Beppe Grillo (foto Ansa) Beppe Grillo (foto Ansa) 
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"Grillo cavalca il dissenso, la Lega si guardi da lui. La destra senza Berlusconi è sparsa e incerta"

di Antonella Loi
Gli equilibri della politica italiana sembrano sconvolti. Il responso uscito dalle urne delle elezioni amministrative dice che gli assetti politici stanno mutando: il Pdl, orfano di Berlusconi, perde un po' ovunque. L'ex premier prova a smorzare. "Sono soddisfatto, pensavo peggio", ha detto mentre si trovava a Mosca ospite dell'amico russo Vladimir Putin alla cerimonia di giuramento per il terzo mandato da presidente. Alfano la legge in maniera diversa: "Una sconfitta, ma non una catastrofe". L'Udc sparisce, il Pd tiene. A vincere - l'unico, concordano gli analisti - è Beppe Grillo che totalizza percentuali a due cifre, va al ballottaggio a Parma e dà appuntamento alle politiche del 2013. "Ci vediamo in Parlamento", assicura. Tutto fa supporre che andrà proprio così.
"Grillo è un fenomeno interessante", spiega a Tiscali  Gianfranco Pasquino, docente di Scienza politica presso l'Università di Bologna. Il merito di Grillo, spiega il politologo, è essere riuscito ad attrarre "una parte abbastanza ampia di scontento che in questo Paese è importante. Ma riesce anche a punzecchiare, forse con l'intento di ridurre e ridimensionare i partiti tradizionali". Se quindi il centrodestra ha perso grazie "all'astensione e alla dispersione e il centrosinistra in parte tiene, con il Pd soddisfatto", Grillo "incide ma non trasforma lo schieramento politico".  
I voti di Grillo sono voti di protesta o espressione di un nuovo modo di fare politica?
"Grillo si è chiamato in Parlamento. C'è da credergli visto il consenso che ha nel Paese. Anche se con la nuova legge elettorale dovesse esserci uno sbarramento al 5% lui entrerebbe lo stesso con 35-40 deputati e 15-20 senatori. Quindi Grillo rappresenta lo scontento, ma non solo. In lui c'è anche qualcosa di diverso, una posizione che vuole introdurre dei cambiamenti, anche se appare semplicistico e semplificativo. E' chiaro che il Movimento 5 Stelle non è un partito di governo ma è una proposta per riuscire a incidere sui privilegi della cosiddetta casta".
L'antipolitica si è quindi trasformata in politica vera e propria?
"I 'grillini' dicono che loro non sono antipolitici. In realtà sono contro la politica tradizionale e questo è antipolitica. Ci vuole la critica alla politica tradizionale. L'antipolitica nel caso di Grillo è il modo di fare politica, il linguaggio che utilizza, spesso insultante, dissacrante. Un linguaggio molto forte nella parte distruttiva della politica italiana che in una parte significativa merita di essere distrutta. Ma non è propositivo, cioè non si rende conto che non si fa politica solo utilizzando i vaffa, perché poi per governare bisogna avere anche delle proposte. E ho l'impressione che Grillo non ne abbia la capacità. Ecco l'antipolitica: distruggere il vecchio, ma poi bisogna costruire qualcosa di nuovo. Grillo per ora sta distruggendo ed è un compito molto importante perché c'è parecchio da distruggere". 
Debacle del Pdl: la destra senza Berlusconi non esiste?
"La destra senza Berlusconi è sparsa e molto incerta sul futuro. E' incapace di darsi una direzione sulla quale attestarsi e ha trovato con difficoltà candidati adeguati per le elezioni amministrative. Berlusconi praticamente non ha fatto campagna elettorale ed è sempre stato il suo punto di forza e della destra intorno a lui. Se Berlusconi non c'è la destra rallenta, si disperde. Continuo a pensare che c'è un elettorato di destra al quale un partito decente potrebbe dare rappresentanza. Resta da vedere se Berlusconi vuole fare, come ha detto, una lista civica col suo nome o rimettere insieme il partito. Anche perché se il partito non c'è ci sono persone che vogliono fare politica come Pisanu, Cicchitto, Alfano. Gli manca però qualcosa che li unifichi".
Da qui al 2013 riusciranno ad organizzarsi?
"La mia sensazione è che l'unica possibilità che hanno in questo momento di riorganizzarsi è dire a Berlusconi 'ritorna e aiutaci'. E non so se questo accadrà. Ma in alternativa potrebbero trovarsi intorno a Casini, che però non è andato molto bene e quindi il problema della leadership per la destra è importante e difficile da risolvere".
Altro crollo a destra, la Lega. A parte Tosi a Verona, la Lega sembra essersi allontanata dal suo elettorato. Il risultato in Lombardia è eloquente.
"Questo segnala peraltro che gli elettori sono abbastanza saggi. La Lega ha fatto delle cose improponibili con i soldi che aveva, difendendo personaggi eminentemente squallidi. Alla guida della Lega c'è poi un uomo disabile, bisogna dirlo, che adesso vuole tornare, che ha fatto del nepotismo, ha messo il figlio - palesemente incapace - nel consiglio regionale e gli elettori lombardi hanno deciso che no, questa cosa non può essere più accettata. La Lega è in crisi di leadership ed è anche in crisi di prospettive. Attenzione: Tosi non vince solo perché è un leghista, ma perché c'è una lista con il suo nome, cioè un fenomeno civico. Il punto è che la Lega deve risollevarsi intorno a una prospettiva nuova che non può più essere un federalismo impossibile e impraticabile e che, tra l'altro, non attrae più gli elettori del Nord. E se vogliono viaggiare sullo scontento non devono dimenticare che anche Grillo viaggia sullo scontento: paradossalmente Grillo è il loro antagonista più forte". 
Lei ha detto che il Pd tiene. Però vince con candidati che "non sono suoi".
"Potendo vincere con candidati che non sono suoi o perdere con candidati suoi penso che il Pd sceglierebbe la prima opzione. Perché alla fine vince la coalizione e quindi ci saranno consiglieri comunali a Genova, ma anche a Parma e sicuramente a Palermo. Ci deve essere cioè il fulcro dell'alleanza e l'importante è che vinca. Naturalmente qualcuno dovrà riuscire a mettere insieme i diversi programmi. Per il resto il Pd ha un problema di leadership nazionale: Bersani è una persona capace e onesta ma non è un leader carismatico e quindi chi guiderà il partito alle elezioni del 2013?".
Monti durerà fino al 2013?
"Non avrei nessun dubbio. Quelli che lo vorrebbero far cadere, e cioè la Lega e l'Idv, non hanno abbastanza forza, il Pdl non sa bene che cosa fare, il Pd e l'Udc lo appoggiano. Quindi credo che arriverà apertamente al 2013. Qualcuno dice anche oltre".
08 maggio 2012
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