Dell'Olio: "Donne e bunga bunga? Immagine penosa. Camusso e Marcegaglia segno della fine dell'impero"

di Antonella Loi
Anselma Dell'Olio, giornalista esperta di cinema, moglie di Giuliano Ferrara, cattolica e storica esponente del movimento femminista non regge l'impatto della domanda. "Scusi se rido ma è una situazione veramente penosa". Insistiamo sul tema: festini in casa Berlusconi, "bunga bunga", signorine - spesso laureate - discinte e compiacenti in cambio di denaro, comparsate televisive o incarichi politici.
Dell'Olio, ci spieghi meglio questa "pena".
"(Ride ancora) Bè, noi abbiamo due immagini della donna contrapposte in questo momento: da una parte pagine e pagine di donne sedotte dal potere o che vogliono sedurre il potere - perché nessuna è stata portata lì con la forza - e dall'altra due figure che che ci dicono altro, Marcegaglia e Camusso. Quindi io direi che il mondo è sempre lo stesso. Ho molti pensieri su questa cosa e l'immagine non può che essere pessima. Ma diciamo la verità: il potere è sempre piaciuto alle donne".
Indubbio. Quindi?
"Cito G. B. Shaw. Le bibliografie raccontano che una volta mentre conversava con una signora bene che gli stava un po' dando noia con i suoi discorsi sulle donne. Lui ad una tratto le chiede: lei andrebbe a letto con uno sconsciuto per un milione di sterline? La signora risponde: certo che sì. E lui: e verrebbe a letto con me per dieci sterline? Risposta: no, non sono mica una prostituta. G. B. Shaw replica: stabilito che cosa è lei, adesso trattiamo sul prezzo. E' una battuta ma c'è qualcosa di vero. La cosa più facile vetero femminista da dire sarebbe: c'è il soffitto di cristallo, molto difficile andare avanti quindi cerco la scorciatoia. Ma questa la si è sempre cercata. Leggendo un po' le cronache, mi sono resa conto che laureate o non laureate vogliono fare spettacolo".
Sì, il velinismo impazza. Ma in alternativa farebbero volentieri politica.
"Hanno insomma ambizioni, che in quell'ambiente potrebbero essere appagate. Io sono più lontana possibile dal moralismo, veramente lascio fare, però ci sono dei momenti in cui non si può non dire basta. In compagnia prese moglie un frate, dice il popolo. A me ha ricordato Eyes wide shut, il film di Kubrik".
"Vergini che si offrono al drago" per citare la famosa lettera di Veronica Lario?
"Sì però, più che questa immagine che mi fa molto sorridere, sono persone che si autocorrompono. Queste cose sono sempre successe, dove c'è il potere ci sono le donne".
Stride la mancanza di indignazione generale, soprattutto da parte delle donne. E' fatta salva la raccolta di firme delle militanti del Pd.
"Le donne si vergognano. E poi diciamolo, per altri versi non gli sembra vero".
In che senso?
"Nel senso che le femministe, al 99,9 per cento sono di sinistra anzi 'de sinistra'. Sono talmente speranzose che questa sia la definitiva fine di queste persone che hanno quasi timore a parlare. Si è sentita qualche vocina quando cominciava ad emergere la storia di Ruby, ma molto, molto timida. Profilo basso per non attirare troppo l'attenzione, perché noi siamo brutte sporche e cattive come loro, come gli uomini che abbiamo sempre demonizzato".
Lei dice insomma che le donne al potere si comporterebbero allo stesso modo?
"Sì, la mia teoria è che a parti rovesciate faremmo uguale. Penso che di esseri umani ce ne sia una tipologia con infinite variazioni: c'è chi lo fa e chi non lo fa. Ma per uomo e donna è uguale con la differenza che i primi hanno più tentazioni".
Anni e anni di femminismo e poi?
