Che ci si trovi in presenza o meno di reati saranno i giudici a stabilirlo. Nell’attesa, le vicende legate al caso Ruby un effetto di sicuro lo hanno avuto: creare nell’immaginario collettivo un’idea del principale protagonista, ovvero Silvio Berlusconi, che prescinde dalle ragioni della politica. La diagnosi è secca, spesso spietata: il premier è “un caso clinico, è un narcisista cronico, un maniaco, un perverso", insomma una persona malata. Tralasciando la storia, che da secoli mostra quanto funzioni il binomio potere-sesso , stupisce quanta attenzione ci sia nei confronti della salubrità mentale e sessuale del presidente del Consiglio. Una 'preoccupazione' diffusa che è il solito Facebook a stigmatizzare.“Offriamo un buon psicologo a Berlusconi, ne ha bisogno”, si legge in un dei tanti gruppi sorti di recente. Ma siamo davvero in presenza di un caso clinico? Lo abbiamo chiesto al
professor Maurizio Bossi, uno dei più noti sessuologi e andrologi italiani, già autore di numerose pubblicazioni di successo e conduttore del programma
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Professor Bossi, sembra che gli italiani siano diventati tutti sessuologi/andrologi. Che cosa pensa di un 74 enne che conduce una vita "sessualmente sregolata”?
"Per definire la sregolatezza si deve presupporre una regola. Quale? Etica, religiosa, o sessuologico statistica? Partirei innanzitutto da una considerazione di tipo antropologico. Sesso e senescenza, sino a non molto tempo fa, sembravano escludersi reciprocamente. Oltre una certa età, di pari passo con il declino fisico, si riteneva che si dovesse necessariamente perdere interesse per la sessualità. Dai dati emerge con chiarezza il prolungamento della vita sessuale verso età insospettate; infatti, il 39,1% delle persone con età compresa tra 71 e 80 anni ed il 73,4% di età compresa tra 61 e 70 anni dichiara di avere una vita sessualmente attiva. Dunque, non medicalizziamo mai il 'normale' comportamento ma analizziamo caso per caso".
Ma qui siamo in presenza di una persona che ha subito un intervento di prostatectomia. Vale lo stesso discorso?
"Utilizzando dei farmaci, per via sistemica o locale, oppure dei presidi non farmaceutici 'topici', si può condurre oggi una vita sessuale attiva. E’ una conquista degli ultimi vent’anni, la vera rivoluzione sessuale del secolo. E’ da discutere però se tutto ciò renda poi la vita più felice".
Può un intervento del genere avere dei riflessi psicologici?
"Sicuramente sì. Talvolta dopo interventi demolitivi il riflesso sul comportamento è negativo. Ma spesso è forte lo spirito di rivincita. E’ come avviene in quelle persone che subiscono amputazioni di un arto inferiore e poi, dopo esser stati protesizzati, si mettono a correre una maratona. Come ad affermare la supremazia del proprio 'io' anche sulle deficienze del corpo. E’ molto umano".
Ma quanto l'appagamento di certe pulsioni può essere più pensato/immaginato che vissuto? Sembra poco realistico che abbia rapporti con tutte le ragazze che partecipano alle sue feste
"A prescindere dal caso, che ovviamente non conosco clinicamente, posso riferire che in situazioni analoghe si è riscontrato, più che attività di 'coabitazione' genitale, la presenza di atteggiamenti voyeuristici e di gratificazione al tatto".
Perché non cercare piuttosto una compagna stabile, con cui avere un rapporto sentimentale oltre che sessuale?
"Ci sono soggetti che subiscono una sorta di coazione a ripetere un gesto, un atto. Ad esempio si cita: lo shopping compulsivo, ma anche il bisogno del gioco d’azzardo fino ai casi di continuo lavaggio delle mani per la cosiddetta rupofobia. In tutti questi casi la ripetizione del rituale ha un effetto ansiolitico più che una finalità gratificante. E’ un po’ come se ad uno a cui piace pigiare sugli interruttori elettrici gli fornisci una centrale elettrica. Non va bene. Lui deve ripetere. Mogol e Battisti hanno cantato : 'dieci ragazze per me possono bastare. Per altri …..'non sufficit'."
E se invece cercasse un rapporto stabile ma avesse difficoltà a fidarsi di una donna. L’affetto incondizionato credo se lo aspetti ormai solo dai suoi figli
"Non credo si tratti di questo, e del resto ho la sensazione che lui si fidi – a volte anche troppo – delle persone".
