La nave da crociera Concordia rovesciata su un fianco (Ansa) La nave da crociera Concordia rovesciata su un fianco (Ansa) 
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La tragedia della Concordia, Alessandro Gaeta: "Schettino non è un vigliacco. De Falco non è un eroe"

di Paolo Salvatore Orrù
“Le indagini condotte dalle forze dell’ordine sembrano confermare che Francesco Schettino non è l’unico responsabile dell’affondamento della Concordia. Lo stesso faldone avvalora anche un’altra ipotesi: neppure il comandante della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, l’eroe della prima ora, sarebbe immune da responsabilità”. Il cronista di Rai1, Alessandro Gaeta, con il suo libro-indagine Il Capitano e la Concordia. Inchiesta sul naufragio all’Isola del Giglio (Ed. Anordest) tratteggia con altri colori e con altre sfumature il dramma che si è consumato nel tragico venerdì del 13 gennaio 2012 alle 21:42.
Gaeta, secondo l'opinione pubblica più diffusa, l’affondamento della nave da crociera Concordia ha un solo responsabile: Francesco Schettino. Lei invece nel suo libro sostiene che a provocare il dramma sia stato la somma di tante negligenze.
“Quando ho cominciato a indagare, mi sono chiesto: Schettino è il solo responsabile della tragedia? Nella navigazione moderna non c’è più un comandante che sta su un gradino subito sotto dio e non esiste più un unico responsabile: già da tempo si è affermato il principio della condivisione delle decisioni con gli altri ufficiali. Dagli atti, invece, non risulta che qualcuno abbia tentato di fermare la folle corsa verso gli scogli dell’isola del Giglio e dai documenti sembra emergere che Schettino ha assunto il comando solo cinque minuti prima dell’urto, quando la situazione era già compromessa”.
La rotta l’aveva pianificata lui, può essere solo lui il responsabile dell’errore. Non le sembra?
“Il percorso l’aveva programmato lui, lo scafo sarebbe dovuto transitare a circa 900 metri dall’isola del Giglio: la circostanza è stata confermata dall’ufficiale di rotta, lo stesso che una volta giunto sul ponte di comando ha rilevato che la nave da crociera stava avanzando fuori rotta. Chi ha commesso l’errore? Probabilmente è stato commesso da chi in quelle ore era stato chiamato a guidare lo scafo. Siamo, insomma, di fronte a una perizia complessa: molto sarà svelato il 21 luglio, se i periti rispetteranno i tempi”.

Lei, insomma, difende Schettino o, perlomeno, non lo ritiene l’unico responsabile della tragedia.
“Ci sono anche altre responsabilità: la nave, benché varata nel 2006, è affondata troppo rapidamente; l’impianto elettrico ha smesso di funzionare subito dopo l’impatto con le “Scole”: quando gli ufficiali di bordo hanno telefonato alla capitaneria di Livorno hanno subito dichiarato il black out (un mese dopo è accaduto anche alla gemella della Concordia, Allegra), le luci dei filmati di YouTube sono prodotte dalle batterie (una luce ogni tre). Non ha funzionato neppure l’impianto elettrico di riserva, cui sono collegati tutti i macchinari necessari per la gestione dell’emergenza. Se questi i fatti, porranno più di un dubbio anche ai giudici”.
E’ sembrato di capire che lei non salva neppure il comportamento del Comandante della Capitaneria di Livorno, il capitano Gregorio De Falco. Ha commesso qualche errore anche lui?
“Se queste sono le premesse, anche la figura di De Falco potrebbe essere ridimensionata: dal 2003 nel porto di Livorno si utilizza il Sistema d’identificazione automatica (AIS), uno strumento adottato in tutto il mondo che permette a chi l’ha installato di identificare le imbarcazioni dotate del sistema. Le capitanerie possono così seguire in tempo reale su un monitor i tracciati lasciati dalle navi. Il naufragio della Concordia (dotata di AIS) è avvenuto in Toscana: a Livorno, dunque, non potevano non sapere delle manovre in corso presso l’isola del Giglio, dove c’è, peraltro, un ufficio della Guardia Costiera che, a sua volta, non ha mai segnalato irregolarità”.

Quel giorno l’AIS stava trasmettendo quanto stava avvenendo?
“Verso le 21.10 la Concordia non seguiva più la rotta dettata da Schettino alla Guardia Costiera prima della partenza (come da regolamento): la nave era diretta a Savona (rotta nord est) ma a un certo punto per cause ancora da appurare dirige la prua verso l’isola del Giglio. Questa situazione di mancato controllo prosegue sino alle 22.06, ora in cui i carabinieri di Prato, avvisati da qualche passeggero, allertano la Guardia Costiera. Che ci mette un po’ di tempo per rintracciare la nave. Questo perché a Livorno i controllori del traffico stavano davanti a un monitor accesso in scala ridotta: in sostanza, la capitaneria stava ispezionando solo i movimenti in atto di fronte al porto labronico, lo si deduce dalla registrazione della telefonata del sottocapo Tosi che, rispondendo alla chiamata dei carabinieri, chiede a un suo collega di allargare lo schermo”.
Chi è Francesco Schettino, secondo lei?
“Francesco Schettino ha dato troppa confidenza alla tecnologia ma non mi sembra il prototipo del vigliacco che scappa: per molti ufficiali si è comportato bene, per altri in modo straordinario. Evacuare 4000 persone in un’ora è già un miracolo. Sia chiaro, trentadue vittime sono tante, ma è una percentuale minima (in un’area così vasta qualcuno non poteva non sfuggire al controllo). A questo punto è lecito chiedersi, perché la nave è affondata così velocemente? Che cosa è successo? Forse le tecniche adottate per la costruzione della nave non sono state le più idonee? L’Andrea Doria, speronata nel 1956 da un rompighiaccio in pieno Atlantico, per affondare ci ha messo qualcosa in più di undici ore: Schettino non è l’unico responsabile della tragedia”.
 
19 giugno 2012
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