22 luglio 2009. "Forse le mie foto, rispetto ad un audio, contengono persone o situazioni che fanno ancora paura": così Antonello Zappadu, il fotoreporter che ha fatto circa 5000 scatti a Villa Certosa registrando la vita dentro la residenza sarda del premier Berlusconi, spiega perché le sue fotografie non sono state pubblicata in Italia mentre l'audio dell'escort Patrizia D'Addario sì. Zappadu, nella conferenza stampa con il fratello Salvatore, che ha scritto il libro 'L'incubo di Berlusconi - la vera storia di Antonello Zappadu, ha specificato come in "40 appostamenti e senza essere mai visto dai 180 uomini della sicurezza" ha documentato la vita a Villa Certosa. "Forse - spiega - queste foto vanno riviste una ad una perché contengono situazioni e persone che io stesso non sono stato in grado di capire o riconoscere. Ed è quello che cercherò di fare nei prossimi mesi"
Foto più pericolose dell'audio - "Dopo la pubblicazione dell'audio della D'Addario c'e stato un interesse maggiore per le mie foto soprattutto da parte di Stern - ha aggiunto Zappadu - ma anche da parte del Times. Ma a quest'ultimo ho detto di no: sono interessati agli scatti del 2007, 480, che non sono più nostri ma di Rizzoli, che ne ha pubblicati una ventina". "Per altro il Times - ha sottolineato il fotoreporter - alcune foto le ha già descritte perfettamente. Evidentemente qualcuno le sta facendo vedere e quel qualcuno non sono io. Sono sconcertato da questo. Non so se in queste foto descritte dal Times c'è Giampaolo Tarantini - ha aggiunto -. Ma sicuramente ci sono quelle del bacio saffico e del finto matrimonio".
5.000 scatti sono all'agenzia colombiana Ecoprensa - "Il nostro sforzo è di voler pubblicare le foto di Antonello in Italia - ha detto Salvatore Zappadu, autore del libro -: perché Topolanek (l'ex primo ministro della Repubblica ceca fotografato nudo a Villa Certosa nel maggio 2008, ndr) non ci ha denunciato per violazione della privacy? E come mai questa foto è stata pubblicata dai giornali cechi e in Italia no? La nostra non è una battaglia sotto le lenzuola ma alla luce del sole - ha aggiunto -. Il libro è un inno alla libertà di stampa: noi che siamo governati da un premier che un tempo era il leader della Casa delle libertà, vorremmo la libertà di fare il nostro mestiere. I
ll libro non ha foto - Né niente di pruriginoso e polemico, né è offensivo nei confronti di Berlusconi. Era l'unico modo per dire la nostra verità. Il premier, re della comunicazione che ha un largo consenso, è stato battuto con le sue stesse armi, non ha capito l'importanza di Internet". "Forse le foto raccontano qualcosa che noi non siamo in grado di capire altrimenti non ci spieghiamo questa caccia al fotografo - ha poi ribadito Salvatore Zappadu -. Vorrà dire che le conserveremo per tempi migliori: raccontano un pezzo della storia italiana".
Redazione Tiscali