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Shock alla Bridgestone di Bari, Cassatella della Cgil: "Abbiamo saputo della chiusura dai giornali"

di Ignazio Dessì
La decisione della Bridgestone, multinazionale giapponese colosso della produzione di pneumatici, è stata tassativa e senza preavvisi. “Una vera doccia fredda che ci ha lasciato basiti e disorientati”, spiega Rosa Cassatella della segreteria nazionale della Filctem-Cgil. L’azienda infatti ha comunicato tramite una conference-call la chiusura dello stabilimento alla Rsu aziendale di Modugno, alle porte di Bari, e “noi del livello nazionale, in pratica, abbiamo appreso i particolari dai giornali”, aggiunge la sindacalista. Una decisione tremenda per il territorio del capoluogo pugliese, un fulmine a ciel sereno che coinvolge circa mille operai diretti più un altro migliaio dell’indotto.
Stando al piano annunciato la fabbrica dovrebbe chiudere i battenti a gennaio 2014. “Secondo quanto spiegato alla Rsu lo stabilimento va chiuso perché il suo prodotto è di medio livello e la crisi porta invece a privilegiarne uno di fascia alta”, spiega ancora Cassatella. Un discorso che potrebbe far emergere però responsabilità della società che da tempo non vi effettua investimenti. “E' questa infatti – precisa la leader sindacale – la soluzione per mantenere aperte le fabbriche, ma con la direzione tali ragionamenti non li abbiamo potuti fare, specie nell’ultimo periodo. Negli incontri ci hanno solo spiegato che lo stabilimento produceva sotto le sue capacità e servivano giornate di fermo”.
Alcuni indicatori dunque facevano presagire quanto è successo ma una decisione così drastica è inaccettabile per le organizzazioni sindacali e di categoria. “Si sta parlando di circa mille persone più l’indotto – fa notare la segretaria nazionale della Filctem – e la chiusura sarebbe un dramma per il territorio”. E’ innegabile l’esistenza di una crisi del mercato di settore “ma questo non è un dato decisivo”. Diciamo che le aziende multinazionali, mette in rilievo Cassatella “guardano sempre a uno scenario più complessivo e legato al massimo guadagno. Dal nostro punto di vista però migliaia di persone a spasso in una zona dove la Bridgestone rappresenta una realtà di grande rilevanza sono un dato allarmante in un momento così critico”. Per questo il sindacato nazionale ha auspicato l'intervento delle istituzioni locali, in verità già mobilitate, ma prima di tutto è stato chiesto un incontro al ministero.
Resta il "grande dispiacere per il comportamento dell'azienda" che ha fatto una scelta così pesante senza coinvolgere i rappresentanti dei lavoratori, nonostante la ”volontà di cercare soluzioni nell’ambito di corrette relazioni industriali, se non per trovare il modo di uscire dalla crisi, almeno per gestire l’esistente”. L’atteggiamento aziendale invece non può essere apprezzato. Con un governo in scadenza e la situazione aggrovigliata del dopo elezioni, trovare l'alternativa al dramma sociale – del resto - non è certo semplice. L’incertezza sulla governabilità non dà certo una mano e, davanti a problemi concreti come quello scoppiato a Modugno, l’instabilità non aiuta. Purtroppo, come sostiene l’esponente sindacale, “un certo disagio c’era anche con il governo tecnico ma si sperava di avere una situazione migliore. Invece stiamo peggio di prima”.
 
05 marzo 2013
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