"Il femminismo è sepolto da quel dì. Ma ci sono quelle che ancora non si sono accorte di avere accanto un cadavere puzzolente. Continuano a pensare che l'avanzamento ci sia, nel senso che qualche cosa è successa, a qualcosa è servito: forse qualche piccola spinta in avanti, qualche consapevolezza che bisogna battersi c'è stata. Però poi fondamentalmente, il mondo gira allo stesso modo. I concorsi di bellezza e tutto quello che ci gira intorno non sono finiti. Qualcosa è successa, ma è rimasto l'odore, in genere cattivo. Se chiedi alle ragazze se vogliono essere definite femministe dicono tutte di no".
Però i diritti, anche grazie al movimento femminista, oggi ci sono. Almeno sulla carta.
"Certo, infatti se alle stesse chiedi se vogliono rinunciare al voto, alla parità, dicono ovviamente no. Vogliono tutte le cose come le volevamo noi, però guai a definirle femmiste. Non abbiamo lasciato un buon ricordo di noi. Oggi è altra cosa: non c'è movimento, ci sono solo delle persone che commentano i fatti, punto. Poi ci sono alcune vecchie bacucche come noi, alcune rimaste attaccate alla vecchia retorica di un tempo e che continuano a dire maschi brutti e cattivi. Ma resto dell'idea che cose come usare la scorciatoia andrebbero estratte dal cervello di certe donne con il bisturi".
Basta prostituzione?
"Esatto, perché se tutte quelle che si prostituiscono, in senso lato, avessero successo non avremmo bisogno né di quote né di altro perché le donne sarebbero dappertutto nei posti di potere. Così non è però. E' come la storia di Marilina e del divano nel libro della Covito, La bruttina stagionata: le donne non devono portare le pantofole ma le ginocchiere. Mi spiego? Non è una cosa personale, è la cosa più impersonale che ci sia. Non mi riferisco a Berlusconi, alle sue frequentazioni e a quello che accade a casa sua, parlo in generale di queste donne che vogliono raggiungere il successo ad ogni costo. Ogni tanto il divano funziona, Marilina è famosa per questo".
Il potere femminile, lei dice, dipende dal fatto che il divano sia quello giusto: e la parità dove sta?
"Ma infatti chi ha detto che c'è? In teoria era già nella Costituzione del '48, fa il progresso reale dei diritti è molto più lento. I cambiamenti sociali non sono veloci, poi le donne in particolare sono dappertutto. Non sono cioè un gruppo che puoi separare dagli altri, come per i neri negli Stati Uniti. Tutti hanno una moglie, una sorella, una vicina. Cioè l'integrazione che c'è di fatto rende tutto più complicato. Quello della parità poi è un problema mondiale, non solo dell'Italia. Anche se l'Italia ha una particolarità che io ribadisco sempre: non c'è meritocrazia".
Un problema in più.
"Parlare di parità e diritti qui che vuol dire? Dovremmo avere parità di raccomandazione, perché se si va avanti con le raccomandazioni dove si arriva? Sappiamo che è così nelle università, negli uffici, nelle aziende. L'aiutino serve anche a chi merita. A quel punto meglio le quote rosa: sono contraria, ma sono servite per i neri in Usa serviranno anche per le donne in Italia". 
Susanna Camusso e Emma Marcegaglia quindi non ci confortano?
"Forse no, però di fatto stanno là. Nel senso che la Marcegaglia è figlia di imprenditori, ha un'azienda di famiglia, Confindustria è questo. Vero è che per la prima volta hanno espresso una donna. Questo vale anche dall'altra parte per la Camusso: due donne che si sono trovate in mezzo alla matassa Fiom-Fiat non è poco. Però queste cose succedono sempre alla fine dell'Impero".
Cioè?
"Camusso e Marcegaglia mi stanno bene ma quando le donne raggiungono il potere spesso significa che siamo al tramonto: non possiamo più far nulla quindi ci mettiamo una donna. Sennò mi devi dire perché in questo paese si parla di cose evanescenti e mai del concreto. Mi spiego: in Italia abbiamo i salari più bassi d'Europa, ma di questo non si parla mai. Forse perché non siamo capaci di soluzioni? Bene, mettiamoci una donna".
18 gennaio 2011
 
 
  

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