Con 320 voti a favore e 270 contrari, il governo incassa la sua fiducia numero 26 in 18 mesi di legislatura, posta stavolta sul decreto Ronchi, il cui 'cuore' é la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua. Il testo, che era stato già approvato dal Senato, viaggia ora verso il via libera definitivo, cui si giungerà a Montecitorio domani all'ora di pranzo.
Il governo va sotto sull'Odg - Dopo l'ok alla fiducia, però, il centrodestra 'soffre' e va sotto su quattro ordini del giorno per una manciata di voti il primo dei quali passa anche grazie a 12 assenze nella Lega. I banchi del governo, tra l'altro, sono 'semi-vuoti', venti tra ministri, vice e sottosegretari non sono al loro scanno e con l'opposizione presente in massa passano diverse proposte alle quali l'esecutivo aveva dato parere contrario. Alla fine, con l'esultanza dell'opposizione, il governo 'capitola' e accoglie come raccomandazione tutti gli ordini del giorno rimasti da votare ma, fuori dall'Aula, il capogruppo del Pdl Cicchitto si sfoga sulle assenze lamnetandosi: "Così non si può andare avanti". E Dario Franceschini al ritorno sullo scranno di capogruppo del Pd concorda: "La maggioranza è lacerata da divisioni quotidiane, è in crisi gravissima".
Aumenti dell'acqua tra il 30% e il 40% - "Si profila una vera e propria stangata – spiega il Codacons - se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% delle tariffe dell'acqua". Così, aggiunge, "se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d'acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all'anno, con un incremento di 80 euro, pari al +30%".
Il privato non dà le stesse garanzie dello Stato - Per il responsabile Servizi a rete del Movimento difesa del cittadino (Mdc), Francesco Luongo, saranno "di oltre il 40% gli aumenti in bolletta", visto che "si aggiungerà la necessità dei profitti delle Spa con inevitabili conseguenze sulle tariffe". Anche secondo l'Adiconsum, oggi "se le tariffe sono le più basse in Europa è grazie al "pubblico". Il privato non è garanzia di investimento; è invece certo che ci saranno tariffe più elevate", sostiene il segretario generale Paolo Landi, indicando come "indispensabile un'Autorità che oltre a stabilire parametri di qualità e criteri per le tariffe e gli investimenti disponga di reali poteri di sanzione". "Questa volta siamo pronti alla mobilitazione", dice il presidente della Confeuro, Rocco Tiso, e comunque "resta da sciogliere il nodo dell'organismo di controllo per stabilire le tariffe. Senza questo strumento la riforma è monca".
I consumatori chiedono il referendum - "Troviamo del tutto inaccettabile ed improponibile la norma sulla privatizzazione del servizio idrico", ha affermato in una nota Federconsumatori e Adusbef, aggiungendo che "qualora, in assenza di un sussulto di responsabilità parlamentare, questo provvedimento dovesse passare, Federconsumatori ed Adusbef sono già pronte a raccogliere le firme per un referendum abrogativo. Persino le autorizzazioni per l'installazione dei gazebo destinati alla raccolta sono già state preparate". "Avvieremo tutte le misure in nostro potere per far sì che questa norma, che è un vero e proprio insulto ai cittadini, non entri in vigore." - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti delle due associazioni, preoccupati del fatto che con "il passaggio da un monopolio naturale a un monopolio privato, non solo si esproprieranno i poteri degli enti locali, ma, sulla base delle esperienze fatte, si prospettano andamenti tariffari molto negativi".
Sarà proposto un referendum abrogativo - "Il Governo si è bevuto la fiducia dei cittadini. Blindando l'acqua nel decreto Ronchi, infatti, l'esecutivo ha dimostrato di essere preoccupato più di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità ". Lo sostiene il segretario generale Teresa Petrangolini, in merito "ad una decisione che di fatto rende obbligatoria la privatizzazione della gestione dell'acqua" e che, aggiunge "non può che indurci a sostenere la raccolta firme per un referendum abrogativo". "Ad avvenuta approvazione del decreto - continua Petrangolini - il Governo dovrà preoccuparsi di giustificare all'opinione pubblica l'inevitabile aumento delle tariffe. La scusa dei bassi costi in Italia rispetto al resto dell'Europa - conclude - non regge a fronte dei diversi volumi di investimenti, delle deroghe ai livelli di potabilità, e alla qualità complessiva del servizio".
"Un favore alla criminalità organizzata" - Lo afferma il segretario generale Fp-Cgil, Carlo Podda, che sottolinea anche "la partecipazione dei lavoratori del comparto igiene ambientale allo sciopero unitario di oggi contro l'art. 15 del decreto Ronchi, che privatizza i servizi pubblici locali, è stata straordinaria e generalizzata", con un'adesione del "90% in Campania e Marche, 85% in Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna, 80% in Lombardia e Puglia". Podda parla anche di "una risposta energica e partecipata a chi, negando l'evidenza al paese, sta svendendo il nostro welfare e la nostra salute". Il settore dei rifiuti, aggiunge il sindacalista, "l'altro grande servizio di pubblica utilità travolto da questa riforma, ma particolarmente sottovalutato in questi giorni, è divenuto, soprattutto nel Sud Italia, un grande business per le mafie". Secondo Podda, "destrutturare settori sensibili, indebolendo il ruolo del controllo pubblico, non farà altro che alimentare questo circolo vizioso di affari e monnezza". I dati sull'adesione allo sciopero, conclude, "chiedono al sindacato di andare avanti in questa grande battaglia".
18 novembre 2009