Politica

Popolo viola contrario al decreto salva-liste ma pure a chi attacca il presidente: "Napolitano va difeso"

di Claudia Mura
A due giorni dal decreto interpretativo emesso dal governo per “salvare” le liste escluse dalla prossime elezioni regionali per difformità alle regole o per superamento del termine temporale, la polemica è ancora infuocata. Nella bagarre fra maggioranza e opposizione è finito pure il presidente della Repubblica che ha firmato il decreto attirandosi le accuse del leader dell’Idv, Di Pietro, che invoca l’impeachment di Giorgio Napolitano. Il Pd è invece rispettoso delle decisioni del Quirinale ma indice una manifestazione contro il decreto salva-liste per il 13 marzo.
E il Popolo viola, che delle manifestazioni di piazza ha fatto la sua bandiera, come ha preso la notizia del decreto? Risponde Enrico Peones, uno degli organizzatori del presidio permanente viola davanti a Montecitorio.
“Abbiamo ricevuto la notizia proprio nel camper del nostro presidio permanente. Siamo lì dal 4 febbraio, quando è iniziato il dibattito sul legittimo impedimento. Devo dire che non ce l’aspettavamo ma quando abbiamo saputo che il decreto era già alla firma del presidente della Repubblica ci siamo mobilitati.”
Speravate che Napolitano non firmasse?
“Eravamo sicuri che non firmasse. Riteniamo che il decreto sia lesivo delle regole della democrazia: c’è un governo che cambia le norme a seconda delle proprie comodità. Siamo andati al Quirinale non tanto per fare pressione ma per tutelare la figura del presidente della Repubblica che riteniamo l’istituzione garante della democrazia. La nostra voleva essere una presenza simbolica, volevamo mostrare che i cittadini stavano lì a proteggerlo da questo attacco del governo.”
Ma secondo voi il presidente ha sbagliato a firmare o no?
“Quando abbiamo ricevuto la notizia della firma ci siamo sdraiati per terra e poi sono arrivate tantissime persone. In principio eravamo in 15, dopo la notizia della firma in 200, tutti sconvolti. Il fatto è che il presidente è stato tirato per la giacchetta con questo atto di prepotenza del governo. I suoi poteri sono limitati, deve verificare la costituzionalità ma non può entrare nel merito altrimenti smette di essere una figura di garanzia. Infatti il problema non è la firma di Napolitano ma la forzatura del governo. Non critichiamo il presidente della Repubblica, significherebbe spostare l’attenzione e l’oggetto della nostra protesta che rimane, invece, il presidente del Consiglio.”
Di conseguenza il decreto potrà essere giudicato inopportuno ma secondo voi è costituzionale?
“Se il presidente lo ha firmato evidentemente lo è. Noi pensavamo che Napolitano non lo avrebbe firmato perché giorni fa aveva dichiarato, dopo un incontro con alcuni ministri, che non voleva entrare nella vicenda. Il governo non può fare i decreti se non in caso di urgenza ed è una forzatura usare l’istituto della decretazione d’urgenza per tematiche giurisprudenziali legate alla materia elettorale.”
Quindi non condividete le critiche al presidente di Di Pietro, al quale siete spesso accomunati, che sta ventilando l’ipotesi dell’impeachment.
“Non condividiamo la reazione di Di Pietro nel modo più assoluto. Il leader dell’Idv è stato molto violento nelle sue dichiarazioni e anche molto pericoloso.”
Perché pericoloso?
“Perché le sue dichiarazioni sono arrivate in un momento particolare. Dopo la firma di Napolitano i cittadini sono scesi in piazza, c’era gente che piangeva che sentiva il peso di questa forzatura antidemocratica e della situazione provocata da questo governo. Abbiamo ricevuto tante mail, telefonate e in quel momento le dichiarazioni di Di Pietro, che parlava di intervenire contro un golpe, è stata veramente irresponsabile. Il presidente deve essere difeso e, invece, si è fatto il gioco del premier dimenticando che il dittatore è lui. Di Pietro è caduto in una grossa contraddizione rispetto all’obiettivo delle critiche.”
