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Uscire dalla crisi economica, Amato: "Dai socialisti francesi possono arrivare nuove idee"

di Michael Pontrelli
Massimo Amato, economista dell’Università Bocconi, sta mettendo a punto a Nantes, in Francia, un progetto che prevede la creazione di una valuta locale complementare all’euro. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di superare la crisi della liquidità esistente creando nuove risorse per acquistare prodotti e servizi di imprese che aderiranno ad un sistema di credito cooperativo. Il progetto potrebbe avere un impatto molto importante in Europa perché a volerlo è stato il sindaco socialista di Nantes, Jean Marc Ayrault, consigliere speciale del neo presidente francese Hollande e in pole position per l’incarico di primo ministro. Per Massimo Amato l’uscita dalla crisi europea “richiede un cambio nel modo di concepire la natura del sistema finanziario” e l’esperimento di Nantes dimostra “che è possibile realizzare modelli economici alternativi” a quelli prevalenti.
Professore, da tempo lavora a Nantes e conosce bene i socialisti francesi. Quale è la differenza tra loro e il Partito democratico italiano?
“Se consideriamo le misure da adottare per risolvere la crisi economica mi sembra che nel programma di Hollande ci sia una maggiore determinazione a rivedere le modalità con cui la crisi è stata affrontata fino ad ora. Al nuovo presidente francese bisogna dare atto di aver avuto il coraggio di dire che avrebbe ridiscusso con la Merkel i termini del patto fiscale. Ovviamente adesso la questione sarà quella di capire in che modo questa discussione avverrà e quale dovrà essere il rapporto di equilibrio tra austerità e crescita”.

Come dobbiamo interpretare il fatto che un esponente socialista importante come Jean Marc Ayrault appoggi un progetto innovativo come il suo?
“Nel Partito socialista francese manca ancora una riflessione collettiva sull’apertura a nuove forme di politica economica però questa idea è più diffusa di quanto appaia ufficialmente. L’innovazione è legata ancora al piano delle opinioni personali ma il fatto che un esponente di spicco del partito come Jean Marc Ayrault abbia detto sì ad un lavoro di sperimentazione come quello che sto conducendo a Nantes è sicuramente un fatto positivo”.

Tornando al tema della crescita, da lei già introdotto, in Italia la proposta principale è quella di stimolarla attraverso l’emissione di Eurobond per finanziarie un grande piano di opere pubbliche europee. Anche Hollande punta su questa ricetta?
“Si. Questa proposta è stata sposata anche dal nuovo presidente francese che più volte lo ha detto molto chiaramente”.

Quale è la sua opinione in merito. Gli Eurobond sono la strada maestra da seguire?
“Vorrei fare una premessa. La crescita è ormai diventata un obiettivo assoluto, ma se la crescita una volta ottenuta serve solamente a finanziare la rendita finanziaria allora francamente dico che la priorità diventa la riforma del sistema finanziario”.

Cosa intende per riforma del sistema finanziario?
“Principalmente intendo lo sviluppo di forme di cooperazione finanziaria ovvero la nascita di un sistema del credito che non abbia come unico obiettivo la partecipazione agli utili delle imprese ma anche ai loro rischi attraverso un maggiore coinvolgimento nel capitale di rischio. Questo approccio finanziario privilegia la redditività di lungo periodo rispetto a quella di breve e di conseguenza tende a privilegiare quella parte degli investimenti che hanno a che fare con il miglioramento della produttività e dell’innovazione, che come sappiamo, sono condizioni fondamentali ai fini della crescita economica”.

Ritiene che il sistema finanziario dominante sia aperto verso questo cambio di approccio?
“La riforma da me indicata può fare a meno delle grandi banche. Può per esempio passare attraverso una crescita delle attività dei venture capitalist (fondi di investimento che tipicamente finanziano la crescita di attività ad elevato potenzionale di sviluppo ndr) che già oggi investono nel capitale di rischio delle imprese, e per la diffusione dei modelli di credito cooperativo ovvero forme di cooperazione tra imprenditori che si mettono d’accordo per organizzare delle camere di compensazione dei crediti con cui finanziarie il loro capitale circolante. Se questo tipo di iniziative raggiungesse una certa massa critica le stesse banche non potrebbero più sostenere i costi dell’essere escluse dall’intermediazione finanziaria e inizierebbero loro stesse ad inseguire il nuovo modello offrendo, per esempio, forme di servizio di pagamenti in compensazione”.

Lei è un esperto di sistemi valutari. E’ ottimista o pessimista sulla sopravvivenza dell’euro?
“Se guardo alla miopia delle classi dirigenti attuali sono pessimista, se guardo invece all’interesse che abbiamo tutti nella non disgregazione della moneta unica alloro penso che potrebbe salvarsi. Il punto fondamentale è che i decisori dovrebbero rendersi conto che il mantenimento dell’euro non significa necessariamente mantenerlo alle condizioni in cui è stato costruito”.

Quali condizioni cambierebbe?
“Inizierei sicuramente da una revisione del patto di stabilità. Quello siglato contiene tanti criteri ma non contiene la convergenza delle bilance commerciali. Per esempio, la crisi greca è nata dallo squilibrio commerciale di Atene che è iniziato esattamente con la nascita dell’euro”

Nascita dell’euro che invece, sul fronte commerciale, ha avvantaggiato la Germania.
“Esattamente. Bisogna imparare a misurare i vantaggi che la Germania ha avuto dall’introduzione della moneta unica per chiedere la misura giusta della sua partecipazione al risanamento della situazione. La Germania non può semplicemente rimanere al balcone aspettando che gli altri si diano da fare”.

Per creare le giuste condizioni alla sopravvivenza dell’euro basterebbe solo questo?
“No, bisognerebbe anche superare l’idea che il mantenimento dell’euro e la reintroduzione delle monete nazionali sono due alternative che si escludono a vicenda. Il progetto a cui sto lavorando a Nantes volto all’introduzione di una moneta locale si basa sul principio della complementarietà tra le valute. L’euro, in quanto moneta europea, viene usato per intermediare gli scambi a livello continentale, la moneta locale viene utilizzata per intermediare gli scambi a livello territoriale. Lo stesso principio di complementarietà può essere applicato alle vecchie valute nazionali come la lira o la dracma, che potrebbero essere reintrodotte senza bisogno di rinunciare all’euro. In conclusione dico che per uscire dalla crisi non c’è bisogno solamente di crescita economica fine a se stessa che, come avvenuto in passato, alimenta la rendita finanziaria, ma c’è bisogno di una visione nuova della finanza e della moneta. Il progetto di Nantes dimostra che nuovi approcci all'economia sono possibili se dietro c'è l'appoggio della classe politica".
08 maggio 2012
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