"Costruire il partito preparare l'alternativa: sono compiti che richiedono un lavoro importante per durata e per profondità. E' inutile cercare scorciatoie o immaginare strade senza inciampi". E' la rotta che il neosegretario del Pd Pierluigi Bersani indica aprendo l'Assemblea nazionale in corso a Roma che lo ha proclamato leader del Pd.
"Subito la legge elettorale" - Il Pd "é pronto a discutere" di riforme a partire dalle proprie proposte che riguardano il superamento del bicameralismo perfetto e dalla modifica della legge elettorale ha spiegato nella relazione letta davanti all'assemblea. Bersani ha detto di sentirsi "orgoglioso" perché insieme a tutti i militanti sta cercando di costruire un partito: "La nostra Costituzione - ha ricordato - parla di partiti e non di popoli" e il Pd vuole essere "un'altra modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale". Il Pd, ha proseguito, in tema di riforme deve superare "un'impostazione difensiva o nobilmente conservatrice. Ci chiamiamo Democratici - ha proseguito - perché poniamo al Paese il problema di una democrazia efficiente. Ci chiamiamo riformisti perché vogliamo le riforme. Noi rifiutiamo l'idea che il consenso venga prima delle regole, che la partecipazione democratica significhi eleggere un capo, che la società civile sia ridotta a tifoseria".
"Confronto trasparente in Parlamento" - Il Pd è quindi disposto a "un confronto trasparente nelle sedi proprie, e cioé nel Parlamento" su quattro punti: "Superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento delle funzioni reciproche di governo e Parlamento"; una "coerente e moderna legislazione sui partiti" in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione; "nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari, attraverso un confronto con le forze politiche a cominciare da quelle dell'opposizione senza escludere una legge di iniziativa popolare"; nuove norme sui costi della politica.
La crisi non è passata, il governo intervenga - "La crisi non è psicologica, non è una nuvola passeggera, non l'abbiamo alle spalle. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, ma pretendiamo che si riconosca che abbiamo un problema serio", ha detto Bersani davanti all'assemblea. "Non si può pretendere - ha aggiunto - che le rose del governo siano senza spine. Davanti a un'assunzione di responsabilità da parte del governo, noi non ci sottrarremmo a qualcuna di quelle spine. Ma se continuiamo a sentirci dire che il problema non c'é o che si può aggiustare con palliativi per diventa difficile discutere". Bersani ha ricordato le criticità della finanza e dell'economia reale internazionale, sottolineando poi alcune "emergenze" che riguardano specificamente l'Italia: la difficoltà delle piccole e medie imprese di accedere al credito; gli ammortizzatori; i redditi medio-bassi impoveriti che tengono bassa la domanda interna.
Bersani ha quindi proposto al governo tre interventi: "abbandonare i tagli lineari e mettere le mani nei meccanismi che generano la spesa pubblica" attraverso il meccanismo del benchmark; "incrementare la fedeltà fiscale non solo con tecniche deterrenti ma con meccanismi che introducano in modo fisiologico una riduzione dell'evasione e del nero, spostando il carico fiscale dal lavoro alla rendita, a cominciare da quella finanziaria"; "migliorare i tassi di crescita con riforme capaci di attivare le forze di mercato". "Davanti ad una assunzione di responsabilità esplicita da parte del governo - ha concluso Bersani - noi non ci sottrarremmo" anche sulle scelte impopolari, ma "se si continua a dire che il problema non c'é, diventa davvero difficile discutere".
Bersani proclamato segretario - Bersani è stato proclamato ufficialmente segretario del Pd dall'assemblea nazionale del partito per aver ottenuto alle primarie un totale di 1.623.060 voti, pari al 53,3%. All'inizio del suo discorso Bersani ha ringraziato Dario Franceschini e Ignazio Marino, i suoi rivali alle primarie. Poi ha salutato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano («Un rigraziamento per il ruolo di garanzia che sta svolgendo»), e Romano Prodi di cui ha detto «lo sentiamo qui con noi e conosciamo l'affetto con cui segue le vicende del partito».
07 novembre 2009