I due marò incarcerati in India (Ansa) I due marò incarcerati in India (Ansa) 
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Marò, altri 14 giorni di carcerazione preventiva. La Corte suprema ricorre contro l'accordo con le famiglie

I due marò imprigionati a Kerala, dopo la controversa vicenda dei due pescatori indiani uccisi, rimarranno in carcere per almeno altri 14 giorni. Il tribunale di Kollam ha infatti disposto un altro periodo di carcerazione preventiva. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, secondo quanto ha appreso l'agenzia Ansa da una fonte italiana che segue la vicenda, si sono presentati davanti al giudice istruttore con diverse ore di ritardo a causa di una manifestazione di protesta che ha bloccato le vie di accesso al tribunale. 
Rinvio dei termini - Il magistrato capo di Kollam ha convocato la prossima udienza per l'11 maggio, prima della scadenza naturale delle nuove due settimane di custodia. L'anticipo della seduta è stato necessario per via della chiusura del tribunale per festività. Il rinvio dei termini di carcerazione era previsto in quanto la polizia del Kerala non ha ancora concluso le indagini e quindi non è ancora in grado di formalizzare le accuse a carico di Latorre e Girone. Al termine dell'udienza i due fucilieri, accompagnati da ufficiali della Marina italiana, sono tornati nell'alloggio all'interno del penitenziario di Trivandrum.
La Corte Suprema: no all'accordo con i familiari - Intanto la Corte Suprema indiana ha contestato oggi gli accordi di conciliazione firmati presso l'Alta Corte del Kerala dai familiari dei due pescatori uccisi e dal proprietario del peschereccio coinvolto nell'incidente del 15 febbraio. La questione è stata sollevata durante l'esame del ricorso sul rilascio della petroliera E. Lexie. Un giudice ha detto che il compromesso "deve essere annullato" perché è contro le leggi indiane. Durante l'esame del ricorso dell'armatore contro la decisione dell'Alta Corte del Kerala di accogliere un appello della moglie di uno dei pescatori uccisi che ha chiesto il blocco della nave, i giudici hanno commentato molto negativamente il compromesso raggiunto con i familiari delle vittime in cambio del versamento di una somma di denaro equivalente a circa 300 mila euro come "donazione".
La sorprendente presa di posizione da parte del massimo organo giudiziario indiano non ha però alcuna conseguenza legale. In particolare, i due giudici della Corte Suprema, R.M Lodha e H. L. Gokhale, hanno definito gli accordi, ratificati dall'Alta Corte del Kerala la scorsa settimana e illustrati nella seduta dal legale dello stato del Kerala, come "una sfida al sistema giudiziario indiano" e come un fatto "non ammissibile". Hanno poi criticato l'Alta Corte del Kerala per aver registrato la conciliazione con gli eredi dei due pescatori, oltre che con il proprietario del peschereccio St. Anthony. I legali del governo keralese hanno lasciato intendere che intendono ricorrere contro il compromesso, senza specificare però in quale sede.
30 aprile 2012
Redazione Tiscali
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