12 giugno 2009. Il testo che
limita le intercettazioni telefoniche da parte dell'autorità giudiziaria, approvato giovedì alla Camera, solleva un poleverone di polemiche. Mentre il presidnete della repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo ad una domanda dei giornalisti dice che si riserva "di esaminare il testo approvato e di seguire l'iter che avrà in Parlamento, per prendere poi le decisioni che mi competono. Certo - ha detto ancora il capo dello Stato - ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare".
Caselli: si fermerà il 50% dei processi - Il disegno di legge che approderà in Senato, difeso strenuamente dal governo, ma anche da parte delle opposizioni - visto che 17 voti a favore sono arrivati da lì - non piace al procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli. "Il 50 per cento dei procedimenti torinesi si dovrà fermare - avvisa il magistrato -. I nostri governanti parlano tanto di sicurezza, il risultato è la produzione di insicurezza". Presentando un calcolo effettuato dal suo ufficio sugli effetti del disegno di legge Alfano, il magistrato spiega che "senza intercettazioni i grandi delinquenti resteranno impuniti e il carcere continuerà a riempirsi di persone che hanno commesso reati meno gravi per cui le intercettazioni non servono".
Il vicepresidente della Consulta: sanzioni a editori e giornalisti è censura - Ritiene necessaria "l'apposizione di limiti più stringenti" all'uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini, ma "non con questa procedura". In un'intervista al Messaggero, il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, Enzo Cheli, "non condivido il fatto - spiega - che su una materia come questa, che mette in gioco i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, si sia seguita la linea dell'apposizione della fiducia che ha strozzato il dibattito e lo scambio approfondito tra maggioranza e opposizione". Porre la fiducia, sottolinea Cheli, "é stato un gesto di forza". Inoltre il costituzionalista giudica "troppo dure" le sanzioni per editori e giornalisti perché possono determinare "indirettamente una intimidazione che può avvicinare a una forma di censura". Infine, Cheli si dice "assolutamente contrario all'indurimento che si è voluto apportare alla materia dell'informazione sul processo".
Cordova: con questa legge impossibile i processi per pedofilia - "Senza sei mesi di intercettazioni non avremmo mai ottenuto il risultato di ottanta arresti per pedofilia", sostiene in un'intervista al Corriere della Sera, Maria Cordova, magistrato che ha guidato l'inchiesta sulla pedofilia "Fiori nel fango". Gli ascolti, spiega Cordova, "sono durati almeno sei mesi, a poco a poco è emersa una catena". I 60 giorni previsti adesso "assolutamente", sottolinea il pm, non sarebbero bastati perché "le conversazioni telefoniche - afferma - non sono mai chiare". Inoltre Cordova rileva che non c'é mai stato il rischio di violare la privacy nel corso della sua indagine perché, spiega, "abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato" e, anche in generale, "é sempre così". "Sono in magistratura dal '67 - aggiunge - e le intercettazioni ci sono sempre state''. All'obiezione che gli ascolti siano però nel frattempo aumentati a dismisura, Cordova replica che "molti reati come la pedofilia prima non esistevano".
Alfano: il ddl protegge investigazioni, informazione e riservatezza - Ma il ministro della Giustizia Angelino Alfano guarda avanti e continua a difendere il suo disegno di legge perché protegge "le investigazioni, l'informazione e la riservatezza". Inoltre il Guardasigilli fa riferimento ai voti giunti dal centrosinistra che "sono la prova che serviva un freno agli abusi". Intervistato dal Giornale, Alfano si dice "soddisfatto" del voto alla Camera, in cui "anche una ventina di membri dell'opposizione ha votato a favore", perché ora sarà tutelata, afferma, la "troppa gente che è stata distrutta per la pubblicazione di conversazioni poi rivelatesi irrilevanti".
"I magistrati rispettino le leggi approvate dal Parlamento" - Alle critiche espresse da sindacato e Ordine dei giornalisti, il ministro replica che non c'é solo l'art. 21 della Costituzione ma "anche l'art. 15" che tutela "la segretezza della corrispondenza e della comunicazione". "Non abbiamo ridotto i reati per i quali è lecito intercettare", fa sapere poi Alfano aggiungendo che per i delitti di mafia "abbiamo mantenuto una sorta di 'doppio binario' per cui anche sui reati cosiddetti 'a latere' si continuerà come prima. "Nulla è cambiato per i reati gravi", sottolinea, ma "adesso solo chi é gravemente indiziato può essere controllato", evitando quindi "le indagini 'a campione'". Prima, afferma Alfano, "le registrazioni si facevano a go-go" producendo "un buco enorme per le casse dello Stato". Ora il Guardasigilli invita i magistrati a rispettare "le leggi approvate dal Parlamento".
Redazione Tiscali