Ecco come ti brevetto il broccolo: da contadini e consumatori appello all'Ue contro le multinazionali

di Antonella Loi
I tentacoli delle multinazionali sui broccoli, le patate e i pomodori, quelli che ogni giorno si trovano sulle nostre tavole. Ebbene, intorno agli ortaggi di cui la nostra dieta non può fare a meno, ieri come oggi, si sta stringendo la morsa del brevetto, cioè il diritto del privato di disporre (economicamente) del prodotto naturale come se fosse un'invenzione. La protesta che si è svolta mercoledì scorso davanti all'Ufficio europeo brevetti (Epo), a Monaco di Baviera, alla quale hanno partecipato cittadini, agricoltori e Ong europee, contro le royalties sul broccolo (il caso EP1069), su cui la corte d'Appello dell'Epo si sarebbe dovuta esprimere - ma l'udienza è stata annullata - proprio mercoledì. Una mobilitazione che ha lo stesso sapore delle grandi manifestazioni degli "Indignati" che dall'Europa agli Stati Uniti dicono "no" a governi asserviti alla logica del profitto privato.
Nella morsa dei brevetti - "Siamo scesi in piazza lo stesso e con motivazioni ancora più forti - spiega Fabrizia Pratesi, segretaria generale del comitato scientifico di Equivita - Non pronunciare la sentenza significa aprire la strada surrettiziamente alla brevettazione degli organismi viventi". Cioè degli esseri viventi, come le piante, frutto di selezioni naturali praticate dall'uomo nei millenni. Cosa cambia oggi allora, tanto da tornare su quei principi dalle chiare connotazioni etiche e morali, fino ad oggi incontestati? "Cambia il fatto che le multinazionali hanno bisogno di nuovi canali per guadagnare altre fette di mercato", spiega l'ambientalista. E qualche breccia in Europa, che fino ad ora ha retto alle pressioni delle corporation agroalimentari, quali Monsanto ("la più aggressiva"), Dupont, Syngenta o Bayer solo per citarne alcune, sembra si stia aprendo. "Dopo aver perso la battaglia contro il brevetto sugli Ogm, il rischio è perdere quella per i prodotti della natura".
Il broccolo e il pomodoro - E allora si combatte sul campo di una varietà di broccolo con proprietà "anticancerogene" ottenuta non attraverso un procedimento biotecnologico (Ogm) ma con metodi convenzionali usati da sempre in agricoltura. Il sì a questo tipo di brevetto spalancherebbe le porte alle potenti multinazionali che nel giro di poco tempo finirebbero per controllare l'intero mercato europeo, come già fanno per gli organismi geneticamente modificati. Stesso discorso per una varietà di pomodoro (il brevetto è stato concesso nel 2003 dallo Stato di Israele) sul quale la corte dell'Epo si troverà a decidere il prossimo 8 novembre. "Noi abbiamo sempre denunciato la pericolosità per gli effetti prodotti sull'agricoltura e sui consumatori - dice ancora Pratesi -: le royalties si pagano ad ogni risemina e si ripercuotono sui prezzi finali. Per chi detiene quei diritti i guadagni sono immensi". Le pressioni che questi giganti sono poi capaci di fare sui governi e di riflesso sull'Europa, sono spaventosi: le rivelazioni di Wikileaks ne hanno dato la misura. 
Prezzi su del 10% - Le conseguenze, in soldoni, al di là della ovvie motivazioni ideologiche, sarebbero visibili a partire dal nostro piatto di insalata. "Secondo le nostre stime - ci spiega Flavio Mollicone, portavoce dell'Adoc consumatori - nell'arco di tre-cinque anni si avrebbe un aumento del 10 per cento dei prezzi dei prodotti sottoposti a brevetto". E il broccolo potrebbe essere l'apripista di una serie di riconoscimenti che impatterebbero senza pietà sul prezzo finale dell'alimento. "In un calcolo generale sulla spesa delle famiglie europee - aggiunge Mollicone - gli alimenti incidono per il 25 per cento: è chiaro che quel 10 per cento ulteriore metterebbe in difficoltà molti fra gli 800 milioni di cittadini europei". Tutto ciò, chiarisce, "all'interno di un'esigenza generale di rivedere l'intero comparto agro-alimentare dal punto di vista della qualità e della sicurezza dei prodotti".
A rischio le ditte semenziere - Come cambierebbe quindi il mercato agricolo? "Il cibo passerebbe in breve nelle mani di poche multinazionali e questo avrebbe come effetto di far scomparire la ricerca pubblica e condannare i contadini alla dipendenza dai privati. Inoltre, danno gravissimo, scomparirebbero le ditte semenziere che nel mondo dominato dai brevetti non hanno né spazio né potere economico", spiega Riccardo Bocci, coordinatore nazionale della Rete semi rurali. L'urgenza c'è tutta: in questo momento "non bisogna abbassare la guardia", dice, "ma portare a conoscenza dell'opinione pubblica quanto sta accadendo intorno ai beni comuni, tra cui rientrano tutti gli organismi viventi inclusi i prodotti naturali della terra".
Norme in contrasto - "E poi - aggiunge la segretaria di Equivita - bisogna agire attraverso i governi perché facciano pressione sull'Unione europea affinché intervenga e blocchi questo tipo di brevetti". Che peraltro sarebbero contrari alla norma comunitaria, in particolare alla Direttiva 98/44/EC, visto che nel caso del broccolo "l'elemento anticancerogeno" è già presente in natura. Il problema allora è un altro: l'Ufficio europeo brevetti è un organismo indipendente rispetto all'Ue, nato attraverso una convenzione firmata da 19 Stati nel '72. E oggi l'Europa dei 27 ha chiare difficoltà ad armonizzare la sua disciplina con quella dell'Epo. "Ci aspettiamo che, come già in passato, Stati quali l'Italia e l'Olanda facciano pressioni sull'Europa perché i brevetti sugli esseri viventi non passino", chiosa Pratesi. E di recente la stessa Olanda e la Germania hanno promesso un loro impegno a Bruxelles per una revisione più restrittiva delle norme. E' prima di tutto una battaglia di civiltà che, come spesso accade, si combatte su piano squisitamente economico. 
27 ottobre 2011
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