Più delle mareggiate che abitualmente falciano lo stretto di Messina possono Tir e Forconi: da quattro giorni la Sicilia è paralizzata dalle proteste che bloccano le strade e i principali attracchi dell'isola. Gli scaffali dei negozi sono vuoti, cominciano a scarseggiare anche i beni di prima necessità, mentre i distributori di carburante sono a secco e il traffico è paralizzato in molti tratti. I disagi affiorano: scarseggia il gas per il riscaldamento, alcuni ospedali sono in difficoltà, le scuole rimangono chiuse. I siciliani cominciano a sentire l'effetto dalla protesta estrema. Ma per la Sicilia non è una novità. "Una protesta analoga, sempre contro il caro-carburante venne messa in cantiere alcuni anni fa", ci spiega Giuseppe Casarrubea, esperto di storia contemporanea e autore di numerosi testi sul movimento dei contadini siciliani.
Allora come andò?
"Alla fine delle vertenze ci fu un rincaro dei generi alimentari e degli stessi carburanti: la lotta non portò a nulla".
Al "Movimento dei forconi" succederà la stessa cosa?
"Si sta ripetendo una situazione analoga, peraltro abbastanza confusa perché dietro questi movimenti di natura spontanea si nascondono forze o persone che non sempre appaiono in modo chiaro".
Qualcuno teme la criminalità organizzata, la massoneria. Di sicuro ci sono gruppi di estrema destra.
"Sicuramente ci sono quelli di "Forza d'urto", "Forza nuova", gruppi collocati a destra. Ma la natura di questo movimento non è classica, ortodossa, cioè non ci sono partiti del cosiddetto arco costituzionale che appoggino questo movimento. Ha piuttosto un aspetto di tipo anarcoide".
Ma il disagio è reale.
"Dietro la protesta diretta da alcuni proprietari di Tir e di mezzi di trasporto su gomma si accodano persone che veramente soffrono lo stato di crisi che la Sicilia e l'Italia stanno vivendo".
Come gli agricoltori per esempio?
"Esatto, ma il mondo dell'agricoltura siciliana è in crisi da sempre, non è mai stata una situazione felice. La crisi, insomma non è nata oggi, è atavica. I problemi sono regionali, nazionali ed europei perché le produzioni del Mezzogiorno sono sempre state penalizzate".
E quindi?
"E quindi quello che non si capisce è perché la protesta sia scoppiata proprio ora, perché questo movimento stia esplodendo adesso con questi caratteri e con questa virulenza piuttosto marcata".
L'aumento dei costi del carburante, la crescente disoccupazione: insomma la crisi che si fa sentire.
"Sì, certo. E c'è da dire che la Sicilia è facile da mettere in stato d'assedio: basta bloccare le entrate e le uscite sullo Stretto di Messina e tutta la popolazione siciliana è stretta in una morsa. Ed è quello che è accaduto: scuole al freddo, ospedali in difficoltà, anziani che non riescono ad avere neanche una bombola di gas per il riscaldamento. C'è stato poi un aumento improvviso del gas in bombola, per cui siamo in mano a persone che controllano l'andamento generale dell'economia e anche lo stato sociale in modo del tutto completo. Cinque giorni e la Sicilia è sul lastrico".
Gli obiettivi però sembrano validi.
"E' tutto molto generico. Non c'è uno scopo scritto o un programma di rivendicazioni esplicito. E anche i capi del movimento sono difficili da individuare. Ci sono qua e là delle persone che sono alla testa di questo modo nuovo e irruente di lotta, ma non si capisce esattamente i veri capi chi siano.
La protesta è spontanea.
"Sì però si ha il sospetto che ci sia qualcuno di poco affidabile dietro. Giustamente il capo della Camera di commercio degli industriali ha denunciato che dietro ci possono essere elementi legati al mondo della mafia. E' plausibile".
Alla luce di tutto questo, a cosa porterà la protesta?
"La Sicilia è una terra ricca di risorse ma povera dal punto di vista di quello che è il quotidiano vivere. Quella lotta portò solo a un rincaro dei prezzi della benzina e dei generi alimentari, questa volta abbiamo gli esercizi commerciali chiusi perché i generi non arrivano e i rifornimenti altrettanto. Il rincaro del gas c'è già".
Però il movimento degli agricoltori, gemellato tra l'altro con il Movimento dei pastori sardi, porta avanti istanze concrete.
"Se tutto dipendesse da qualcuno che ha la possibilità di decidere seduta stante sulle cose sarebbe possibile raggiungere dei risultati a breve termine. In realtà, come già accaduto ci saranno delle promesse e queste non avranno seguito alcuno. In Sicilia succede sempre: si promette ma non si mantiene. La situazione è aggravata da una crisi generale che è obiettiva. Aumenta la disoccupazione e la disperazione: a San Giuseppe Iato l'altro ieri un uomo si è tolto la vita. In Sicilia lo stato di bisogno c'è, ma c'è anche chi cavalca questa crisi per scopi che non sono chiari, questo è il problema".
La politica conta?
"La politica è quella di Lombardo, la politica è quella di chi ha sempre promesso e mai mantenuto. L'agricoltura è in uno stato di grave crisi anche perché la gestione delle acque - fondamentale per le zone agricole - è affidata a mani non democratiche. Se nei secoli c'è stata una gestione mafiosa delle acque, di recente dopo le lotte degli anni 50-60-70 subentrarono strutture consortili, cooperativistiche, ben solide costituite da soggetti democratici liberamente eletti dalle assemblee dei contadini".
E oggi?
"Quelle strutture sono state gradualmente smantellate. Cominciò Cuffaro, Lombardo ha continuato: oggi la gestione delle acque avviene tramite strutture che dipendono direttamente dal potere burocratico regionale. Il Consorzio irriguo di Palermo ne è l'esempio. Le ragioni della crisi nel mondo agricolo da un lato si legano alla gestione clientelare della politica e dall'altra alla crisi atavica che investe il Mezzogiorno, legata alle scelte errate di Bruxelles".
La protesta si estendendo anche ad altre Regioni.
"E' preoccupante perché quando i movimenti assumono la forma della jacquerie, cioè della rivolta incontrollata, c'è il pericolo che si intervenga in modo non del tutto democratico. La Sicilia ha una storia ricca da questo punto di vista. E non è da escludere che alcuni fomentino questo stato di disagio proprio per provocare delle reazioni incontrollate".
20 gennaio 2012