Intanto al Senato il legittimo impedimento ottiene la fiducia. Di Pietro ha detto che "ancora una volta" si appella a Napolitano.
"Il testo è clamorosamente incostituzionale, viola qualunque principio di costituzionalità, viola il corretto equilibrio tra poteri dello Stato perché subordina completamente il potere giudiziario a quello esecutivo, viola il principio di uguaglianza perché in modo assolutamente non giustificato discrimina la posizione del presidente del Consiglio e dei ministri rispetto a quella degli altri italiani. Inoltre è formulata in maniera improponibile perché non si è mai vista una garanzia di scudo giudiziario ponte che dovrebbe valere solo per pochi mesi. E’ cioè un pasticciaccio dei peggiori e il presidente della Repubblica, lo dice la Costituzione, di fronte a provvedimenti palesemente incostituzionali quale questo, ha il dovere di non firmarli e rimandarli al Parlamento".
Iter parlamentare scontato: occhi puntati sul capo dello Stato dunque?
"
Più che occhi puntati, grande speranza che Napolitano interpreti il futuro in modo sempre più rigoroso e il compito che la Costituzione gli attribuisce. Siamo consapevoli che Napolitano è chiamato a svolgere un incarico difficile perché dall’altra parte ha un presidente del Consiglio che non è un normale interlocutore istituzionale ma è un mezzo dittatorello di provincia, mezzo dittatorello mezzo bullo che può ottenere in un modo o nell’altro tutto quello che si prefigge di ottenere. E’ evidente che il compito del capo dello Stato in queste condizioni è difficilissimo ma noi pensiamo che in questo momento un segnale chiaro dal Colle debba arrivare".
 
10 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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