Politica

Sequestrati beni per 550 milioni di euro al cassiere del boss Messina Denaro. Alfano: "Duro colpo alla mafia"

Beni per 550 milioni di euro sono stati sequestrati oggi all'imprenditore agrigentino Rosario Cascio, ritenuto il cassiere di Matteo Messina Denaro, ancora latitante e considerato il capo di Cosa Nostra. Il provvedimento che ha portato al sequestro è stato adottato dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento, su proposta del direttore della DIA e della Dda di Palermo.
Nel "tesoro" sequestrato: immobili, terreni e barche - Tra i beni sequestrati all'imprenditore agrigentino ci sono 15 tra ditte individuali e società di capitali che operano nel settore edilizio e intestatari di 200 appezzamenti di terreno, che si trovano nelle province di Agrigento e Trapani, 90 fabbricati, 9 stabilimenti industriali tra cui diversi silos e 120 automezzi. Sotto sequestro sono finiti anche i seguenti beni intestati a Rosario Cascio e alla moglie, anche attraverso prestanomi: 60 appezzamenti di terreno, 80 tra ville, appartamenti, palazzine e magazzini, 50 veicoli e un'imbarcazione da diporto. Complessivamente il patrimonio sequestrato ammonta a 550 milioni di euro.
"Duro colpo al latitante Messina" - Soddisfazione per l'importante operazione da parte del direttore della Dia, Antonio Girone. "Un lavoro "molto prolungato" di un pool di investigatori che si è dedicato solo a questo obiettivo e che ha consentito di portare "un colpo diretto e forte al capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro", ha commentato Girone. I 550 milioni sequestrati a Rosario Cascio, sottolinea inoltre il direttore della Dia, sono solo l'ultima di tre importanti operazioni messe a segno dalla Dia nei confronti di quello che viene ritenuto dagli investigatori il capo di Cosa Nostra.
Atri bene sequestrati ad tra il 2008 e il 2009 - A fine 2008 erano infatti già sequestrati 700 milioni a Giuseppe Grigoli, un imprenditore della grande distribuzione e due mesi fa altri 200 milioni di beni sono stati sequestrati a Francesco Pecora, un imprenditore impegnato nel campo dell'edilizia collegato secondo gli investigatori, come Cascio, a Messina Denaro. Tutti e tre i provvedimenti di sequestro sono stati inoltrati all'autorità giudiziaria direttamente dal direttore della Dia. Un patrimonio di 1,4 miliardi di euro che "fa capire - conclude il generale Girone - quanto possa essere forte e radicato il potere economico" di Messina Denaro.
Scarpinato: "Duro colpo a Cosa Nostra" - Per il pm Roberto Scarpinato, che coordina le indagini sulle infiltrazioni mafiose nell'economia,  l'imprenditore Rosario Cascio può considerarsi l'interfaccia economico del boss trapanese Matteo Messina Denaro. Abbiamo accertato che col capomafia latitante aveva rapporti attraverso il mafioso Filippo Guttadauro. L'imponente sequestro del suo patrimonio, pertanto, é certamente un colpo formidabile all'economia di Cosa nostra", ha detto  Scarpinato commentando il maxisequestro di 550 milioni di euro eseguito dalla Dia a carico di Cascio.
Cascio condannato nel processo del "tavolino" - Scarpinato ha ricordato il ruolo svolto, alla fine degli anni '80 da Cascio nel sistema della spartizione degli appalti. L'imprenditore, infatti, fu condannato in via definitiva nel cosiddetto processo del tavolino che mise in luce il sistema dell'illecita aggiudicazione dei lavori ideato da Cosa nostra. Cascio, a fine del 2008, venne riarrestato, dopo avere finito di scontare la prima pena, "perché - ha spiegato Scarpinato - aveva riprodotto in scala lo stesso sistema del tavolino nelle province di Agrigento e Trapani".
Alfano si congratula per il sequestro - Il ministro della Giustizia parla di "un ulteriore straordinario successo nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa" ed evidenzia come tale sequestro "sia stato possibile grazie alle innovazioni apportate nei mesi scorsi in materia di misure di prevenzione".  Per Alfano il valore "strategico" del sequestro di beni "é dato anche dalla circostanza che esso serve a togliere linfa vitale alla latitanza di Matteo Messina Denaro, l'ultimo degli stragisti ancora pericolosamente in libertà, nei confronti del quale, così come dei suoi fiancheggiatori, l'azione di accerchiamento dello Stato sarà incessante fino alla sua cattura". 
27 gennaio 2010
 
 
 
  
 

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