Mario Landolfi (Ansa) Mario Landolfi (Ansa) 
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L'ex An Mario Landolfi: "Sì alla ricandidatura di Berlusconi come premier, ma no alla riedizione di Forza Italia"

di Ignazio Dessì
Berlusconi annuncia in una intervista a Bild di essere intenzionato a rientrare in pista per candidarsi nuovamente a premier e di voler ripartire da una nuova edizione di Forza Italia, mandando in pensione anticipata il Pdl. Salvo precisare in un successivo momento che ritornare a Forza Italia è solo una proposta e non una certezza. Insomma i mezzi di comunicazione hanno equivocato e il percorso futuro va costruito con collaboratori, iscritti ed elettori. Una questione da cui non prescindono specialmente i leader del Pdl che un tempo militavano in An, molto propensi ad accettare la ri-discesa sul campo di battaglia del signore di Arcore ma non la riproposizione del vecchio partito dalle bandiere tricolori. E’ la prima precisazione che l’ex ministro delle Comunicazioni nel III governo Berlusconi Mario Landolfi ci tiene a fare nell’iniziare questa intervista. “La decisione di Silvio Berlusconi di candidarsi a premier alle prossime elezioni politiche è una questione assodata, perché nessuno del Pdl ha mai escluso questa sua possibilità - precisa l'ex esponente di Alleanza Nazionale - ma non parliamo del rifare Forza Italia".
Perfetto onorevole, sembra confermata la vostra fiducia al Cavaliere, ma se non sbaglio si era parlato di primarie all’interno del Popolo della Libertà.
“E’ vero, si era parlato di primarie, ma si era altresì ricordato che se fosse sceso in campo Berlusconi queste sarebbero state inutili”.
Che poi è quello che ha affermato ultimamente il segretario del partito Alfano.
“Sì, è in pratica quello che ha ben espresso Angelino Alfano durante l’intervista con Maria Latella” a Sky Tg24
E sull’altra questione della “proposta” di riattivare Forza Italia?
“A questo credo poco, ho delle forti perplessità. Vedo più un tentativo di sondare, come ha precisato lo stesso Berlusconi, di vedere quali sono gli umori più profondi, ma io escluderei questa soluzione. Nella storia e nella politica i ritorni sono sempre di breve durata, sono canti del cigno e sinceramente non credo che il presidente sia interessato ad operazioni retrò o di nostalgia. Penso invece si possa parlare, come più volte enunciato, di un cambio del nome o del simbolo. Molto improbabile invece un mero passo all’indietro come quello di cui discutiamo. Del resto credo che Berlusconi abbia dimostrato in tutta la sua poliedrica attività di essere sempre stato uno che guarda in avanti senza cedimenti nostalgici. E lo dice un uomo che ha militato in un partito accusato per molti anni di 'nostalgismo'. Riconosco che questo è un sentimento civile ma sterile e improduttivo da un punto di vista politico” .
Quindi sì alla candidatura di Berlusconi ma no alla riproposizione di FI. Ma al di là degli aspetti formali del cambio di simbolo o di nome, quale dovrebbe essere il vostro passo in avanti da un punto di vista politico? Mi riferisco ovviamente anche alle possibili alleanze.
“In tutti i partiti in questo periodo esiste il tema delle alleanze, del posizionamento, ma soprattutto dei contenuti, perché non si può prescindere dal progetto, dalle cose da fare, come abbiamo visto anche all’interno del Partito Democratico, dove si è assistito a una plateale rottura sui diritti civili a cui ora si sta tentando di rimediare. Noi dobbiamo partire da una discussione interna sui contenuti, e dopo – tenendo anche conto della scelta da fare sul sistema elettorale – chiedere alle forze politiche più affini di condividere il cammino individuato”.
Anche, eventualmente, alla Udc?
“Certamente, nonostante io sappia bene che il partito di Casini è interessato ad altre prospettive. In ogni caso dobbiamo parlare a tutti i cittadini italiani fornendo soluzioni rispetto alla crisi, una crisi che ha dimostrato che ha origini lontane e profonde e per risolvere la quale non bastava un cambio al vertice del governo. Tuttavia, come in precedenza dicevamo che la colpa dello spread non era di Berlusconi, ora diciamo che la colpa dello spread, rimasto pressoché invariato, non è di Monti. C’è quindi bisogno di uno sforzo forte e corale per far sì che l’Italia conservi il suo posto all’interno delle nazioni europee e noi stiamo assecondando, a costo di gravi sacrifici anche in termini elettorali, il tentativo di centrare il risanamento. Ovviamente siamo interessati anche a perseguire gli altri obiettivi della crescita, dello sviluppo e del benessere diffuso”.
Alcuni sondaggi parlano di un 30 per cento di consensi in caso di candidatura di Berlusconi a premier. Non crede che ciò sia frutto del pentimento di parte dell'elettorato di fronte al rigore intransigente del governo Monti, e che Berlusconi sia visto come un premier che non proseguirà sulla strada del risanamento? Lei crede che in caso di vittoria del Cavaliere, probabilmente considerato come un premier ‘più elastico’ di Monti su parecchi versanti, questa operazione di risanamento possa continuare?
“La ringrazio di questa domanda perché mi consente di dire una cosa: noi abbiamo con i nostri governi improntato al massimo rigore contabile il meccanismo del bilancio. Abbiamo fatto tagli ai ministeri e alle spese, all’interno del contesto in cui poteva agire un governo parlamentare e legittimato dall’opinione pubblica. Il governo Monti è invece un governo di emergenza che va avanti a colpi di fiducia, più interessato ai listini dei mercati che ai voti della Camera e del Senato. Un governo che ha commesso l’errore iniziale di presentarsi con il volto dell’esattore aumentando le tasse, la benzina e i beni di larghissimo consumo, cosa che ha lasciato un marchio a fuoco su questo esecutivo agli occhi degli italiani. Ma ripeto, ora dobbiamo far prevalere lo spirito di Patria, di nazione, su quello della fazione, e fare in modo che il risanamento e l’obiettivo di ottimale collocazione internazionale dell’Italia nel gruppo di testa delle nazioni europee e del mondo venga raggiunto".
Il ritorno nella tenzone di Berlusconi vi lusinga?
La discesa in campo di Berlusconi che significherebbe il 30 per cento di voti,  come giustamente annunciano certi sondaggi, ci lusinga e ci conforta perché vuol dire che gli italiani non si sono bevuti (o si stanno comunque ricredendo) quella favoletta senza morale per cui tutto ciò che stava accadendo nel mondo in termini di crisi economica, finanziaria, produttiva e sociale era colpa, in Italia, di Berlusconi. Ora che non c’è più Berlusconi e le cose vanno tuttavia come vanno, la gente si rende conto che era una colossale bugia, una colossale mistificazione”.
Ma a suo avviso, se tornasse a guidare il governo, il Cavaliere proseguirebbe su questa strada del risanamento e del rigore?
“La strada del rigore dovremo percorrerla ancora a lungo, tuttavia un governo politico, forte del consenso popolare, dovrebbe – senza lasciare queste leve - agire altresì per lo sviluppo e la crescita, mettendo in moto meccanismi per la ripresa. Altrimenti si corre il rischio che l’operazione riesca ma il paziente muoia. Oltre agli antibiotici dobbiamo somministrare, insomma, anche le vitamine per far riprendere al paziente un cammino migliore. Comunque, ora c’è il governo Monti e noi lo stiamo sostenendo non senza difficoltà, non senza mal di pancia, facendo prevalere l’interesse della Nazione su quello del partito”.
 
16 luglio 2012
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