Giannuli: "Le liberalizzazioni all'italiana potrebbero favorire i poteri oligopolistici"

di Michael Pontrelli
La crisi finanziaria del 2011 che ha colpito l’Italia e i paesi indebitati della zona euro non solo non è stata ancora risolta “ma nei prossimi mesi potrebbe ulteriormente aggravarsi”. Aldo Giannuli, storico contemporaneo dell’Università degli studi di Milano e autore del libro 2012: la grande crisi, edito da Ponte alle grazie, ha pochi dubbi a riguardo. L’elevato livello di indebitamento, non solo dell'Italia, ma di tutte le economie occidentali “rende necessario un accordo su scala internazionale per ristrutturare il debito mondiale”. Nel frattempo nel nostro Paese proseguiranno “le manovre finanziarie e le riforme strutturali” che richiederanno un elevato livello di attenzione dell’opinione pubblica perché il rischio è quello che vengano “operate delle controriforme a favore dei poteri forti e a danno dei cittadini”.

Professore, perché il triennio 2012-2014 si annuncia molto difficile?
“A partire dall’anno prossimo e per i due anni successiva scadrà una quantità immensa di bond statali e aziendali che amplificherà ulteriormente i problemi scoppiati già nel corso del 2011. Negli Stati Uniti scadrà una quantità di obbligazioni ad alto rischio pari ad 8 volte la media annua, l’Italia dovrà collocare sul mercato 240 miliardi di euro di titoli di Stato nel 2012 e 200 miliardi nel 2013 contro i 60 miliardi di quest’anno, complessivamente il prossimo anno in Europa scadranno qualcosa come 600 miliardi di euro di titoli sovrani. E’ evidente che questa alluvione di scadenze creerà non pochi problemi date le condizioni attuali dei mercati finanziari. A questo si aggiungono importanti scadenze elettorali (Stati Uniti, Francia) che renderanno poco funzionali le decisioni politiche. Cosa potranno fare Obama o Sarkozy a pochi mesi dalle elezioni?”.

Tremonti ieri ha ipotizzato una nuova manovra finanziaria in primavera. Passera in serata ha smentito. Secondo lei ci sarà o non ci sarà una nuova manovra finanziaria?
“Quasi certamente ci saranno nuove misure perché bisognerà fornire segnali al mercato che il Paese sta facendo il massimo per affrontare la crisi ma purtroppo qualunque cosa l’Italia deciderà di fare sarà insufficiente perché ormai la dimensione della crisi è tale che il nostro futuro non dipende più da noi ma da decisioni che dovranno essere prese in ambito internazionale. Per risolvere definitivamente i problemi servirebbe una nuova Bretton Woods (conferenza tenutasi nel luglio del 1944 dove vennero decise le regole delle relazioni finanziarie tra i principali Paesi industrializzati del mondo, ndr)”.

Cosa si dovrebbe fare nella nuova Bretton Woods?
“Semplicemente trovare un accordo che ristrutturi il debito mondiale prendendo atto che il debito occidentale ormai non è più rimborsabile. Se questo non succede e si continua a curare la crisi attraverso interventi di liquidità, ovvero stampando moneta, il rischio è che si pongano le premesse per una serie di crisi a ripetizione sempre più violente. A quel punto la crisi mondiale smetterebbe di essere finanziaria ma diventerebbe un problema di sicurezza dei singoli Stati. Voglio far notare a riguardo che in Germania il piano di uscita dall’euro è stato redatto non dalla Bundesbank ma dall’Università militare”.

Torniamo all’Italia. Secondo lei nuovi interventi del governo sono molto probabili. Finalmente il Paese riuscirà a fare le riforme di cui ha bisogno?
“Bisogna fare molta attenzione perché il rischio nel nostro Paese è che anziché fare delle riforme si facciano delle controriforme che non avvantaggiano i cittadini ma i soliti poteri forti. Gli esempi, a partire dagli anni ’80, non mancano. Le riforme sulle leggi elettorali che avrebbero dovuto ridurre i costi della politica li hanno fatti lievitare, le liberalizzazioni del settore bancario e assicurativo, come i recenti dati statistici hanno confermato, anziché portare ad una riduzione delle tariffe hanno comportato maggiori spese per i cittadini. In numerose circostanze sono stati volutamente fatti interventi sbagliati promettendo risultati che non sarebbero stati mai raggiunti per perseguire in realtà altri obiettivi non dichiarati”.

Adesso si parla di liberalizzazione dei taxi, delle farmacie e delle professioni. Quali pericoli potrebbero arrivare da questo tipo di interventi?
“Se fatti male potrebbero creare le premesse per la costituzione di grossi cartelli. Per esempio potrebbero nascere grandi società di taxi o grandi studi professionali con migliaia di tassisti o professionisti dipendenti che fagocitano il mercato a vantaggio di pochissimi soci azionisti”.

Perciò è meglio non toccare nulla?
“Le riforme si possono e si devono fare ma bisogna fare attenzione a come si fanno”.

A breve si parlerà della riforma del mercato del lavoro. In questo caso quali sono i rischi?
“Il rischio è che prosegua quanto fatto in tutti questi anni ovvero far calare la remunerazione del lavoro e far aumentare quella del capitale. Mai come in questo periodo in Italia e nel resto del mondo occidentale ci sono state disuguaglianze sociali di queste dimensioni”.

E’ il trionfo della visione iperliberista.
“Si ma la dimensione della crisi economica ha raggiunto una gravità tale che non si potrà proseguire ancora per molto riducendo la remunerazione del lavoro perché fino a quando i salari saranno bassi saranno bassi anche i consumi e di riflesso proseguirà anche la crisi. Fino ad oggi la crescita è stata alimentata dal debito ma come abbiamo detto prima questa strada, vista la dimensione che il debito pubblico e privato ha raggiunto, non è più praticabile”.

In questo quadro molto difficile dal punto di vista economico come si evolverà lo scenario politico italiano?
“Io prevedo due possibilità. La prima, a cui assegno una probabilità bassa, è che si verifichi una crisi di governo subito e si vada ad elezioni in primavera. Questo potrebbe succedere se i malumori e le tensioni all’interno del Pdl o del Pd continuano a crescere fino ad un punto di rottura. Il secondo scenario, molto più probabile, è che invece Monti arrivi fino a fine legislatura e nel frattempo si costituisca un forte movimento centrista con l’apporto dei vari Passera, Montezemolo e di fuoriusciti dal Pdl e dal Pd che si pone come principale candidato alla vittoria delle prossime elezioni politiche. Questo nuovo partito di centro potrebbe nascere anche da un passo indietro di Berlusconi che dà il via libera ad Alfano per rompere con gli ex An e procedere alla fusione con i centristi del Terzo polo”.

Mi sembra di capire che secondo lei sarà inevitabile la nascita di una nuova Democrazia cristiana.
“Si ma una Dc strana, che molto probabilmente avrà dietro le quinte Berlusconi che si ritira dalla politica attiva per curare i propri interesse personali e per diventare il riferimento di Putin nel nostro Paese, esattamente come fatto da Gerhard Schröder che dopo aver concluso la sua esperienza di cancelliere è stato nominato da Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG”.
 
19 dicembre 2011
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