Dopo l'invito di Walter Veltroni a ritirare il decreto sulla scuola e fermarsi a dialogare, il premier Silvio Berlusconi rimanda l'invito al mittente. "Non ritireremo la norma", ha detto il premier, incurante dell'agitazione che ormai da giorni sta animando scuole, famiglie e atenei universitari. Nel corso di una conferenza stampa congiunta tenuta a Palazzo Chigi dal premier e dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, il premier ha inoltre chiesto alle forze dell'ordine di intervenire per ristabilire l'ordine e, ha assicurato, "non permetteremo l'occupazione delle scuole".
"Non ci saranno tagli, ma aumenti agli insegnanti meritevoli" - Il premier ha poi aggiunto che non si tratta di una "riforma", ma di un "semplice decreto". E assicura che non ci saranno tagli alla scuola e che anzi gli stipendi degli insegnati più meritevoli saranno aumentati di 7mila euro l'anno: "Non faremo nessun taglio alla scuola pubblica, il nostro provvedimento è a lungo periodo ed estenderà i suoi effetti in tre anni". In merito al progetto di classi separate per gli stranieri, Berlusconi chiarisce che è un provvedimento dettato "non dal razzismo, ma dal buonsenso".
"La sinistra dice falsità" - Poi un attacco all'opposizione, accusata di "dire troppe falsità": "La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l'età e il blocco del turn over. La sinistra tenta di costruire un'opposizione di piazza". E poi l'attacco ai media. I manifestanti protestano perché ricevono "una cattiva informazione", ha detto Berlusconi che dice: "La tv pubblica diffonde ansia. Il Corriere della Sera è un giornale amico. Anche i numeri delle manifestazioni sono spesso gonfiati. La nostra precedente conferenza stampa sulla scuola non ha trovato alcuno spazio sui giornali. Saremmo indignati se i giornali non riportassero la conferenza stampa di oggi. Alle famiglie disorientate arriva un messaggio della sinistra pieno di falsità. I leader della sinistra imperversano e sgambettano su tutte le tv italiane con messaggi assolutamente falsi".
Gelmini: abbassate i toni della protesta - ''Invito ad abbassare i toni della protesta''. E' l'esortazione lanciata dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. ''Il Governo - ha detto - da sempre è aperto al confronto. Sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l'università come terreno di scontro''.
Veltroni: "Ritirate il decreto e dialogate" - Fioccano intanto le critiche al governo dal leader del Pd, Walter Veltroni, che "di fronte a così ampie proteste", invita il governo a ritirare il decreto e fermarsi a riflettere e dialogare. Per il segretario del Pd il governo dovrebbe anche ritirare "le misure con i tagli alla scuola e all' università", dandosi comunque degli "obiettivi di finanza pubblica" che affrontino il problema della diminuzione della spesa.Ma Sacconi non coglie: per il ministro del Lavoro le proteste di questi giorni sono guidate da "giovani presuntuosi e politicizzati", frutto di una scuola e di una università "autoreferenziali" nate negli anni Settanta.
Di Pietro: Berlusconi ricrea le tensioni degli anni '70 - ''Per come sta affrontando il capitolo della scuola, dalla riforma Gelmini alle violenze contro gli studenti, Berlusconi sta riportando la situazione a come era negli anni '70''. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta così la decisione del presidente del Consiglio di convocare il ministro dell'Interno a Palazzo Chigi ''per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine'' nelle scuole e nelle università per fermare la protesta. ''Berlusconi - aggiunge - in questo modo sta creando le premesse come mandante politico (e di questo dovrà assumersene la responsabilità), per creare in Italia una nuova strategia della tensione''.
Ancora manifestazioni contro il decreto Gelmini - Intanto proseguono le proteste degli studenti. Dopo
i tafferugli scoppiati ieri a Milano durante una manifestazione, i cortei di Roma e Firenze, l'occupazione del rettorato di Bologna e di alcune facoltà nella Capitale e a Torino, questa mattina all'Università La Sapienza di
Roma gli studenti hanno chiuso con lucchetti e catene il dipartimento di Fisica in segno di protesta. A
Bari, inscenato un corteo funebre per la morte dell'Università pubblica.
Un fitto calendario di proteste - Sul fronte universitario, come fa sapere l'Unione degli Studenti, è fitto il calendario delle manifestazioni, in vista anche della manifestazione nazionale del 14 novembre, praticamente in tutta Italia: da Catania all'Aquila, da Perugia a Reggio Calabria e Catanzaro, e poi ancora previste assemblee anche a Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Teramo e Macerata. In fermento anche gli studenti delle medie superiori: a Rende, Cosenza, gli studenti del liceo scientifico Pitagora hanno occupato la scuola. Al liceo scientifico di Catanzaro, invece, gli studenti hanno deciso per l'autogestione che proseguirà per tre giorni, mentre a Reggio Calabria, assemblea aperta degli studenti dei licei Leonardo Da Vinci e Alessandro Volta. Cortei di studenti di scuole medie superiori si stanno inoltre svolgendo a Roma, in due zone diverse della capitale.