"Raccomando il rispetto e la verità anche per il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che è un grande pastore della chiesa ambrosiana e del suo popolo". Lo ha detto oggi a Milano il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, che insieme allo stesso Tettamanzi, ha accolto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Non sono ancora martire", ha detto con una battuta ironica l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, interrompendo il cardinale Tarcisio Bertone che lo aveva appena definito "un grande pastore della chiesa ambrosiana e del suo popolo". Entrambi hanno riso di questa battuta.
Oggi intanto un nuovo attacco al cardinale milanese. In nome della "tradizione cattolica", che ha tra i suoi capisaldi il rifiuto di incoraggiare la diffusione delle altre religioni, la Padania continua la sua polemica contro l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e gli altri esponenti della Chiesa che hanno manifestato posizioni di apertura verso l'Islam. Questa volta l'affondo è contenuto in un articolo firmato da Giuseppe Reguzzoni e intitolato "Come un gregge senza pastore".
Tettamanzi non è mai direttamente citato, ma non ci sono dubbi su chi sia il destinatario delle critiche: l'articolo parte infatti con la constatazione che la tradizione cattolica é "invisa alle menti aperte della Curia milanese" e prosegue sostenendo che "le polemiche inaugurate dalla Curia di Milano riflettono oggi la profonda spaccatura esistente all'interno della Chiesa Cattolica tra chi interpreta il concilio come una rottura con la Tradizione e chi lavora per interpretarlo alla luce dell'insegnamento di tutti i pontefici e di tutti i concili precedenti". Il punto difeso da Reguzzoni è che "per la tradizione dogmatica della Chiesa Cattolica la libertà religiosa non può essere confusa con il relativismo e nemmeno con l'incoraggiamento di altre fedi da parte di chi ha l'autorità pastorale di guidare una comunità ecclesiale".
"Non nascondiamoci dietro un dito - scrive l'articolista della Padania - ad essere inquietante è l'apologia che certi prelati spacciano per libertà religiosa , idea che da Pio IX e Benedetto XVI è stata unanimemente condannata". "E' evidente - continua l'articolo di Reguzzoni - che il divieto dei minareti in Svizzera e e l'opposizione alla proliferazione delle moschee a Milano non è una forma di coercizione ma solo la limitazione di aspetti architettonici simbolici e dunque carichi di significati ostili alla nostra cultura e alla nostra democrazia se non in aperti conflitto con essa". "E' altrettanto evidente - sottolinea l'articolo del quotidiano leghista - che certi vescovi dovrebbero essere preoccupati di lasciare intatta la dottrina tradizionale cattolica circa il dovere delle società verso la vera religione evitando posizioni che possono essere interpretate come una manifestazione di indifferentismo religioso". Tanto più che tutelare la libertà religiosa è "un compito che spetta alle autorità civili, non alla gerarchia cattolica, che dovrebbe occuparsi invece del suo gregge e della sua salvezza spirituale".
"L'impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lasciando la biblioteca Ambrosiana dove ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. La Chiesa chiede rispetto quando parla di questioni sociali, fa bene? A questa domanda dei giornalisti, Napolitano ha risposto: "Certamente, tante volte ho detto che la religione è un fatto pubblico".
08 dicembre 2009