La vita di Agnelli: un'enorme distanza separa la realtà dalla leggenda

di Giampiero Mughini
Detto facile facile, gli eredi di Giovanni Agnelli - di quello che è stato a lungo il vero Re d’Italia - sono adesso oggetto di un’indagine fiscale che mira ad appurare se sì o no l’Avvocato aveva sottratto al fisco una patrimonio tra il miliardo e mezzo e i due miliardi di euro. Se sì, si tratterebbe di un vero e crimine e alcuni Re sono stati decapitati per crimini anche minori. Se sì, il conto che il fisco presenterebbe agli eredi Agnelli sarebbe micidiale.Ma più che le cifre conta l’onta. O meglio conta la dimostrazione che enorme è la distanza che separa la realtà degli Agnelli dalla loro leggenda. 
E tanto più che da azionista principe della Fiat tra anni Ottanta e Novanta l’Avvocato aveva più volte invocato l’aiuto dello Stato a sostenere una situazione di emergenza dell’azienda. Da una parte denaro pubblico che entrava nei conti Fiat a pareggiarli, e dall’altra denari della Fiat che andavano a riposare in un conto privato di Giovanni Agnelli.
Ne parla uno dei tanti che era incantato dallo stile personale, dal fascino, dall’ironia dell’Avvocato. Al punto che quando un giornale cui collaboravo mi telefonò alla mattina dicendomi che l’Avvocato era morto (del tumore alla spalla di cui soffriva da tempo) e mi chiese di scriverne, io mi lasciai sommergere dall’emozione e scrissi che era stato “un gigante” della storia italiana recente.
 
E’ un giudizio che mi è scappato di mano e che non corrisponde a verità. Gianni Agnelli è stato un gigante nell’arte di piacere, di incantare noi italiani che della Fiat eravamo sudditi: perché era vero che in quegli anni ciò che andava a favore della Fiat andava a favore dell’intero Paese. Di quella straordinaria storia industriale, una storia che per ottant’anni ha fatto da nervatura dello sviluppo economico del Paese e che in un certo momento ha creato reddito per due milioni di italiani, i giganti sono stati altri.
Innanzitutto il creatore dell’impero, il senatore Giovanni Agnelli, il nonno dell’Avvocato. E poi VittorioValletta, l’uomo che prende in mano l’azienda all’indomani della catastrofe italiana del 1945 e la fa diventare un’azienda leader nel mondo. E poi i progettisti e i designer che hanno creato negli anni Cinquanta le auto Fiat su cui gli italiani hanno cominciato a conoscere non dico il mondo, ma per lo meno le città che stavano a cento chilometri dalle loro. Questa è la realtà della Fiat e dunque degli Agnelli, la cui ultima immagine sovrana è quella della famiglia intera schierata in piedi accanto al feretro dell’Avvocato e che per ore e ore stringono la mano ai torinesi venuti a condividere il loro lutto.
 Il resto è leggenda. Una leggenda che l’Avvocato sapeva alimentare in ogni suo particolare, con un profluvio di battute che facevano il paio con quelle di Leo Longanesi, con un profluvio di belle donne da spupazzare che oggi i giornali eventualmente suoi nemici griderebbero allo scandalo. In verità la ricchezza della Fiat non la creò lui, si limitò a gestirla. E’ una leggenda che lui e suo fratello Umberto andassero d’amore e d’accordo.
Litigavano su quasi tutto, ivi compresa la gestione della Juve. Tra gli uomini vicini all’Avvocato e quelli vicini al Dottore era una lotta degna degli Orazi e dei Curiazi, e le ultimissime vittime di quella lotta sono stati i dirigenti della Juve che erano stati i prediletti di Umberto Agnelli.
Quanto alla lotta per la spartizione dell’eredità, Margherita Agnelli ha toccato vertici di risolutezza e ferocia di cui non sono quante altre famiglie italiane sarebbero state capaci. Fino all’autogol di scovare i fondi del padre che erano stati nascosti al Fisco. E’ poi una pura leggenda che la vita dell’Avvocato fosse stata meravigliosa, tutta rosa e fiori, come qualche cretino credeva e scriveva. Aveva perso il padre a cinque anni. Perdette un fratello amato e ancor giovane. Il suo unico figlio maschio una sera uscì dall’auto, lasciò lo sportello aperto e si buttò giù da quaranta metri. Altro che leggenda, una storia dolorosa e drammatica. Com’è di ogni storia e destino umani.
13 agosto 2009
 
 
 
  
 
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