Anche se le parole non sono nette la sostanza è che Francesco Rutelli volta pagina e abbandona il Pd. "Dobbiamo iniziare un tragitto differente - ha detto il leader Dl durante la presentazione a Roma del suo libro La svolta -, unendo persone diverse, che hanno culture diverse, che hanno capacità di mettersi al servizio operosamente che, per citare Aldo Bonomi, é l'Italia operosa e non l'Italia del rancore". Per Rutelli serve insomma un cambiamento radicale. "Serve una risposta che non possiamo affidare al percorrere i binari tracciati davanti a noi perché sappiamo già dove fanno a finire", ha spiegato parlando della crisi italiana e della politica del centrodestra e del centrosinistra.
Lo scenario profetizzato "avviene nel pieno di una crisi che favorirà la rottura e non la coesione". Per l'ex vicepremier alla destra che propone "il funambolismo di Berlusconi" si contrappone "una sinistra che ripercorre il passato". Per questo ritiene necessario "correre i binari tracciati che sappiamo bene dove ci porteranno".
Quindi dice Rutelli, "mi metterò al servizio di un trasparente tentativo di dare a questo Paese l'offerta politica che permetta di governare l'Italia domani o dopodomani, senza lasciarla nelle mani di un populismo che sta logorando il Paese, l'economia, la società, lasciando crateri e non orizzonti per il futuro della politica". "Mettiamo insieme - ha precisato - le persone che vogliono ragionare e che vogliono costruire insieme l'offerta politica all'altezza delle grandi difficoltà, ma anche delle grandi capacità che ha l'Italia".
La strada che si staglia dunque davanti al presidente del Copasir è fatta di nuovi progetti e nuove alleanze, da Casini, Pezzotta e forse Montezemolo (ma il suo movimento è ancora allo stadio embrionale), guardando verso Gianfranco Fini e quelli del Pdl che vorranno seguirlo. Fioroni in mattinata aveva provato a redarguirlo dalle conseguenze che potrebbero derivarne e riflettendo sulle recenti esperienze positive del Pd come gli oltre due milioni e mezzo di votanti alle primarie. L'ex ministro dell'Istruzione aveva inoltre mandato un invito al segretario Bersani ad evitare "fuoriusciti".
Il capogruppo dimissionario alla Camera, Antonello Soro, ha espresso la sua preoccupazione dicendo di sperare "che le notizie circa l'uscita di Rutelli dal Pd non siano fondate". "E' giusto - ha aggiunto Soro - che il segretario vincente abbia la responsabilità e non ho dubbi che saprà cogliere la complessità del Partito Democratico, ma nel Pd si partecipa alle competizioni per rispettarne l'esito, non per scapparne via".
Anche Rosi Bindi si è detta convinta che ha nessuna intenzione di appaltare il dialogo con i moderati. "Penso che Rutelli potrebbe aiutarci a creare un partito ancora più plurale, ma semmai dovesse consumare il suo progetto - lasciare il Pd per creare un polo moderato di centro che poi si dovrebbe alleare con il Pd - sappia che non appalteremo a lui e a quella formazione il dialogo con i moderati e i ceti produttivi, men che meno con il mondo cattolico"
27 ottobre 2009