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Le banche non usano la liquidità della Bce per finanziare le imprese: giusto o sbagliato? L'opinione degli esperti

di Michael Pontrelli
Lo scorso dicembre la Banca centrale europea ha erogato 489,19 miliardi di euro nel suo primo rifinanziamento a scadenza prolungata, 3 anni, a favore delle banche commerciali che operano nell'area euro. L’operazione conosciuta anche con l’acronimo di Ltro (Long term refinancing operation) ha rappresentato la prima operazione di questo tipo fatta dall’istituto di Francoforte. I prestiti sono stati concessi a un tasso fisso agevolato dell'1%. Dei 489,19 miliardi erogati ben 116 miliardi sono stati richiesti dalle banche italiane (il 23,7% del totale). Obiettivo principale di questa operazione, fortemente voluta dal neo presidente della Bce Mario Draghi, è stato quello di evitare il collasso del sistema bancario europeo ed evitare un credit crunch, ovvero una forte contrazione dell’offerta di credito al settore produttivo che potrebbe amplificare la recessione in corso in Europa e trasformarla in una depressione.
Il primo Ltro ha avuto un tale successo che già si parla di una seconda operazione della Bce addirittura da 1000 miliardi di euro. La massa di liquidità messa a disposizione delle banche non solo ha spento le tensioni sui titoli azionari bancari ma ha anche riportato la calma sul mercato dei titoli di Stato. Il calo dello spread tra i Btp e Bund da oltre 500 punti ai 350 di questi giorni è solo in parte frutto delle riforme messe in campo dal governo di Mario Monti. Per le banche è diventato infatti molto profittevole prendere a prestito soldi all’1% e reinvestirli nei titoli di Stato italiani che offrono tassi di interesse ben più remunerativi.
Ma cosa è accaduto nel frattempo nel mercato del credito? Gli istituti bancari stanno effettivamente sostenendo il settore produttivo italiano? I dati più recenti pubblicati da Bankitalia disegnano uno scenario poco incoraggiante. Nonostante la crisi e il basso costo del denaro (il 9 febbraio la Bce ha lasciato invariato all'1% il tasso di riferimento principale dell’Eurozona) a dicembre 2011 i tassi di interesse sui mutui erogati per l’acquisto di abitazioni sono cresciuti al 4,26% dal 3,98% di novembre. L’aumento è stato accompagnato da un rallentamento della dinamica dei prestiti. Male anche il credito al consumo dove i tassi sono aumentati al 9,11% dal 9,07% del mese precedente. Le cose non vanno meglio per gli altri settori produttivi dove crescono le lamentele da parte di artigiani e piccole imprese per un accesso al credito sempre più difficile.
Almeno per il momento quindi, la massa di liquidità fornita dalla Bce alle banche italiane non sembra aver radicalmente migliorato le condizioni del mercato del credito. Sorge quindi un interrogativo: è giusto che le banche utilizzino le risorse fornite da Francoforte più per salvare se stesse che non l’economia italiana?
Giuseppe Bertolussi, segretario della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese, conferma che “artigiani e pmi sono in difficoltà perché gli impieghi bancari non sono cresciuti” tuttavia non condanna la prudenza della banche nel fornire finanziamenti: “La priorità in questo momento è che il sistema bancario si rafforzi e superi il rischio di un collasso perché se esso cade, si ferma tutto il sistema produttivo italiano”. Per Bertolussi “ è giusto criticare le banche quando sbagliano nel voler imitare le grandi banche internazionali anziché fare le banche del territorio, ma non bisogna dimenticare che esse sono un patrimonio per tutto il Paese perché nascono soprattutto come Casse di risparmio e Banche popolari”.
Una difesa del sistema bancario arriva anche da Giuseppe Turani, uno dei più autorevoli giornalisti economici italiani: “Con i soldi della Bce le banche stanno facendo quello che ufficialmente Francoforte non può fare: comprare illimitatamente titoli di Stato. Con questa operazione Draghi ha di fatto salvato l’Europa perché molti Stati, Italia compresa, stavano per fallire”. Anche Turani conferma che “il credito alle imprese va molto piano” ma questo comportamento è comprensibile: “La gente fa fatica a capire che nei momenti di crisi economica per le banche prestare dei soldi è molto complicato perché è difficile selezionare le imprese non a rischio da quelle che invece possono fallire entro pochi mesi”. Per il giornalista “la crisi economica italiana durerà ancora per tutto il 2012” e nel breve periodo non “bisogna aspettarsi un miglioramento nel mercato del credito”.

Chi invece critica l’operazione decisa da Mario Draghi e il comportamento delle banche è l’economista Guido Viale: “Quanto sta succedendo conferma che al centro dell’attenzione dei governi e delle autorità monetarie europee c’è il sistema bancario e non l’occupazione e il benessere della popolazione. Si mettono in campo miliardi di euro per salvare le banche e contemporaneamente si tolgono risorse alle pensioni e ai salari della gente”. Per Viale “questo fa capire che le priorità dei governi europei sono diverse da quelle che caratterizzano la popolazione e il mondo della piccola e media impresa”. L’economista riconosce che un crollo del sistema bancario impatterebbe sull’intero sistema economico ma “le banche in difficoltà potrebbero essere temporaneamente nazionalizzate, come è stato fatto in Inghilterra e negli Stati Uniti”. “I titoli azionari sono caduti molto in basso e attualmente è più costoso salvare le banche, come si sta facendo impegnando ingenti risorse, che non comprarle” conclude Viale.

Anche l’economista Loretta Napoleoni ha delle riserve sull’operazione fatta dalla Bce: “Si tratta di una operazione fatta a vantaggio delle banche e basta”. Per l’economista “il credit crunch c’è ancora” e se davvero si fosse voluto aiutare il sistema produttivo “sarebbe bastato inserire una clausola che obbligava le banche a destinare parte della liquidità alle imprese”. L’operazione ideata da Trichet e realizzata da Draghi evita “la crisi di liquidità nel sistema interbancario” e “fornisce alle banche le risorse finanziarie necessarie per far fronte agli obblighi imposti dall’Europa sul capitale e agli obblighi che saranno imposti da Basilea 3”.
Le opinioni contrastanti degli esperti intervistati confermano che la politica delle istituzioni europee e il comportamento del sistema bancario restano argomenti che dividono profondamente l’opinione pubblica. Capire e decidere in che modo utilizzare le limitate risorse finanziarie a disposizione degli Stati rimane un compito complesso la cui risoluzione dipende profondamente dalle singole convinzioni politiche sul modo in cui la società debba funzionare.
 
10 febbraio 2012
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