La marea nera di olio combustibile finito in mare l'11 gennaio scorso dalla banchina della Società E.on, titolare della centrale termoelettrica di Fiumesanto, nello scalo industriale di Porto Torres (Sassari), dopo giorni di maestrale ha raggiunto varie coste del Nord della Sardegna e se gli interventi non saranno tempestivi, la situazione rischia di precipitare. Dopo le prime operazioni di bonifica eseguite dalle autorità locali e dai numerosi volontari, è necessario un'opera più compiuta dello Stato e della Regione. Alcune fra le spiagge più belle dei comuni di Stintino, Santa Teresa di Gallura e Aglientu sono già state colpite dal disastro che rischia di estendersi al resto della costa compromettendo la stagione turistica. Nel frattempo la Procura della Repubblica di Sassari prosegue l’
inchiesta e a breve ci dovrebbero essere i primi iscritti al registro degli indagati.
I sindaci di Santa Teresa di Gallura, Stefano Pisciottu, e di Aglientu, Gabriella Battino, parlano con una sola voce: “Coi soli mezzi comunali non ce la facciamo. Tutte le istituzioni locali hanno dato il massimo ma è necessario lo stato di emergenza nazionale che consenta di sbloccare fondi e mezzi più consoni alla gravità della situazione. Ogni giorno gli operatori puliscono i litorali dal catrame, ma la mattina dopo la situazione è punto e a capo. Il mare continua a riportare l’olio combustibile e i sacchi di materiale si accumulano mentre l’odore acre di idrocarburi continua a farsi sentire". Insieme al presidente della Provincia Olbia-Tempio i sindaci hanno deciso di costituirsi parte civile contro i responsabili del disastro ambientale.
Qual è la situazione?
Gabriella Battino: “Insieme al comune di Santa Teresa abbiamo costituito l’unità di crisi mercoledì 19, non appena le spiagge del nostro comune, Rena Matteu e Rena Maiore, sono state colpite dalla marea di olio combustibile. Sono partite subito le squadre di volontari per iniziare l’opera di pulizia e nei giorni successivi si sono uniti gli operai della E.on. Da venerdì la situazione è peggiorata perché l’inquinamento si è esteso anche verso Ovest, colpendo la spiaggia di Vignola, per le condizioni di tempo pessime con un forte maestrale. Da sabato mattina sono iniziate le opere di pulizia anche nel litorale di Aglientu. Ma già venerdì era stata attivata la procedura per la richiesta dello stato di emergenza nazionale, perché questo inquinamento avrà conseguenze di lunga durata. Ancora non sappiamo quanto materiale sia stato sversato e dal mare continua ad arrivarne. In molte parti della costa le rocce sono irrimediabilmente asfaltate e la sabbia, nonostante le opere di bonifica che ha eliminato le palle più grosse di materiale, resta contaminata. Ora serve un intervento specialistico, perché ancora ci mancano molte informazioni e i comuni non hanno le risorse, né il personale necessari per affrontare le conseguenze di questo incidente.”
Stefano Pisciottu: “La situazione è che parte del materiale spiaggiato viene raccolto manualmente coi pochi mezzi a disposizione, ma quello che finisce sulle coste, anche molto frastagliate e difficilmente raggiungibili, non è recuperabile. Ci sono parti della costa dove le rocce sembrano pulite e non macchiate dal catrame ma in realtà sono completamente oleose. ”
Sembra che i cittadini siano pronti anche a iniziative eclatanti per fare sentire la loro voce. Che risposte avete avuto dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione Sardegna?
Battino: “Allo stato attuale nessuna. Sappiamo che mercoledì il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, riferirà in Parlamento in risposta a un’interpellanza. Ma, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di più tempestivo.”
Pisciottu: “Qui si è mobilitato il personale della Provincia, della Capitaneria di Porto, i volontari della Forestale, i Vigili Urbani, ma da parte della Regione non mi risulta ci siano stati aiuti. Noi siamo ancora in attesa che il ministero dell’Ambiente si pronunci in merito alla richiesta di emergenza nazionale inoltrata attraverso il capo di compartimento di La Maddalena. Il timore è che si voglia insabbiare questo disastro. È assolutamente necessario l’intervento dello Stato che non può considerare questa parte di Sardegna una colonia. Noi viviamo in un’area di alto pregio nell’istituendo parco delle Bocche di Bonifacio, un fiore all’occhiello della Nazione con un’economia basata sul turismo. La gente si aspetta delle risposte chiare.”
Avete idea di quanto tempo e quanti soldi saranno necessari per ripristinare le condizioni precedenti l’incidente?
Pisciottu: “Le valutazioni le deve fare il Ministero. Non vorrei che questa nostra azione potesse sembrare strumentale ad ottenere chissà cosa. Serve una valutazione serie e competente sulla base della quale agire."
Battino: “No, non ne abbiamo idea perché nessuno ha fatto una stima. Non sappiamo neanche quanto olio sia stato sversato in mare.”
Nemmeno la E.on vi ha fornito i dati sulle proprie perdite?
Battino: "La E.on non dichiara nulla. All’inizio ci ha mandato una lettera in cui dichiarava 17 metri cubi ma, da ciò che è stato raccolto, i dati non quadrano assolutamente.”
Intendete, come ha fatto la Cgil locale, chiedere la chiusura delle industrie inquinanti a Fiume Santo?
Battino: “No, per il momento no. Confermiamo la nostra battaglia contro il pericoloso passaggio di petroliere nella zona delle Bocche di Bonifacio ma ci fermiamo qui.”
Pisciottu: “Una cosa è certa: il pericolo più immediato sembrava rappresentato dalle petroliere ma oggi ci siamo resi conto che il danno può arrivare anche da terra.”
C’è chi dice che il danno sia irrecuperabile e che ufficialmente si faccia finta di poter intervenire per non compromettere definitivamente la stagione turistica.
Battino: “Sono tutte voci, ma anche per questo serve l’intervento del Ministero e drammatizzare la situazione mi sembra eccessivo. Basta venire qui a vedere le spiagge per rendersi conto che non c’è niente di tragico e i danni sono recuperabilissimi.”
Pisciottu: “Posso confermare che oggi se un osservatore disattento venisse da queste parti non si accorgerebbe di niente. Sono stati disposti due monitoraggi, ho parlato coi tecnici dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che mi hanno confermato come il materiale non vada a fondo. Certo il danno ambientale va recuperato, così come quello d’immagine."
C’è pericolo per la pesca?
Pisciottu: “Per il momento no anche se c’è molta preoccupazione fra i pescatori. Qui si fa piccola pesca, prevalentemente nella bella stagione, e pesca a strascico quindi sul fondo che dovrebbe essere salvo.”
25 gennaio 2011