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Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sullo sfondo (Ansa)
Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sullo sfondo (Ansa) 

Politica

Fini a Vespa: "Berlusconi a volte confonde la leadership con la monarchia"

"Talvolta accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta": risponde così il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel libro di Bruno Vespa "Donne di Cuori", alla domanda se riconosca la leadership di Berlusconi. "Certo che la riconosco. Non è stato Berlusconi l'artefice della lunga transizione italiana? Ma bisogna mettersi d'accordo su che cosa s'intenda per leadership. Se la intendiamo come la intendono quasi tutti i vocabolari politici, non c'è nessuna discussione. Se la si intende, invece, come monarchia assoluta, allora no. E talvolta - conclude - accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta". Vespa ricorda che questa parte del colloquio è avvenuta prima del chiarimento di fine ottobre.
Il dopo Berlusconi: "Se ne parlerà" - A Vespa che gli chiede se sia a rischio il bipolarismo italiano il presidente di Montecitorio risponde: No, e sono andato a dirlo alla convention dell'Udc (tenutasi a Chianciano dall'11 al 13 settembre 2009). Non credo affatto alla necessità di tornare all'epoca in cui le maggioranze nascevano in Parlamento e non dal voto degli elettori.Il grande merito storico di Berlusconi è proprio questo". Infine parlando del suo futuro l'ex leader di An aggiunge: " Che cosa voglio fare da grande? Invecchiare..."
"Militante del Pdl ma non voglio correnti" - Gianfranco Fini non è geloso se i suoi "colonnelli" sono ormai più vicini a Berlusconi che a lui ed esclude la nascita di una corrente "finiana" nel Pdl. Il presidente della Camera ne parla con Bruno Vespa per il suo libro 'Donne di cuori' in uscita il 6 novembre. Al di là del suo ruolo istituzionale, Gianfranco Fini può considerarsi un militante del PdL?, chiede Vespa. "Certo, ho contribuito a fondare questo partito e ci mancherebbe che non mi considerassi un militante. Oggi, però, la passione politica della militanza non sta soltanto nel ribadire gli elementi identitari, ma nel definire con uguale passione qualche prima, sommaria, risposta a problemi globali che non si possono archiviare come se non esistessero solo perché sono complessi o non ancora manifestatisi in tutta la loro dimensione.
Il distacco emotivo nei confronti di Fini da parte della base del PdL - "Se consulta l'applausometro - risponde Fini - ha ragione. Ma è uno strumento di rilevazione inesatto. Se cerchi di strappare l'applauso con un ragionamento, trovi un terreno molto più impervio rispetto a chi ha una parola d'ordine netta e gratificante". Talvolta si ha l'impressione che alcuni ministri, un tempo "colonnelli" di Fini, lo siano diventati di Berlusconi, dice Vespa "E meno male" sorride Fini "che c'é stata una certa scomposizione del rapporto 70-30 tra Forza Italia e Alleanza nazionale, altrimenti avremmo fatto una confederazione, non un partito. Il PdL non avrebbe senso se non fosse un mare vasto in cui elementi di aggregazione e di dissenso vanno oltre le vecchie appartenenze di partito. Questo aspetto, francamente, è quello che mi dà minori motivi di riflessione."
Nel PdL esiste una corrente finiana? - "Se ragionassi con questa logica, mi sarei tenuta stretta Alleanza nazionale. Le correnti avevano senso quando servivano a gestire fette di potere, o comunque in partiti di carattere ideologico. Come si fa oggi a portare una logica di corrente dentro un partito "liquido", per usare un termine caro a Zygmunt Bauman?" Vespa chiede a Fini qual è stato il momento in cui ha deciso di imprimere una virata così forte al suo atteggiamento nei confronti della politica e del suo stesso partito. "Quando è nato il Popolo della Libertà" risponde. "Se hai un partito del 35-40 per cento impegnato nella dura azione quotidiana di governo, devi poter distinguere due livelli di azione. Berlusconi ha ragione quando dice che il governo deve fare. Ma un governo del fare ha bisogno di un partito del pensare".
03 novembre 2009
 
 
 
  
 
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