Marasciulo (Pioneer Investments): "La speculazione si fermerà solo quando il governo inizierà ad agire"

di Michael Pontrelli
“La crisi attuale non è come quella del 1992” che determinò l’uscita della lira e della sterlina dal sistema monetario europeo perché a differenza di allora “l’Italia ha dimostrato negli ultimi anni di poter sostenere un avanzo di bilancio primario positivo e di avere una disciplina fiscale maggiore di altri paesi dell’Eurozona”. L’analisi di Cosimo Marasciulo, responsabile portafogli obbligazionari governativi di Pioneer Investments, sulla crisi di queste ore è rassicurante ed invita all’ottimismo, tuttavia lo stesso trader sottolinea “la necessità di formare al più presto un nuovo governo che completi le misure di natura fiscale che ancora mancano” per riconquistare “la fiducia degli investitori internazionali” che “stanno determinando la volatilità di queste settimane”. Molto importante, ha aggiunto Marasciulo, anche il ruolo della Bce "che deve proseguire il programma di acquisto di titoli governativi sul mercato secondario".
Nonostante ci sia l’accordo politico per la formazione del governo Monti la settimana è iniziata con Piazza Affari in forte ribasso e lo Spread Btp Bund nuovamente sopra 500 punti. Come mai?
"L’incarico al professor Monti è stato valutato dai mercati come una condizione necessaria ma non ancora sufficiente per ridare fiducia e stabilità alla situazione italiana. Nonostante ci sia un accordo generale a livello politico sulla necessità di formare nel più breve tempo possibile un nuovo governo, le incognite sulla strada del completamento delle riforme e sulle azioni di risanamento che il nuovo esecutivo dovrà fare sono ancora tante".
Le vendite di queste ore sono guidate dagli investitori istituzionali o dalla speculazione?
"Direi che si tratta soprattutto di speculazione di matrice internazionale. La volatilità di queste settimane è frutto soprattutto di una crisi di fiducia da parte degli investitori internazionali che ha creato un forte squilibrio tra domanda e offerta di titoli. Non ci risulta infatti che investitori italiani abbiano deciso di limitare il loro impegno sui titoli pubblici italiani. Anzi, alcuni messaggi ufficiali vanno nella posizione opposta".
Qualcuno ha descritto lo scenario attuale simile a quello del 1992 quando George Soros vinse la sua battaglia speculativa contro la lira e la sterlina inglese. E’ d’accordo?
"Crediamo che la situazione sia diversa. Pensiamo che gli attuali rendimenti dei titoli di Stato italiani e i livelli di spread tra il Btp decennale e il Bund non riflettano i fondamentali del paese, e che l'Italia non presenti un problema di solvibilità. In primo luogo, l'Italia ha dimostrato negli ultimi anni di poter sostenere un avanzo di bilancio primario positivo (al netto della spesa per interessi), mostrando quindi una disciplina fiscale maggiore di altri paesi, anche all'interno dell'Eurozona. Secondo, lo stock di ricchezza delle famiglie italiane (finanziaria e immobiliare) è pari ad oltre 4 volte l'ammontare del debito pubblico e quindi le risorse per affrontare la situazione del debito ci sono".
Arrivati a questo punto cosa potrebbe tranquillizzare i mercati e far scendere lo spread btp-bund a livelli più sostenibili?
"Per risolvere la crisi è importante avere subito un governo che completi le misure di natura fiscale che ancora mancano, sia sul piano del risanamento, come un intervento sulle pensioni, sia sul piano dei provvedimenti di sostegno alla crescita economica. Riteniamo inoltre che, mentre l'Italia fa il suo dovere sulle misure da intraprendere, rimarrà cruciale il ruolo della Bce in termini di supporto alla liquidità del debito dei paesi periferici, attraverso il suo programma di acquisto di titoli governativi sul mercato secondario. Tale supporto rimarrà ovviamente condizionato all'osservazione, da parte della Bce, di tangibili progressi nel processo di risanamento fiscale e nelle misure pro-crescita. Per cui le due cose, azione dei singoli governi (Italia in primis) e supporto della Bce vanno di pari passo".
Quanto tempo ci vorrà per “normalizzare” la situazione sui mercati ai livelli pre-crisi?
"Non è possibile fare una previsione sulle tempistiche. Possiamo dire che non appena si vedranno i primi risultati concreti dell’azione del nuovo governo e se vi sarà il pieno appoggio politico da parte del Parlamento, la situazione dovrebbe migliorare".
 
15 novembre 2011
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