Raggiunto l'accordo sulla necessità che il processo penale non duri più di sei anni in totale, ma caduta l'ipotesi della prescrizione 'breve' dei reati con pena massima non superiore a dieci anni, l'imminente ddl di iniziativa parlamentare frutto dell'intesa tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini riguarderà tre punti, l'ultimo dei quali introdurrà una norma transitoria che inciderà sui processi Mediaset e Mills in cui è imputato il premier.
Il primo articolo della bozza di ddl modificherà la legge Pinto Approvata nel 2001, introduce un'equa riparazione per chi ha subito processi troppo lunghi: per la prima volta verrebbe esplicitato che il processo, per non essere ingiusto, ma in linea con le sollecitazioni del Consiglio d'Europa, non deve durare più di due anni in primo grado, due anni in appello e altri due in Cassazione. Prima della richiesta di indennizzo, però, la 'vittima' dovrebbe presentare al giudice un'istanza di accelerazione che farebbe scattare una corsia preferenziale per definire il processo in tempi brevi, con tanto di sentenza motivata in modo sintetico. Per i processi pendenti al momento dell'entrata in vigore della legge, l'istanza acceleratoria deve essere presentata entro 60 giorni.
Il secondo punto del ddl riguarderà la prescrizione processuale con la creazione di una nuova norma del codice di procedura penale (l'articolo 346 bis). La bozza prevede che, in caso di processi per reati con pene non superiori a 10 anni (ad eccezione dei reati di mafia, terrorismo o grave allarme sociale come rapina, omicidio, estorsione), ciascuna fase del processo non possa durare più di due anni (sei in totale), altrimenti scatterà la prescrizione. Tale norma non si applicherà ai recidivi e ai delinquenti professionali o abituali.
Il terzo punto è la norma transitoria - Grazie ad essa la 'tagliola' della prescrizione sarà applicata anche ai processi in corso, ma limitatamente a quelli pendenti in primo grado. In questo modo, potrebbero rientrare nella previsione sia il processo sui diritti tv Mediaset (in cui il premier è imputato per reati societari), sia quello Mills (nel quale Berlusconi deve rispondere per corruzione in atti giudiziari).
Potrebbe non salvare il premier dal processo Mills - Non essendoci però il via libera di Fini sulla cosiddetta prescrizione 'breve' (taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità commessi prima dell'indulto del 2006 e con pena non superiore a 10 anni) in ambienti della maggioranza si fa capire che non si riuscirebbe a garantire la 'salvezza' dell' avvocato inglese David Mills o a mettere lo stesso premier al riparo dall'inchiesta Mediatrade di cui si attende la conclusione delle indagini da parte della procura di Milano. A tale riguardo - fanno capire nel centrodestra - il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, potrebbe mettersi di nuovo al lavoro per individuare soluzioni alternative.
Più risorse alla giustizia - In ogni caso, per consentire ai magistrati di celebrare celermente i processi, così come previsto dall'intesa Fini-Berlusconi, il presidente della Camera ha reso noto che in Finanziaria saranno stanziate più risorse per il settore giustizia. L'intenzione del centrodestra, intanto, è quella di avviare un confronto a 360 gradi anche con la magistratura: la consulta della giustizia del Pdl dovrebbe incontrarsi domani con i vertici dell'Anm.
10 novembre 2009