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Siria, domenica di sangue: 100 morti. Hollande: "Intervenga l'Onu". Rilasciati i due tecnici italiani

Sono circa cento i morti di domenica documentati in Siria, con nomi e cognomi e foto, dal Centro di documentazione delle violazioni (Vdc) gestito da attivisti anti-regime. Tra le vittime, cadute non solo ad Aleppo ma anche in altre località del Paese, si contano sei donne e una ventina di bambini. Secondo la lista dettagliata e aggiornata del Vdc (vdc-sy.org) 30 uccisi si contano ad Aleppo, 22 a Damasco e nei suoi sobborghi, 19 nella regione di Idlib, 15 in quella di Hama, sei in quella di Dayr az Zor, cinque in quella di Daraa, due a Homs e uno a Jabla sulla costa.

L'assalto avviene a più di una settimana dall'apertura di questo nuovo fronte, lo scorso 20 luglio - Da giorni l'esercito, appoggiato da elicotteri e carri armati, si era addensato intorno ai quartieri roccaforte dei ribelli dove si sono concentrate le forze di regime con l'obiettivo di riconquistare la città che si trova 355 chilometri a nord di Damasco. Stando alle informazioni raccolte dai cronisti sul posto, da un paio di giorni ormai l'opposizione non lanciava attacchi significativi proprio con l'intenzione di risparmiare le munizioni dei razzi anti-carro Rpg. "I civili hanno lasciato il quartiere" ha assicurato uno dei combattenti raggiunto telefonicamente dalla France Presse.

Hollande: intervenga l’Onu - Il presidente francese Francois Hollande ha chiesto un rapido intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per evitare un nuovo massacro in Siria nel giorno in cui l'esercito ha lanciato l'offensiva su Aleppo. "Compito dei paesi del Consiglio è intervenire il più rapidamente possibile", ha detto Hollande. "Mi rivolgo ancora una volta alla Russia e alla Cina perché prendano in considerazione che ci saranno il caos e la guerra civile se (il presidente) Bashar al Assad non sarà fermato", ha aggiunto Hollande, riferendosi ai tre veti posti da Mosca e Pechino, alleate di Damasco, ad altrettante risoluzioni sulla Siria in Consiglio di sicurezza. "Assad sa di essere spacciato e quindi userà la forza fino alla fine" ha aggiunto il capo di stato francese, secondo cui "non è troppo tardi, ma ogni giorno che passa significa repressione, sollevazioni e dunque massacri".

Il ministro Terzi: "Fase molto delicata, speriamo in una rapida conclusione" - "Nella notte e in queste ultime ore ho seguito insieme all'Unità di Crisi e a tutto il personale della Farnesina e delle altre strutture dello Stato coinvolte la fase molto delicata della vicenda" dei due tecnici italiani rapiti in Siria. "Il rilascio dei nostri due connazionali da parte dei gruppi che li avevano trattenuti nei giorni scorsi - fa sapere il ministro degli Esteri Giulio Terzi - è uno sviluppo molto positivo. Continuiamo a seguire la vicenda attraverso tutti i canali disponibili, attivati sin dalle prime ore, al fine di favorire una sua rapida conclusione con il definitivo rientro in Italia dei due cittadini italiani". I connazionali rapiti e poi liberati sarebbero dipendenti di una società genovese subappaltatrice dell'Ansaldo che sarebbero stati rapiti una settimana fa in Siria in circostanze ancora da chiarire, mentre cercavano di rientrare in Italia.
Mosca preoccupata mette in guardia contro la minaccia di una imminente tragedia - La Russia ha avvertito oggi che una "tragedia" minaccia la città di Aleppo, sostenendo che non è "realistico" aspettarsi che il governo siriano rimanga con le mani in mano mentre i ribelli occupano le grandi città. "Siamo cercando di convincere il governo che deve fare i primi passi", ha detto il ministro russo degli Esteri Serghei Lavrov durante una conferenza stampa con l'omologo giapponese a Soci. "Ma quando l'opposizione armata occupa città come Aleppo dove si sta preparando un'altra tragedia da quello che capisco (...), non è realistico aspettarsi che loro (il governo) lo accettino", ha aggiunto. L'esercito siriano ha lanciato stamani una controffensiva ad Aleppo e i governi occidentali temono possibili rappresaglie contro i civili.
L’America ha ammesso di temere un massacro - Gli Stati Uniti hanno condannato in anticipo "l'aggressione odiosa e riprovevole delle forze del presidente Bashar al-Assad contro la popolazione civile". Londra ha, dal canto suo, messo in guardia la comunità internazionale sul rischio di un "disastro umanitario" mentre il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha insistito sulla necessità di "aumentare al massimo la pressione da parte di tutti su Assad anche per scongiurare il rischio di un nuovo massacro". Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha invitato "il governo siriano a interrompere l'offensiva". In tutto il paese, la repressione e i combattimenti hanno provocato soltanto ieri 120 morti. Dall'avvio della rivolta nel marzo 2011, secondo l'Osdh, sarebbero morte oltre 19mila persone.
 
Liberi i 2 italiani scomparsi - La tv di Stato siriana ha mostrato i due tecnici italiani scomparsi in Siria otto giorni fa. L'emittente aggiunge i due sono stati liberati dall'esercito venerdì sera e fornisce i nomi di Oriano Catari (64) e Domenico Tedeschi (36), precisando che il primo vive nella provincia di Alessandria mentre il secondo è di Roma. La traslitterazione dei nomi è stata fatta dall'arabo e quindi potrebbe essere comunque imprecisa. I volti dei due tecnici italiani sono apparsi per pochi attimi sugli schermi della tv siriana secondo la quale più tardi sarà mandata in onda l'intervista realizzata con i due. Nelle brevi immagini trasmesse, appaiono stanchi ma in buona salute, pettinati, seduti su un divano. Catani indossa una camicia e Tedeschi una t-shirt. Impiegati alla centrale di Deir al Ali, nei pressi di Damasco, i due erano scomparsi il 18 luglio scorso. Citati dall'agenzia ufficiale Sana, i due tecnici italiani affermano di esser "stati rapiti e vessati da un gruppo terroristico armato" e di esser stati invece "liberati dall'esercito arabo siriano"(governativo). La Sana pubblica due piccole foto dei due tecnici mentre vengono intervistati dai media ufficiali di Damasco. I due italiani dovrebbero ora lasciare il paese sconvolto dalla guerra civile. Secondo il Secolo XIX, i due stavano lavorando alla costruzione di una centrale elettrica nella località di Deir Alì, vicino a Damasco per conto della società elettrica nazionale siriana.
28 luglio 2012
Redazione Tiscali
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