L'europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani (dal web) L'europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani (dal web) 
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"Il Pd in difficoltà sui diritti degli omosessuali? Assolutamente no, ma a breve faremo chiarezza"

di Antonella Loi
“Il Pd in difficoltà sui diritti degli omosessuali? Assolutamente no”. Debora Serracchiani, europarlamentare della generazione dei quarantenni, getta acqua sul fuoco delle polemiche che in questi giorni ha reso bollente il clima interno ed esterno al partito guidato da Bersani. La bagarre scoppiata in assemblea nazionale dopo il no agli ordini del giorno sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, brucia ancora e ancora una volta offusca l’immagine di un Pd coeso e unito, leggasi di governo. “L’apparenza non è la giusta lettura della realtà: abbiamo votato a stragrande maggioranza un documento che andava verso questa direzione, ma l’errore – non solo formale – è stato quello di non votare l’odg dove si parlava dei matrimoni gay”.
Accettato l’errore metodologico, la diversità di vedute resta.
“Abbiamo votato a larga maggioranza una relazione del segretario che parla fortemente della necessità di una regolamentazione legislativa delle unioni di fatto”.
La contestazione però è stata eclatante: il Pd manca di coraggio su certi temi?
“Non so se sia una questione di coraggio ma un passo è stato fatto anche da una componente moderata che magari poteva aver avuto in passato dei problemi e che invece ha votato quel documento. Non si può quindi dire che il Pd è diviso. Per parlare di matrimoni piuttosto che di unioni bisogna proseguire il dibattito ma un punto fermo è stato messo”.
Quindi per essere più chiari: unioni gay significa Pacs o Dico e non matrimonio, giusto?
“Sulla parola matrimonio penso che ci siano ancora delle difficoltà, e che il tema vada affrontato. Nessuna divisione invece sul riconoscere la necessità impellente e forte di riconoscere alle coppie che decidono di non sposarsi o alle coppie gay, di fare quello che è normalmente consentito alle coppie che si sposano".
Cioè?
“Mi riferisco all’assistenza sanitaria, alla possibilità di avere una pensione di reversibilità o accedere a incentivi fiscali e così via. E, ovviamente, ai relativi doveri quali non abbandonare il partner, la possibilità di mantenere con il proprio reddito la coppia e tutto quello che c’è intorno alla decisione di vivere insieme”.
Il dibattito continuerà a livello di direzione nazionale o direttamente alle primarie?
“Credo che le primarie debbano prescindere da una caratterizzazione su temi specifici. Penso che come sempre la discussione vada ricondotta all’interno degli organi del partito, quindi una direzione nazionale ma anche, per chiarezza, un ulteriore passaggio in assemblea nazionale”.
Con un esito diverso, magari.
“Certo, senza i cavilli di questa assemblea che ha impedito un voto sull’ordine del giorno. Il risultato è una divisione sui contenuti che francamente non c’era ma che ovviamente va rispettata per quei trentotto che hanno ritenuto di non condividere il documento. Il problema lì è stata una cattiva gestione dell’assemblea: mai più quelle scene brutte che offuscano altre scelte ben più rilevanti”.
Per esempio?
“Oltre alle unioni gay la decurtazione per i parlamentari, la necessità di votare a maggioranza anche su temi sensibili, il segretario ha infatti parlato di mettere insieme i gruppi parlamentari e per fare una sintesi sui temi”.
E’ plausibile secondo lei, come dice Civati, che il non prendere decisioni nette sia finalizzato a non far fuggire l’Udc?
“Ennesimo errore di lettura che poteva essere evitato. Io cito Vendola che ha elogiato Bersani e si dice pronto a portare la sua posizione sui matrimoni gay all’interno della coalizione pur rispettando la posizione del Pd, così come è importante la posizione di Giuseppe Fioroni o dell’Udc, che non mi sembra che abbia sbattuto la porta a opinioni diverse. E un ragionamento politico è stato avviato da tanti partiti, compreso il Fli”.
Gli elettori capiranno la posizione del Pd, tenendo conto che l'Europa va verso i matrimoni gay?
“Penso che riusciremo a fare chiarezza in tempi brevi, il segretario l’ha già fatto. In linea con le raccomandazioni dell'Europa. Per il resto si ricordi che il Pd non è il partito socialista di Hollande. E aggiungo che alcuni personalismi forse non servono al risultato finale”.
17 luglio 2012
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