Urla e sguaiataggini, ma Eluana è morta 17 anni fa

Ieri sera erano le nove o poco più quando il telefono di casa mia ha squillato. Era la voce di una mia cara amica. E’stata lei a darmi la notizia che Eluana Englaro era appena morta; lei, che sull’argomento la pensa molto diversamente da me. Era commossa, intensamente commossa, e la sua voce quasi tremava. Nel suo giudizio a Eluana era stata tolta una “vita” che in lei c’era e sussisteva e che ne valeva la pena. La mia amica continuava a parlare, e io la ascoltavo con grande rispetto. Lei era sicura che ogni mattina Eluana si svegliasse e alla sera si riaddormentasse, e dunque che bisognava continuare ad alimentarla, a rendere possibili quei risvegli e quegli addormentamenti. Io non ho replicato per poi salutarla con affetto.
La mia opinione, l’ho detto, è completamente diversa. Nel mio giudizio Eluana era morta 17 anni fa, e per 17 anni un padre eroico ha guardato in faccia ora per ora e minuto per minuto la morte della propria figlia diciottenne. Talmente eroico da non volere far circolare la foto di Eluana quale era oggi, e non la diciottenne abbronzata che i giornali continuavano a mostrare. Oggi che doveva essere ridotta a un mucchietto di ossa su cui incombeva un coma infinito e irreversibile. 17 anni è durata non l’agonia di Eluana,  bensì quella del padre. Già alcuni anni fa aveva scritto all’allora capo del governo, Silvio Berlusconi, e quello non aveva risposto. E comunque la magistratura gli aveva dato ragione in modo completo e definitivo. Che lui potesse disporre della sorte della figlia adorata; che fosse venuto il tempo della morte, un tempo che è sacro quanto quello della vita. Innanzi a una tale tragedia, una tragedia di cui non trovo le parole a connotarla adeguatamente, il silenzio sarebbe stato un dovere di noi tutti.
E invece è successo il finimondo di urla e sguaiataggini e insulti in Senato e addirittura un conflitto istituzionale che poteva e può essere letale per il volto della nostra democrazia. E invece qualche demente ha osato scrivere su un muro “Beppino Englaro boia”. Doveva essere silenzio, e invece è stato fracasso da fiera di paese, un fracasso in cui si sono buttati a pesce un bel po’ di politicanti da due soldi. Per quanto mi riguarda sono orgoglioso e fiero del comportamento del presidente della Repubbllica, Giorgio Napolitano. C’erano le sentenze, quella era l’ultima parola della tragedia della famiglia Englaro. Altro che mandare ispettori a controllare se un padre non ci stesse prendendo gusto ad ammazzare la propria figlia. Doveva essere silenzio, perché nessuno di noi su quest’argomento può essere perentorio, pensare di avere in tasca il cento per cento della verità, e invece ci sono stati titoli di giornali e dichiarazioni politiche grottesche. Addio, sventuratissima Eluana.

 
10 febbraio 2009
 
 
 
  
 
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