L'esponente della Udc Savino Pezzotta (Ansa)
L'esponente della Udc Savino Pezzotta (Ansa) 

Politica

Pezzotta: "Fanno pasticci e decreti salva-liste mentre la crisi avanza: questo governo è inadeguato"

di Ignazio Dessì
La lista Formigoni viene riammessa in Lombardia ma quella del Pdl per le regionali del Lazio incassa i no del Tar e dell’ufficio elettorale. Il caos pre-elettorale esaspera lo scontro politico e quello tra poteri dello Stato. Berlusconi, dimenticando che il peccato originale sta nel pasticcio combinato dai suoi, urla al “sopruso violento” e chiama a raccolta il Popolo delle Libertà per una grande manifestazione pro democrazia. Mentre l’approvazione del ddl salva-liste appare ad almeno metà degli italiani come una forzatura, un “atto di arroganza della maggioranza” che pone a rischio l’equilibrio dei poteri costituzionali. In mezzo a tal bailamme, l’Italia vive una crisi di portata storica, con la mancanza di lavoro, l’assenza di prospettive per giovani, i disagi delle famiglie e uno sviluppo che non c’è. Da questo punto di vista, Savino Pezzotta, parlamentare dell’Udc, ex segretario nazionale della Cisl e candidato presidente nella corsa al Pirellone, è persona adatta a fornire un’analisi e lanciare l’allarme invitando tutti a un maggior senso di responsabilità.
Onorevole Pezzotta, dopo aver accettato la candidatura a presidente della Lombardia per l’Unione di Centro, si prepara a trascinare i suoi nella competizione elettorale: ottimista?
“Sì, ottimista. Noi ci candidiamo per portare nel dibattito pubblico e in quello elettorale una idea diversa di politica. La vicenda delle liste è solo uno dei risultati che dimostrano come la politica italiana sia cambiata. Questo bipolarismo urlato, dove ogni giorno a destra e a sinistra si evoca un complotto o si indossa la maglia dei tifosi per insultare costantemente la parte avversa ha stancato molti. A partire da noi che anche per la Lombardia proponiamo un programma elettorale fuori dalla logica del confronto muscolare e fatto di buon senso, responsabilità e moderazione. Noi perseguiamo una idea di Lombardia aperta, moderna, europea, capace di svolgere un grande ruolo nazionale e di produrre innovazione, il contrario di chi la vorrebbe racchiudere nella Padania. Siamo oggi l'unica forza politica in grado di dare risposte e di rappresentare le persone di buon senso. Credo che questa nostra idea di politica sarà premiata”.
Passiamo al caos liste: lei afferma sul suo blog che il decreto salva liste voluto dal governo non è “interpretativo”, perché innova rispetto alla normativa esistente. Lo ritiene dunque incostituzionale, come sostiene Ciampi?
“In un Paese normale, e questo ancora non lo è, non sarebbe servito alcun decreto perché si sarebbe confidato unicamente sull’attivazione della magistratura, il vero organo di controllo. Al di là della costituzionalità con questo decreto è stata fatta una forzatura inutile, che non è servita a nessuno, che ha creato solo tensione e un clima di sospetto tra i cittadini. Credo si sia fatto un grave errore”.
L’ex Presidente della Repubblica ha così dato indirettamente un colpo basso all’attuale Presidente Napolitano, che ha concesso la sua firma al provvedimento? Lei come giudica l’atteggiamento del Capo dello Stato in questa vicenda?
“Noi difendiamo il ruolo istituzionale e di garante del Presidente Napolitano. Sono già troppi coloro che picconano le istituzioni repubblicane. Non ci vogliamo aggiungere a questo coro”.
Reputa quindi eccessive le critiche del leader della Idv Antonio Di Pietro?
“Certamente sono eccessive. Lo ripeto, il Presidente della Repubblica non andava tirato in ballo. E poi le critiche di Di Pietro servono solo a rafforzare Berlusconi e a demarcare con forza il confine tra chi la pensa come lui e chi no. Ma questo è un Paese pieno di divisioni e il quadro politico è troppo condizionato da posizioni come quella giustizialista dell’Italia dei Valori da una parte e quella populista e della Lega dall’altra. È ora di uscire da questa logica”.