E invece l’obiettivo del Popolo viola qual è?
“Sempre lo stesso: le dimissioni di Berlusconi. L’idea dell’impeachment è una macchietta folkloristica ed è stata usata a sproposito.”
Tra l’altro in Italia l’impeachment non esiste.
“Appunto, non è un istituto previsto dal nostro ordinamento. Si tratta solo di una parola conosciuta dopo scandalo Clinton negli Usa.”
Resta la vostra contrarietà al decreto. Scenderete in piazza?
“Lo abbiamo già fatto. Noi siamo scesi in piazza il giorno dopo, il 6 e anche il 7. Siamo stati i più tempestivi. Grazie al presidio permanente davanti al Parlamento siamo riusciti a muoverci in tempi rapidissimi e in questo caso siamo stati davvero sentinelle della democrazia, come ci hanno chiamato. Il giorno successivo alla firma a piazza Montecitorio i cittadini sono scesi in piazza con noi spontaneamente, poi sono arrivate le basi dei partiti d’opposizione e le liste civiche.”
Quanti eravate?
“Eravamo sei o settecento così abbiamo fatto un’assemblea pubblica per decidere il da farsi.”
Un’assemblea cittadina davanti al Parlamento?
“Sì, e l’assemblea dei cittadini ha votato a maggioranza per una manifestazione pubblica da tenersi alle 16.30 al Pantheon dove poi è intervenuta anche la candidata alle regionali del Lazio Emma Bonino. Domenica c’è stata un’altra manifestazione, questa volta del solo Popolo viola a Piazza Navona e abbiamo avuto una presenza grandiosa: tra le cinque e le ottomila persone.”
In una manifestazione organizzata dalla sera alla mattina?
“Sì, c’era il palco, la scaletta degli interventi e molti sono stati i cittadini che hanno voluto parlare. Il tutto lanciato grazie a un tam tam via Internet e via sms nella notte. È stata una prova importante che ha dimostrato come la nostra comunicazione funzioni. E chi non poteva venire a Roma, visto lo scarso preavviso, si organizzato nella propria città con manifestazioni in contemporanea a Milano, Sassari, Napoli, Palermo, erano 15 le città unite dalla diretta streaming.”
Avete fatto una diretta internet sulla manifestazione?
“Sì, e non è la prima volta che lo facciamo. In realtà abbiamo fatto una diretta di tre giorni culminata con la manifestazione dei Piazza Navona. Tutto organizzato in tempi brevissimi tramite un iphone, infatti le immagini non sono perfette ma il sonoro sì. Abbiamo avuto 2000 spettatori collegati alla diretta streaming sul sito ilpopoloviola.it e violive.logeeko.it. Il video della manifestazione è ancora on line a disposizione e ha avuto 50mila contatti solo domenica. In questo modo siamo riusciti a coinvolgere molte più persone di quante potessero essere fisicamente presenti e i loro interventi sono stati letti in diretta. Sono importanti i numeri della piazza reale manche anche quelli della piazza virtuale, che poi non sono contestabili dalla questura.”
Il 13 marzo il Pd sarà in piazza contro il decreto interpretativo. Il Popolo viola ci sarà?
“Sì, siamo stati invitati e andremo anche se non è una è manifestazione indetta da noi. Sicuramente il Pd è molto più lento di noi a muoversi ma è importante che i partiti scendano in piazza. È l’opposizione istituzionale che deve intervenire, noi come cittadini possiamo fare opposizione civica e possiamo esprimere il nostro dissenso ma la battaglia vera la devono fare loro. Sono stati votati per quello e per quello sono pagati.”
È un’adesione alle idee del Pd?
“No. Non è un’adesione a un partito perché il Popolo viola non ha colore politico. Ma riteniamo importante che finalmente i partiti si muovano, soprattutto il Pd perché questa volta lo chiede la base.”
08 marzo 2010
 
 
 
 
  
 

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