Pressing della diplomazia italiana nei confronti delle autorità di New Delhi in una giornata di stallo in cui è apparso chiaro che Italia e India non hanno ancora trovato una soluzione ad una crisi diplomatica che nessuno dei due Paesi ha interesse a drammatizzare. Un contenzioso nato dall'incidente di una settimana fa nel Mar Arabico in cui sono morti due pescatori indiani ed è rimasta coinvolta la petroliera 'Enrica Lexie'. Con l'arrivo del sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, il canale diplomatico ha ricevuto un nuovo slancio in vista di una prossima visita che il ministro Giulio Terzi compirà a Delhi. Parlando oggi in Senato proprio il ministro degli Esteri ha fugato, ove ve ne fossero stati, i dubbi in merito all'identificazione del paese a cui spetti svolgere le indagini giudiziarie che coinvolgono i due marò della San Marco. "Riteniamo - ha detto - che la giurisdizione competa esclusivamente alla magistratura italiana".
Il ministro ha poi assicurato che "la tutela dei nostri marò è assoluta e vogliamo riportarli a casa il più presto possibile", anche se ciò deve avvenire in modo da "non intaccare" i rapporti con l'India. La soluzione di questo complesso problema non è facile, anche perché i treni di politica e diplomazia da una parte, e dell'indagine di polizia e della magistratura dall'altra, corrono su binari ovviamente autonomi, e c'é il rischio che il primo vada troppo lento rispetto alla progressione del secondo. E' per questo che i legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che si trovano sotto custodia della polizia a Kochi, hanno presentato oggi una 'petition' (ricorso) all'Alta Corte del Kerala contro l'istruttoria in corso ai loro danni, sottolineando che l'incidente in cui sarebbero coinvolti è avvenuto fuori dalle acque territoriali indiane.
I giudici del tribunale faranno sapere giovedì il loro responso sulla ammissibilità o meno della richiesta, proprio quando con tutta probabilità i due saranno nuovamente portati davanti al magistrato di Kollam (a 150 chilometri da Kochi) che potrebbe estendere la custodia della polizia per gli arrestati o mandarli in prigione. Bloccati nella guest-house degli ufficiali della polizia di Kochi, Latorre e Girone avranno sicuramente gradito la solidarietà che nei loro confronti si sta manifestando in ogni parte d'Italia, anche con l'iniziativa di molti comuni di affiggere pubblicamente le loro foto.
Comunque, dopo l'incontro con la collega Preneet Kaur in cui è emerso che India e Italia concordano che "l'incidente è avvenuto in acque internazionali" ma reclamano entrambi la guida delle indagini, De Mistura è partito per il Kerala. Perché, ha sottolineato, "là è avvenuto l'incidente, là ci sono i famigliari dei poveri pescatori morti e là ci sono i due militari italiani sottoposti a processo". Commentando i risultati dell'incontro con l'inviato italiano, la Kaur ha voluto però mettere i puntini sulle 'i' della posizione indiana: "L'Italia ha la sua interpretazione e noi abbiamo la nostra. Per quello che ci riguarda qui in India ci muoveremo in base alle nostre leggi" che prevedono l'applicazione delle norme indiane anche se le navi si trovano fuori delle acque territoriali.
Ci potrebbe essere anche l'ipotesi che la polizia chieda ancora un'estensione dei termini perché la perquisizione della nave non è ancora avvenuta. Intanto però si viene a sapere oggi dai giornalisti indiani che un diplomatico della Farnesina ha incontrato il capo del commissariato locale per chiedere "una speciale sistemazione in carcere". La difesa ha chiesto il trasferimento nella prigione centrale del capoluogo di Trivandrum, più al riparo dalle manifestazioni anti italiane che si sono viste martedì a Kollam, dove vivevano i pescatori. Dopo il clamore mediatico dei giorni scorsi, le autorità hanno chiuso il filo diretto con la stampa.
Le bocche sono cucite davanti alla guest-house dove sono richiusi da domenica sera i marò, sulla lussureggiante isola di Wellingdon, dove sorge il porto di Kochi, tra cisterne di benzina, autoarticolati e hotel a cinque stelle. I poliziotti si rifiutano persino di dire che cosa mangiano i due italiani dopo che un giornale ha rivelato che il loro cibo viene portato direttamente dal vicino hotel Trident a un prezzo per pasto che è equivalente a metà salario di un povero pescatore. Inutile quindi chiedere a quale ora i due italiani potrebbero essere portati domani davanti al magistrato di Kollam, a 150 chilometri di distanza.
C'è stato anche un giallo a proposito di una presunta mediazione dell'influente Chiesa locale, che ha origine antichissime, risalenti addirittura all'apostolo San Tommaso. In una dichiarazione, rilasciata all'agenzia Fides, poi in parte smentita, il neo cardinale di Kochi, George Alencherry, si era offerto di fare da paciere dicendo di avere contattato anche i ministri cattolici del governo keralese. "Non è vero, ha soltanto auspicato che si trovi una giusta soluzione", precisa Paul Thelakat, portavoce della chiesa di rito siro-malabarese, che dirige con le suore anche un bisettimanale e una grande tipografia. Un particolare non irrilevante, a questo proposito, é che il 22% dei 32 milioni di keralesi è cristiano, compresa una delle due vittime, e che proprio per questo era circolata la voce di un intervento del Vaticano.
22 febbraio 2012
Redazione Tiscali