A proposito della esclusione della lista Pdl nel Lazio, Berlusconi parla di "soprusi violenti" e allude a complotti. Ma il leader della sua Udc Casini ha fatto notare che in occasione delle elezioni di Trento, quando le vostre liste sono state escluse, nessuno ha urlato al complotto o al colpo di Stato.
“Infatti, abbiamo preso atto degli errori commessi e il partito ha preso provvedimenti contro i responsabili locali. Continuare ad evocare complotti non porta da nessuna parte. Di questo passo se si continua a delegittimare le istituzioni, a insultare la Magistratura e gli avversari, tutti possono dichiararsi vittime di complotti e prigionieri politici”.
In Italia c’è un problema di rapporto tra i poteri istituzionali e, per rimanere su Pier Ferdinando Casini, c’è chi ammette di essere preoccupato per l’unità del Paese. Il governo, che esaspera lo scontro con la magistratura e sminuisce il ruolo del parlamento, si preoccupa di provvedimenti sulla giustizia congeniali a pochi e di liste, mentre i dati sulla cassa integrazione dicono che è aumentata del 133 per cento, e la crisi stritola famiglie, giovani, pensionati e lavoratori. Condivide?
“Sicuramente, più passa il tempo e sempre più emerge l'inadeguatezza del governo a raccogliere le sfide che la crisi ha messo in campo. La crisi purtroppo non è finita e le ripercussioni che sta avendo sull’occupazione sono sotto gli occhi di tutti. Io ho scritto a chiare lettere nel mio programma che la questione del lavoro oggi occupa il primo posto dell’agenda politica. Credo nel primato dalle politica, ma per uscire da una crisi così complessa, la politica non può farcela da sola. In Lombardia ho proposto una cabina di regia che coinvolga diversi soggetti che vanno dagli enti locali, ai corpi intermedi, dagli industriali ai sindacati, perché è importante programmare in fretta una uscita strategica e strutturale da questa situazione di difficoltà”.
Come Unione di Centro chiedete maggior attenzione per democrazia, lavoro e legalità: però non aderite alla manifestazione organizzata per sabato a Piazza del popolo contro il governo.
“In primo luogo noi vogliamo mantenere un alto profilo istituzionale. Ultimamente il ricorso alla piazza è stato sempre poco opportuno. Noi non ci saremo, l’Unione di Centro crede sia giustissimo tenere alta la critica su questo tema in tutte le sedi istituzionali, ma la via della piazza oggi è quella meno praticabile. Bisogna anche stare molto attenti a non cadere nella trappola di chi vuole togliere dal dibattito elettorale questioni vere come, ad esempio, la famiglia, la disoccupazione, la crescita della cassa integrazione e la chiusura delle imprese in Lombardia”.
L’ Udc sostiene la Polverini, esponente del centrodestra, nel Lazio. In Piemonte però appoggia Mercedes Bresso e il centrosinistra. Non avete paura di apparire come quelli che rinnovano la “politica dei due forni”?
“Nessuna politica dei due forni. Intanto in più del sessanta per cento dell'elettorato ci presentiamo con un candidato nostro, al Nord è evidente che il nostro tentativo è quello di bloccare l’avanzata leghista e soprattutto la scelta del Pdl di consegnare alla Lega l’agenda politica e il comando del Settentrione. Va detto che questa linea, inaugurata nel 2008 con le elezioni politiche, ci ha fatto perdere potere e poltrone, ma allo stesso tempo ci ha permesso di indebolire la deriva bipartitica che Pd e Pdl volevano mettere in atto. Dove invece abbiamo fatto delle alleanze lo abbiamo fatto in base a convergenze programmate e alla serietà dei candidati presidenti. E poi, molto sinceramente, se tutti ci cercano e ci attaccano vuol dire che qualche ragione ce l’abbiamo”.
Ma nel vostro futuro può esserci un’alleanza organica col centrosinistra?
“Nel nostro futuro ci potranno essere solo alleanze programmatiche”.
 
 
10 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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