Sui vizietti del premier si sono espressi in tanti. Rocco Siffredi sostiene: “Gli Italiani sono fieri di uno come lui"
"Se lo dice Rocco… E’ un fatto che nell’immaginario collettivo c’è un uomo che ha grande potere e, grazie a quel potere, può avere il sesso. Si sa, il binomio, quanto mai d'attualità, è proprio: sesso/potere. É noto che gli uomini hanno esercitato il secondo spesso per ottenere il primo. Simmetricamente, alcune rappresentanti del sesso femminile hanno gestito, come oggi, la controprestazione ottenendo denaro: il solo generatore simbolico del potere. Insomma, per alcuni il: 'vorrei ma non posso' può spingere all’emulazione … Ma anche all’invidia".
Ruby è andata oltre: "Silvio meglio di uno psicologo: mi ha ascoltata senza voler nulla in cambio"
"Posso crederle. Più persone mi hanno parlato di questa particolare attitudine all’ascolto del premier. Pare che a distanza di un mese si ricordi di chiedere: 'Come sta tuo zio?' ad una donna che aveva incontrato e che si era detta preoccupata per lo stato di salute del parente. Oggi spesso neppure gli amici lo fanno. Parlando degli psicologi è chiaro che chi va per un consulto deve pagare e quindi 'lo psicologo vuole qualcosa in cambio'. In questo caso addirittura sarebbe lo psicologo a onorare. In una società in cui abbiamo perso la capacità di ascolto e siamo influenzati dal metodo talk-show televisivo, è pregevole che qualcuno ti ascolti, soprattutto se riveste un ruolo (comunque la si pensi) carismatico".
Luigi Cancrini, psichiatra, è spietato: è affetto da narcisismo patologico, andrebbe curato"
"Le diagnosi a distanza mi sembrano un pò forzate. Il caso di Sarah/Avetrana e la moltitudine di telediagnosi che abbiamo udito dovrebbe insegnare. Il DSM-IV-TR (Bibbia della psichiatria americana,
ndr) descrive le parafilie come contraddistinte da impulsi, fantasie o comportamenti sessuali intensi e ricorrenti, che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali; tra i criteri diagnostici è considerata inoltre la conseguente presenza di disagio clinicamente significativo o di compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento individuale. Insomma, il disturbo parafilico si concretizza quando una persona mette in atto dei comportamenti lesivi per sé e per gli altri. In questo caso non mi sembra e non c’è coercizione nei rapporti. Si tratta, forse, di comportamenti
border-line".
Ma allora come definisce questa sorta di ”bulimia sessuale”?
"Gli antichi la definivano Satiriasi. Oggi si è più cauti ad etichettare una donna come ninfomane e un maschio come ipersessuale. Il limite della cosiddetta
addiction sessuale è labile. Nell’approccio sanitario non esiste mai il disturbo ma il disturbato. Quando lo è veramente, beninteso".
Che idea personale si è fatto in base alla letteratura esistente in materia?
"Ha ragione la psichiatra Donatella Marazziti quando afferma che: 'lo stile di vita è determinato anche dalla particolare conformazione biochimica del nostro cervello” . Ci sono dei soggetti, definiti
sensation seekers (cercatori ripetitivi di sensazioni,
ndr). Si tratta di persone che vanno costantemente a caccia di nuove emozioni. In loro si è riscontrato un basso livello di sostanze chimiche chiamate MAO (mono-amino-ossidasi) che portano alla pulsione impellente di sperimentare il rischio. E' utile citare Lingiardi: 'Un bisogno di varie, nuove e complesse sensazioni ed esperienze e perciò la propensione ad assumere rischi fisici e sociali al solo fine di tale esperienza'. C’è anche la Sensation Seeking Scale, strumento finalizzato a rilevare l'attrazione per il
comportamento ad alto rischio. Sarebbe interessante indagare in tal senso, ricordando che l’uomo di scienza deve cercare di capire 'come' avvengono i fenomeni e l’atteggiamento deve essere avalutativo. Il capirlo non equivale comunque mai a giustificarlo".
Se venisse da lei, come amico, che cosa gli consiglierebbe?
"Gli direi: caro Presidente si prenda del tempo per scrivere un diario che non riguardi fatti vissuti ma emozioni provate. Scriva anche quali sono i suoi desideri espressi o inespressi. Lo rilegga poi a distanza di uno-due mesi. Se non trova concordanza fra il pensiero pregresso e l’attuale si chieda chi era nel giusto (quello di prima o quello attuale). E’ un’ ottima autoanalisi. Se trova invece corrispondenza con il Silvio che ha scritto, continui a comportarsi così, ma usi la prudenza e ricordi che né lei, né nessuno ha la verità in tasca. Tantomeno chi le sta proponendo questo”.